Oracle, per i sistemi ingegnerizzati è l’ora del consolidamento

Ovvero, datawarehouse e Oltp in contemporanea. Lo spiega Fabio Spoletini, che avverte: c’è ancora strada da fare per la trasformazione delle strutture in cloud privato.

Cosa accomuna realtà italiane come Iccrea, Ubi Banca, Bper, Crif, Autostrade, Coop e Salumi Beretta? Che sono utenti degli oltre 50 sistemi ingegnerizzati che Oracle ha piazzato nel nostro Paese.

Stiamo parlando di quegli Exadata, che nati nel 2008 come database appliance e che da due anni poggiano su hardware di  provenienza Sun, hanno portato nei sistemi informativi una ventata di ottimizzazione per le elaborazioni real time.

Come ci ha spiegato Fabio Spoletini Country Leader Technology di Oracle in Italia, le prime adozioni sono avvenute sotto il cappello del datawarehouse, ora li si utilizza per il consolidamento.
Che in altre parole significa datawarehouse e Oltp insieme.

Praticamente hanno fatto da apripista ai sistemi di in-memory computing (Exalytics), che stanno infatti seguendo la stessa trafila: ingaggio iniziale per tematice di warehousing, tanti proof of concept e ora l’adozione.

Oracle insiste sul concetto di ingegnerizzazione: non ci sono appliance da una parte e sistemi integrati dall’altra che poi si debbono incontrare a metà strada. Ci sono sistemi unici.

È questa unicità che per Spoletini «consente il consolidamento di Dw e Oltp in contemporanea. E non si tratta tanto di implementare un ennesimo silos verticale, ma di predisporre una struttura in grado di mixare i workload per le nuove applicazioni, quelle con dentro la Business intelligence».

Cambiare i datacenter
Non si parla, dunque, di legacy (o non solamente) ma soprattutto di nuovi sviluppi applicativi.
Quei 50 sistemi in Italia, presso una trentina di clienti, significa che il Paese è avanti?

No, per Spoletini: «siamo ancora indietro sui grandi progetti di trasformazione, che portano al cloud privato, come fatto altrove». Si è fatto bene, quindi, ma c’è ancora da camminare. «C’è da cambiare i datacenter», con gli Exalogic Elastic Cloud.

Il valore dell’ingegnerizzazione
Ma perché conta l’ingegnerizzazione a monte?
Perché, spiega Spoletini, «un conto è un sistema ingegnerizzato hardware e software e ottimizzato per cui far girare applicazioni Oracle, un altro è disporre di un sistema integrato su cui far girare software Oracle».

Cambia la percezione, la pratica e anche la garanzia di funzionamento.

Per questo, rivela Spoletini, «abbiamo creato l’Oracle Platinum Support.
Lanciato un mese fa, prevede l’aggancio del sistema Exadata a una rete mondiale di monitoraggio che consente di prevenire i problemi, analizzando in 5 minuti il carico, ripristinandolo in 15 minuti e provvedendo al debug in 30 minuti per fissare il problema
» e dunque “manualizzarlo”.

«Lo possiamo fare – dice Spoletini – perché i sistemi in tutto il mondo sono identici. Si tratta di attuare la prevedibilità del problema».

Questi sistemi, in buona sintesi, sono la carta con cui Oracle punta a marcare la propria differenziazione nei worload misti con i competitor.
E non sono una carta secondaria, se è vero che Larry Ellison, all’imminente Oracle World farà il discorso di apertura parlando proprio dell’unicità dei sistemi ingegnerizzati.

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