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Colt, il futuro fra 5G, infrastrutture digitali e capitale umano

Fra le lezioni che abbiamo appreso nel corso dell’ultimo anno, senza dubbio possiamo indicare il ruolo fondamentale delle infrastrutture digitali.
Edge computing, smart working, didattica a distanza, ecommerce e molto altro non potrebbero funzionare senza la “spina dorsale” informatica.
Stiamo naturalmente parlando della banda ultralarga, vera e propria autostrada digitale.
Sono i dati, oggi a far funzionare economia, istituzioni e istruzione.
Senza la connettività internet a banda ultralarga l’intero sistema Paese sarebbe del tutto collassato, sprofondandolo in una crisi ben più grave di quella che sta tuttora vivendo.

Carlo Azzola, nuovo Country Manager di Colt Italia

Chi ha ben presente l’importanza della fibra ottica e delle dorsali su cui far viaggiare dati e business è Colt; ne abbiamo parlato con Carlo Azzola, recentemente nominato Country Manager italiano della società.

Il manager ci ha concesso la sua prima intervista da quando è subentrato nella carica, e ha condiviso con noi la soddisfazione per l’ottimo posizionamento della società nella connettività in Italia.

Con orgoglio, Azzola ha ricordato gli oltre 25 anni di esperienza su cui può contare Colt. Un lasso di tempo in cui gli investimenti non sono mai mancati.
La società è stata in grado di realizzare una propria rete intelligente, appositamente progettata e integrata su cloud, nota come Colt IQ Network.
L’infrastruttura collega oltre 900 data center in tutto il mondo, con più di 27.500 edifici on-net, e questi numeri sono in costante aumento.
Colt è anche fortemente impegnata  nel Software Defined Network (SDN) e nella Network Function Virtualization (NFV).

Nel nostro paese, non lo scopriamo certo ora, abbiamo accumulato un forte ritardo nella infrastrutture digitali. Anche per questo, la presenza attiva di società come Colt si rivela fondamentale.
Infatti, se è certo che non è pensabile delegare a singole società il gravoso compito di trasformare digitalmente un’intera nazione, Colt è ben pronta a dare il proprio prezioso contributo.

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Colt e l’Italia, gestire la tecnologia e le personeper crescere

Grazie alla propria performante infrastruttura, la società si è dimostrata capace di affrontare le grandi sfide messe in campo dall’emergenza 2020.
Sfide che, sottolinea Azzola, non sono state tali solo dal punto di vista tecnologico.
Infatti, il manager ha sottolineato anche il lato umano del proprio ruolo. La leadership è importante quando il contesto è drammatico: far sentire ai propri collaboratori presenza e solidità fa parte dei compiti di un manager. Lo smart working, i cui vantaggi sono indiscussi, può talvolta creare disagio nei lavoratori per mancanza di rapporto umano diretto.
La consapevolezza di questi aspetti è evidente nelle parole di Azzola.
Altrettanto chiare sono le ragioni della felice scelta fatta da Colt nella nomina a Country Manager.

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Il mercato italiano fra 5G e sviluppo coordinato

Portare agilità e soluzioni on-demand sono al centro della strategia di Colt.
Anche in questo periodo complesso, la customer base della società si è rivelata molto solida e ha permesso a Colt di continuare la propria crescita, consolidando la presenza italiana.
La vera sfida, continua Azzola, è riuscire ad “arrivare” culturalmente prima che tecnologicamente all’esercito di Pmi che, per evidenti ragioni, fatica non poco ad adottare le nuove tecnologie.
Abbiamo chiesto al manager quale fosse a suo avviso il ruolo del 5G: un competitor, o un alleato per Colt?
Azzola ha risposto senza alcun dubbio che il 5G sarà un importante alleato.
la diffusione capillare che questa tecnologia è destinata a raggiungere creerà ulteriore domanda di banda ultralarga.
Un potenziale mercato che, inutile sottolinearlo, Colt è ben felice di aggredire con la consueta determinazione.
Mercato che, per la società britannica, significa anche partnership. Cloud provider e system integrator sono preziosi alleati.
L’importanza della collaborazione con realtà complementari è fondamentale rimarca il manager, anche e soprattutto in un momento di grande recessione economica.

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Le resistenze culturali al cambiamento, nemico numero uno della crescita italiana

Uno dei principali freni incontrati in Italia, lo sappiamo bene, è la difficoltà ad accettare e abbracciare le novità tecnologiche.
Su questo tema si è espresso, in conclusione, anche Carlo Azzola. La sua considerazione, che ci trova molto concordi, è che la questione vada posta ai più alti livelli istituzionali.
Mai prima d’ora si è avvertita la stessa urgenza di una guida chiara e risoluta.
Un indirizzo netto, convinto ed evidente verso la trasformazione digitale non è più rinviabile.

Le indicazioni finora arrivare dal Governo Draghi e dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao sembrano andare nella giusta direzione.
I prossimi mesi saranno decisivi per confermare, o smentire, le nostre prime impressioni.

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