Lo studio professionale verso il digitale

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Evolversi o perire. Come per le aziende di ieri, anche per le professioni giuridiche di oggi, la crisi economica, l’incedere dell’innovazione tecnologica e i nuovi indirizzi normativi stanno portando commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati a ripensare in modo radicale ruolo e attività.
Da sempre depositari dei delicati processi lavorativi dei clienti, gli studi professionali in generale, compresi amministratori di immobili, associazioni di categoria e curatori fallimentari, sono sempre più chiamati a svolgere un ruolo di intermediario rispetto a una Pubblica amministrazione che, per effetto dei processi di semplificazione introdotti dalla digitalizzazione, obbliga un po’ tutti ad ampliare le zone di competenza.

Ancora concentrati sulla gestione base

Ma l’agognato studio digitale è ancora lontano dal realizzarsi se è vero che in Italia, come già accade nel mondo delle aziende, a prevalere è la piccola dimensione e che il recupero dell’efficienza e la difesa della marginalità compromessa dalla crisi economica passa raramente dall’adozione di nuovi strumenti informatici.
A dirlo sono i dati del secondo Osservatorio ICT & Professionisti della School of Management del Politecnico di Milano secondo cui, fatta eccezione per le tecnologie indispensabili a svolgere alcune attività o specificatamente richieste dalla normativa, come la firma elettronica o le piattaforme software per la gestione dei dichiarativi telematici, sono ancora in molti i professionisti che non presidiano i servizi di fatturazione elettronica e conservazione digitale.
Un dato su tutti chiarisce definitivamente il contesto: per ben il 57% dell’universo stimato dal già citato Osservatorio in circa 153mila studi di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro, il business consiste ancora nella gestione di contabilità, paghe e contenzioso.

I big six

Da qui la nostra esigenza di interpellare Dylog Italia, Passepartout, Sistemi, TeamSystem, Wolters Kluwer e Zucchetti che, identificate come le principali software house presenti sul mercato con soluzioni specifiche per l’universo indagato, ci hanno offerto uno spaccato puntuale sia della propria offerta gestionale, sia del livello di informatizzazione dei propri clienti, sia della loro predisposizione a comprendere e utilizzare tecnologie come il cloud per trarne un vantaggio economico, oltre che operativo.
Per tutte, indifferentemente, un unico punto di partenza: quello secondo cui, pressati dalla crescente competitività del mercato, dall’abbassamento delle tariffe professionali, dalla concorrenza non solo interna alla categoria, non tutti i professionisti avranno la capacità di trasformare la sfida della digitalizzazione del Sistema Paese in un’opportunità.

Meno adempimenti normativi, più consulenza

Depurato dai professionisti che, pur iscritti agli Ordini delle categorie analizzate, non esercitano la professione o lavorano in studi multidisciplinari che uniscono le diverse professioni in un unico soggetto lavorativo, l’universo citato dalle software house interpellate è ben più ristretto rispetto a quello cui fa riferimento l’Osservatorio del Politecnico di Milano.
Confermato, invece, è il limitato numero di addetti che caratterizza la stragrande maggioranza degli studi, mentre emergono chiari sia un fenomeno di aggregazione tra più realtà, caratterizzante in prevalenza gli studi nel Nord Italia, sia il crescente interesse, un per tutti, nei confronti di soluzioni e tecnologie in grado di aumentare il livello di collaboration tra lo studio e l’azienda cliente.
Da sempre posizionato tra il fruitore finale del servizio normato e l’Agenzia delle Entrate, il ruolo dell’intermediario modellato sul commercialista sta da anni trasformandosi. Se ne stanno rendendo conto i diretti interessati. Se ne sono accorti, prima, i produttori di software attenti, a quanto ci hanno riferito, a far emergere il vero valore del professionista.

Digitalizzare i processi in cloud

Nella progressiva evoluzione digitale in atto i primi a essere coinvolti si confermano i processi, e non esclusivamente quelli finalizzati a realizzare gli adempimenti formali.
Sia per chi ha già un’offerta, sia per chi ci sta pensando, è certo che sul cloud andranno la gestione documentale avanzata, al pari degli ambiti più importanti delle attività dello studio.
L’obiettivo è migliorare l’efficienza, la visibilità e il valore aggiunto della professione nei confronti dei clienti aziendali mettendo a frutto la tecnologia cloud fruibile su una moltitudine di device mobili accanto a una già struttura offerta fatta di suite e prodotti modulari e componibili in base alle singole esigenze di business. Gli stessi prodotti che sempre più produttori tendono a offrire non più o non solamente attraverso un canale di concessionari e business partner affermati, ma anche via Web.

Ancora poche app

Meno promettente, invece, è apparso il futuro delle app per i professionisti. Qualcuno ne ha, altri ci stanno pensando, ma in prevalenza le applicazioni hanno o avranno natura a supporto dei clienti e dei loro utenti nella fruizione dei contenuti in mobilità.
Ancora una volta, però, i buoni propositi non bastano.
Quello riportato nei feedback delle società interpellate è un universo per la maggioranza fatto di installazioni client/server e di una rivoluzione digitale che, seppure in atto, è ancora lontana dal realizzarsi del tutto sia lato aziende che professionisti.

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