Essere open è un impegno, a sottoscrizione

Lo dice il Cto di Red Hat, Brian Stevens, Vp Worldwide Engineering in Red Hat, che vuole competere con un modello di subscription.

Brian Stevens, Vicepresident Worldwide Engineering in Red Hat ha ricordato come, entrato in Red Hat nel 2001, era tentato dal potenziale di poter trasformare il mercato It grazie all’open source. Intendeva farlo con un gruppo di ingegneri all’epoca era costituito da non più di 50 persone.
Un gruppo che ora conta oltre 1.000 persone il cui operato, dice Stevens, consente ai Cio di risparmiare per investire nuovamente nel business.

In questo decennio, ricordsa il manager in una nota, «i nostri credo e le nostre policy relativi alla collaborazione aperta si sono solo rafforzati. Siamo orgogliosi di essere stati il principale contributor commerciale a notevoli comunità open quali Gnome e Linux kernel».
 
Red Hat spesso parla di upstream first, la pratica relativa allo sviluppo di funzionalità kernel e bug fix aperte come parte del più recente upstream kernel prima che venga commercializzato all’interno di Red Hat Enterprise Linux. «Conosciamo il valore di un codice aperto sin dal primo giorno – dice Stevens – di parlarne pubblicamente e di consentirgli di maturare molto prima che raggiunga i data center dei clienti. Come la comunità kernel sa bene, è una pratica standard in Red Hat offrire fix che troviamo nel supporto dei nostri clienti».

Per Stevens il business di Red Hat non è legato ai bit ma è di fornire servizi con un modello a sottoscrizione: «Questo approccio comprende sicurezza, bug fix, funzionalità e abilitazioni hardware, supportati in molti casi fino a 10 anni dopo la release iniziale».

Riguardo i recenti commenti emersi nella comunità relativi alla la modifica nel packaging del kernel Rpm, Stevens osserva che «quando abbiamo rilasciato Rhel 6 abbiamo modificato il kernel package affinché disponesse già di tutte le patch. Lo abbiamo fatto perché il panorama competitivo è cambiato. I nostri concorrenti nel mercato Linux aziendale hanno cambiato l’approccio commerciale passando dalla realizzazione dello loro distribuzioni Linux all’offerta di supportare Rhel presso i nostri clienti. La nostra risposta non può essere che quella di competere. Sempre più quindi la conoscenza essenziale sulla quale i clienti fanno affidamento per supportare i loro ambienti Rhel sarà disponibile solo su sottoscrizione. I patch al kernel che si correlano con articoli nel nostro knowledge base non è più disponibile per i concorrenti, ma solo per i clienti che hanno riconosciuto il valore di Rhel e indirettamente finanziato le contribuzioni di Red Hat all’open source che potenzieranno il loro business oggi e in futuro».

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