Forte di un’offerta “undercloud” erogata a imprese e professionisti, per la software house di San Marino è tempo di offrire una nuova esperienza d’uso.
È una Passepartout che si appresta a portare «il 100% dei propri 25-26mila clienti su piattaforma cloud entro la fine di quest’anno» quella che, a Riccione, accompagnata dal direttore commerciale e marketing Corrado Rossi ha chiuso i battenti su Passwor[l]d 2013.
Del primo evento destinato a spostare a 12 mesi la cadenza semestrale degli incontri con i partner di canale resta chiara la “cloud experience”, vero filo conduttore di una due giorni spesa tra formazione e condivisione di strategie e piani di marketing per realizzare progetti di business a più mani.
Quelle dei rivenditori, in primis, chiamati come sono a «mettere nella scala di priorità i giusti investimenti per cogliere e far cogliere ai propri clienti strumenti che l’architettura Passepartout, già da anni, ha abilitato alla nuvola» e che la software house ha ora tradotto anche in un nuovo sito Internet.
Da marketing di prodotto a marketing di esperienza
Lontano da interpretare la crisi «come un ostacolo alla crescita, ma come un’opportunità che spinge le aziende a ridurre i costi cambiando il proprio modello di lavorare» la strada delineata per bocca di Rossi passa da una nuova esperienza d’uso del prodotto da offrire a prospect, clienti e partner.
Una “cloud experience” disegnata attorno all’intera offerta Passepartout, «sia che si tratti di gestionali mantenuti e gestiti nella nostra server farm o sui server dell’impresa o del commercialista».
E non senza che i partner con i quali Passepartout si muove al 100% sul mercato diventino parte integrale di questa nuova experience fatta di prodotti “rustici” ma “di sicuro funzionamento”.
L’occasione per i clienti di ripensare i processi di business
L’invito arriva da Carlo Alberto Carnevale Maffé, docente di Strategia Aziendale presso l’Università Bocconi di Milano, ma anche uomo di impresa che, seduto nei Consigli di Amministrazione di una serie di realtà imprenditoriali, affianca chi fa software, tecnologia e innovazione raccontando di un cloud «che non è la semplice migrazione di quel che il cliente ha sul server di casa ma rappresenta l’occasione di proporre ai clienti un ripensamento dei loro processi di business».
Proprio nell’abbandono del legacy e della cultura It tradizionale «si scardinano le paure dei partner di perdere il cliente nel passaggio al cloud dove nessuno, neppure il micro studio professionale, è piccolo e tutti sono raggiungibili alla distanza di un link».
Così, in attesa che i partner facciano sistema sul cloud anche attraverso la standardizzazione dei propri add on e pacchetti applicativi, “educhino” la filiera dei clienti per raggiungere canali distributivi e fornitori e realizzino l’integrazione con i processi della domanda, sotto la dicitura “Undercloud” coniata da Stefano Franceschini, che di Passepartout è cuore e anima, va letta la strategia d’intenti della software house di San Marino.
«Per major player che operano nel nostro medesimo mercato, come TeamSystem e Zucchetti, giunte solo da pochi mesi a ragionare su applicazioni da far fruire in modalità cloud – afferma in qualità di presidente – esiste una pletora di realtà che chiama cloud prodotti messi in hosting in qualche server farm o “affogati” in soluzioni terze per offrire terminali da remoto. Ma il cloud è condivisione dei dati da ovunque, su qualsiasi dispositivo, anche mobile, in maniera sicura e con una piattaforma di sviluppo sempre disponibile per gli eventuali aggiornamenti».
Già sulla nuvola ma senza darne la percezione
Consapevole di non aver sempre saputo “comunicare efficacemente” le novità portate sul mercato e le modalità di sviluppo “architetturali prima ancora che funzionali”, a Passepartout va comunque dato atto di aver proposto, già nel 2009, la propria offerta Businesspass dedicata ai commercialisti sotto forma di Software as a Service insieme al servizio paghe.
«Di un anno più tardi – torna a ricordare Rossi – è la disponibilità di Mexal Live, soluzione cloud per le imprese customizzabile per essere tagliata su misura sulle esigenze dei clienti, mentre nel 2011 è stata la volta di presentare al mercato Mobile Desk per offrire ai clienti la possibilità di utilizzare tutti i nostri applicativi su dispositivi mobili prima Android, poi iOS, per arrivare, nel 2012, a rendere disponibile YouPass, un sistema cloud di customer management che ha cambiato anche il nostro modo di lavorare».
Un conto economico da far crescere con l’offerta in canna
I risultati parlano di una crescita 2012 di oltre il 3% rispetto ai poco meno dei 12 milioni di euro riportati nell’ultimo fatturato disponibile ma “reale”, ossia già depurato della quota che rimane in mano ai circa 260 partner che Passepartout conta nel mercato delle Pmi, cui proporre prodotti per aziende e professionisti, e agli oltre 50 specialisti annoverati nei segmenti ospitalità, ristorazione, beauty farm e retail in generale.
«Ancora molto poco rispetto alle potenzialità offerte dalla nostra proposta commerciale» tiene a puntualizzare Barbara Reffi, amministratore delegato di Passepartout, riferendosi ai numeri pocanzi snocciolati.
Dall’Ho.Re.Ca. nuove strategie e maggiori crescite attese
«Nonostante nella nostra server farm non siano al momento presenti prodotti “live” per l’hospitality e la ristorazione – è l’opportuna precisazione – l’aumento di fatturato registrato nel segmento Ho.Re.Ca non andrebbe sottovalutato».
Passepartout per prima ne ha dato prova offrendo anche qui, «come nel caso di Businesspass, prodotti perfettamente integrati con il nostro back office, mentre rinnovi, riattivazione, upgrade e gestione dei clienti possono essere realizzate dai partner direttamente da YouPass».
Ma non solo.
A far comprendere la strategicità del settore dovrebbe essere anche il fatto che dall’Ho.Re.Ca. è partito quel laboratorio che, applicato anche ai gestionali per le Pmi, ha portato Passepartout a proporre ai propri partner una licenza d’uso che, dai primi di luglio dello scorso anno, da cinquantennale è passata ad annuale.
Così facendo, in base alla tipologia di partnership vantata (Mini, Standard oppure Open, ndr), la quota mensile da corrispondere è sì aumentata ma è contestualmente stata sospesa per un anno «per dar modo al partner di essere aggressivo nei confronti della concorrenza, specie nel settore dei commercialisti».
Un investimento costato a Passepartout qualcosa come un milione di euro, metre i primi risultati si cominceranno a vedere solo a partire dal 1° luglio di quest’anno.
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