Home Prodotti Sicurezza Tracciamento delle persone e privacy: come farli coesistere

Tracciamento delle persone e privacy: come farli coesistere

L’emergenza Covid-19 ha messo, forse per la prima volta, in reale conflitto due grandi temi: il diritto alla privacy e il tracciamento dei singoli individui. Un dilemma anche etico di non semplice soluzione. È possibile armonizzare le due esigenze, o saremo sempre costretti a privilegiare uno dei due diritti?

Una domanda che assume rilevanza nazionale in seguito alla Call Covid-19 con la quale il governo ha inteso chiedere a chi si occupa di software analitico e sviluppa sistemi di tracking, di proporre soluzioni tecnologiche implementabili in tempo breve per riuscire a controllare capillarmente la diffusione del contagio nella popolazione.

Su questo tema, in una recente intervista rilasciata ad Ansa, si è espresso Antonello Soro, Presidente Presidente dell’Autorità Garante della privacy: «I diritti possono, in contesti emergenziali, subire limitazioni anche incisive, ma queste devono essere proporzionali alle esigenze specifiche e temporalmente limitate….Vanno studiate però molto attentamente le modalità più opportune e proporzionate alle esigenze di prevenzione, senza cedere alla tentazione della scorciatoia tecnologia solo perché apparentemente più comoda, ma valutando attentamente benefici attesi e “costi”, anche in termini di sacrifici imposti alle nostre libertà»

Soro è quindi chiaro nella sua posizione: sì a restrizioni ma commisurate alla esigenza e limitate nel tempo.

Noi di 01net abbiamo affrontato la questione con esperti del settore, raccogliendone le opinioni e le diverse angolature diverse da cui osservare questo tema.

Paolo Frizzi, AD e fondatore di Libraesva, ha espresso un pensiero in linea con quello del Garante:

«Certamente situazioni di estrema gravità come quella che stiamo vivendo possono richiedere limitazioni alle libertà personali, come quella agli spostamenti già in essere o l’obbligo del distanziamento sociale. In questa ottica, una temporanea riduzione del diritto alla privacy ed in particolare al tracciamento degli spostamenti individuali potrebbe essere necessaria. Per mitigare l’impatto, si deve limitare la quantità di dati al minimo indispensabile, e garantirne la distruzione al termine della emergenza. Inoltre, si potrebbe distribuire i dati raccolti su diverse piattaforme: in questo modo potremmo garantire maggior tutela ai cittadini, e correre meno rischi in caso di un data breach

tracciamento privacy

Gabriele Zanoni, EMEA Solutions Architect di Verodin – FireEye ha affrontato il tema con un focus particolare alla cybersecurity.

«La questione è particolarmente sensibile, e va certamente dibattuta dalle autorità con molta attenzione. non compete a noi come realtà di sicurezza informatica orientare una scelta di questo tipo.
Possiamo però senza dubbio affermare che sarà necessario coinvolgere fin da subito gli esperti di cybersecurity: la scelta di quale soluzione adottare e che struttura mettere in atto incide in maniera rilevante sulla sicurezza dei dati. Insomma, si deve creare un threat model che sia security by design, per minimizzare i rischi.
La sicurezza è una priorità assoluta, ma chi si sta occupando di una emergenza potrebbe non essere in grado di gestirla adeguatamente, avendo tutta la attenzione rivolta alla gestione della emergenza in corso. Analogo problema lo stiamo riscontrando in moltissime organizzazioni che si sono trovate a dover implementare soluzioni di smart working in tempi molto rapidi e senza una adeguata pianificazione.»

Gastone Nencini, Country Manager di Trend Micro Italia, è stato tanto concreto quanto ricco di buon senso nel proprio contributo.

«Il mio primo pensiero è certamente legato alla privacy, ma la vera domanda è: a chi viene affidato il dato ottenuto?
Infatti, la nostra vita quotidiana è costellata da una costante raccolta dei nostri dati attraverso una pletora di strumenti, a partire dalle fidelity card, dalle carte carburanti, e molte app usate da miliardi di persone nel mondo.

La stessa carta di identità elettronica contiene i nostri dati biometrici, e diamo per scontato che le istituzioni conservino tali dati nel modo ad oggi più sicuro dal punto di vista della sicurezza informatica.
La privacy è tanto più tutelata quanto più rispettabile e affidabile è l’organizzazione che gestisce i dati raccolti. È essenziale che il Governo progetti e dia in affidamento struttura e progetto ad un partner di comprovata esperienza.
La sicurezza è sempre essenziale, e in questo caso è importante non cadere nella tentazione di fare tutto in fretta, tralasciando un approccio security by design.
Noi come Trend Micro stiamo comunicando e lavorando con un approccio improntato al buon senso e alla razionalità: la sicurezza è sempre importante e in questa emergenza non vediamo differenze nell’approccio.
Mi piacerebbe che, oltre ad una ripresa della educazione civica nelle scuole, si iniziasse a parlare anche di educazione civica digitale: manca in maniera rilevante un pur basico livello di consapevolezza, che Trend Micro cerca di diffondere grazie a programmi come internet safety for kids and family. Auspico che lo stato prenda coscienza di questa esigenza nel più breve tempo possibile.»

Alessandro Papini, Presidente di Accademia Italiana Privacy analizza il tema dell’uso degli strumenti tecnologici per monitorare e contrastare la diffusione del virus Covid-19 in Italia.

«Il tracciamento delle persone sarebbe utile per creare un database che consenta, a posteriori, di verificare gli spostamenti di chi si scopre essere positivo al coronavirus in modo da poter identificare le persone con cui è venuto in contatto e agire di conseguenza per sottoporli al test. Una soluzione per restringere il campo potrebbe essere quella di chiedere ai cittadini di installare volontariamente un’applicazione che, oltre a usare un sistema di rilevamento basato su GPS: stiamo parlando, quindi, di una colossale deroga alle norme sulla privacy. Qualcosa per cui sarebbe necessario, prima di tutto, un intervento legislativo ad hoc. In secondo luogo, un’ipotesi del genere richiederebbe la predisposizione di un sistema estremamente trasparente.»

Il dibattito su questo tema è aperto e non finirà certo rapidamente: molte sensibilità diverse, molte idee si affacciano e apportano il proprio interessante contributo alla discussione.

Noi siamo aperti a raccogliere il punto di vista delle società che vorranno offrire il proprio contributo.

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