Recessione e inefficienze amministrative pesano sul ritardo dei pagamenti

All’attenzione dell’indagine realizzata da Intrum Justitia ci sono ancora 360 miliardi di euro di perdite da crediti inesigibili. A rischio la competitività e il benessere del Vecchio Continente, anche in termini di occupazione.

Partenza in salita, nonostante i segnali di ripresa economica, secondo i dati dell'European Payment Index 2014.

L'indagine sui rischi di pagamento realizzata da Intrum Justitia, in collaborazione con Asseprim, è tornata in questi giorni a porre l'accento sul tema delle abitudini e dei rischi di pagamento al fine di fornire indicazioni utili a coloro che gestiscono il credito verso i clienti.

Trentuno i Paesi europei indagati contemporaneamente nell'ultima edizione, alla quale hanno partecipato oltre 10mila business manager interpellati, come di consueto, dal 2008 a oggi, nell'arco dei primi tre mesi di quest'anno.

Allarme occupazione e crollo degli investimenti
Complici gli effetti “lunghi” di una crisi economica in lento riassorbimento, i dati riportati non sono incoraggianti.

Lo dicono 360 miliardi di euro di perdite da crediti inesigibili riportati da coloro che hanno partecipato all'edizione 2014 dell'European Payment Index passati, in un anno, dal 3 al 3,1 per cento.

Da qui un generale pessimismo in merito a una situazione dei pagamenti che, negli ultimi tre mesi, non pare migliorata al 72% dei rispondenti, mentre un buon 46% del campione prevede un nuovo aumento nel ritardo dei pagamenti, “le cui conseguenze continuano a rappresentare un rischio reale per la competitività e il benessere sociale dei Paesi europei, anche in termini di occupazione”.

A una conta che, solo nel Vecchio Continente, vede a quota 26,2 i milioni di disoccupati vanno, così, ad aggiungersi le preoccupazioni per un'ulteriore riduzione della spesa sociale e per un taglio degli investimenti in R&D in ambito business.


Le principali cause del ritardo nei pagamenti

In aumento rispetto a quanto riportato negli anni precedenti, per l'88% dei rispondenti all'Epi 2014, la prima ragione di sofferenza resta da imputare ai problemi finanziari dei propri debitori mentre, in maniera preoccupante, le inefficienze amministrative riportate dal 51% del campione interpellato risultano cresciute di ben 5 punti percentuali rispetto al solo 2013.

Non stupisce allora constatare che, nonostante il 43% degli interpellati concordi sul fatto che l'Europa rimane la principale location dove svolgere le proprie attività di business, un preoccupante 18% si dice certo che non lo rimarrà ancora a lungo.

Non solo.
Per la prima volta, dal rapporto redatto da Intrum Justitia emerge, inoltre, che un impressionante 70% dei rispondenti è convinto che i rispettivi Governi di appartenenza non facciano abbastanza per proteggere il business delle proprie aziende dal rischio e dai danni arrecati dai ritardi nei pagamenti.

A fargli eco ci pensa un altro 45% del campione indagato meno confidente nel supporto finanziario erogato dagli istituti di credito di riferimento in questo momento di ripresa ancora incerta.

Dal Nord al Sud Europa pesa la recessione economica
Fortunatamente, dallo scorso anno a oggi, la media dei giorni necessari a veder saldato un pagamento si è ridotta da 49 a 47, passando anche nel settore Pubblico da 61 a 58 giorni.

Tuttavia, i crediti inesigibili sono cresciuti o rimasti stabili in 21 dei 31 Paesi europei producendo per le imprese ridotta disponibilità di liquidi (63%), entrate in perdita (55%) e costi da interessi aggiuntivi (46%).
Dal Nord al Sud Europa non c'è nazione che, in aggiunta al ritardo nei pagamenti, non citi anche la recessione quale causa dei propri problemi di liquidità.

Sempre la recessione economica è riportata tra le principali cause di mancata crescita organica del business o per giustificare minori investimenti in innovazione, mentre per la prima volta nella storia dell'European Payment Index, il ritardo nei pagamenti ha introdotto le voci licenziamento e non assunzione di nuovo personale nelle imprese europee.

Un occhio alla situazione italiana
Vista da vicino, la situazione per il Bel Paese si conferma di forte attenzione, considerato che, nonostante dal 2013 al 2014 le perdite da crediti inesigibili si siano ridotte dal 2,7 al 2,6%, ben il 65% dei rispondenti dicono di aspettarsi un rinnovato aumento del rischio nei prossimi 12 mesi.

Rischio che, per il 62% del campione nostrano interpellato, si tradurrebbe in perdita delle entrate a causa dei ritardati pagamenti e per il 76% in ridotta liquidità, con la poco incoraggiante conseguenza che ben il 39% dei business manager di casa nostra dichiara impercorribile la strada di nuove assunzioni.

E che da noi gli effetti della recessione siano ancora forti e chiari lo dice un complessivo 59% del campione secondo cui non vi è stata alcuna crescita organica e un poco incoraggiante 78% per il quale i ritardi dei pagamenti da parte dei clienti sono ulteriormente aumentati.

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