Per affermare il cloud ciascuno faccia il suo

Sulla parte normativa i fornitori tecnologici possono far poco per creare fiducia nel cloud. Su sicurezza e interoperabilità invece possono far molto. Il parere di Antonio Apollonio di Dell.

Un recente studio di Bsa indica sette aree di intervento necessarie ai fini di ottenere una spinta definitiva al cloud anche nel nostro paese, e molte di esse si riferiscono ad interventi di tipo giuridico normativo sui quali i vendor tecnologici non hanno potere di incidere direttamente.

Sulle due aree di carattere tecnologico, ossia le pratiche avanzate di security e l'interoperabilità delle soluzioni, invece sì.

Sicurezza come servizio
Per Antonio Apollonio, Business Services Sales Executive Italy di Dell, il primo aiuto concreto è la proposta di servizi di sicurezza gestiti.
Dell lo fa con Secureworks, con cui aiuta le aziende a proteggere i propri asset in modo sicuro, h24, e senza incorrere in investimenti iniziali in tecnologie e know how.

«È evidente che la sicurezza deve essere garantita a prescindere dal modello computazionale prescelto - dice - e la realtà di ogni giorno ci mostra che, sia per i cloud publici che per quelli privati, esistono situazioni sicure e ben gestite, ed altre decisamente fuori controllo».

In uno scenario in cui le minacce evolvono costantemente e in modo sofisticato è difficile per le aziende garantirsi una protezione omogenea ed ininterrotta contando unicamente sulle proprie competenze.

I servizi di sicurezza gestiti. sostiene Apollonio, rappresentano la soluzione migliore a portata delle aziende di qualsiasi dimensione: «tra i clienti che fruiscono dei servizi Secureworks annoveriamo il 25% delle aziende Fortune 100, ma anche organizzazioni snelle e di dimensioni tipiche del mercato medium business italiano. Ciò che possiamo offrire loro è un supporto specialistico di altissimo livello, una copertura oraria completa, ed un ventaglio di competenze in grado di prendersi cura delle tecnologie multivendor più disparate. È un servizio offerto in modalità tipicamente cloud. Nessun investimento iniziale, nessun requisito infrastrutturale, tempi di start-up pressoché immediati, ed un modello commerciale semplice, basato su un canone fisso omnicomprensivo facile da mettere a budget».

Evitare il groviglio di interconnessioni

Poi si tratta rendere interoperabili i servizi esistenti con quelle fruibili nel cloud.
«Lo facciamo - dice Apollonio - attraverso Boomi, soluzione per integrare qualsiasi combinazione di applicazioni cloud, Saas e On-premise senza necessità di appliance, software o giorni/uomo di sviluppo».

L'application integration è evidente la capacità di integrare applicazioni distinte che supportano processi di business differenti rappresenta un significativo incremento di efficienza dell'organizzazione.
«Bisogna anche dire che nel corso degli anni non sono certo mancate le soluzioni, piuttosto abbiamo assistito al proliferare di innumerevoli modalità di integrazione, dai primordiali meccanismi di screen scraping e sviluppo di interfacce ad hoc, all'utilizzo di file transfer e Api, che osservate con un po' di distacco assomigliano a ciò che alcuni chiamano spaghetti integration. Ossia un groviglio di interconnessioni difficilmente gestibili e spesso fuori controllo».

L'avvento del cloud complica lo scenario e il timore dei clienti è di introdurre un ennesimo silos applicativo, difficile da integrare.
«La soluzione di application integration Boomi indirizza esattamente questa esigenza - dice Apollonio - rappresenta una strategia di integrazione olistica e di classe enterprise interamente fruibile in modalità SaaS, in grado di far comunicare i distinti processi di business in modo sicuro e controllato. Le applicazioni esistenti vengono integrate senza costi di sviluppo, installazioni di appliance o requisiti infrastrutturali sfruttando una ricca dotazione di connettori e data map. Anche l'eventuale necessità di personalizzare integrazioni o business logic si realizza semplicemente in modo visuale, senza imparare alcun codice».

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