Home Cloud Il cloud cambierà tutto: parla l'AD di Ibm Stefano Rebattoni

Il cloud cambierà tutto: parla l’AD di Ibm Stefano Rebattoni

Reingegnerizzazione del software, basi dati open interoperabili, container e orchestrazione; ma anche, formazione, capacità di ascolto, experience management: è la doppia anima di Ibm, tecnologica e di servizio, che ha un comune denominatore, il cloud.

Dove sta andando Ibm in questo momento di grande trasformazione del mercato? Ce lo ha spiegato Stefano Rebattoni, da un mese e mezzo nuovo amministratore delegato di Ibm.

Trasformazione che riguarda la stessa Ibm, che da un paio d’anni ha avviato un percorso che una volta completato ci restituirà l’immagine di una società differente da come l’abbiamo conosciuta negli scorsi decenni, per quanto abbia ancora senso parlare di completamento in una fase liquida come quella attuale.

Punto di svolta di questo cambiamento, ha sottolineato Rebattoni, è stata l’acquisizione di Red Hat, avvenuta due anni fa.

«Abbiamo intrapreso un multiyear plan – ha spiegato Rebattoni – con un percorso verso il cloud ibrido e intelligenza artificiale. Con Red Hat abbiamo stabilito le fondamenta per la creazione di una piattaforma digitale e per un mercato, del cloud ibrido, che vale globalmente 1.000 miliardi di dollari».

Ibm, ha detto l’AD, sta diventando una società leader per il cloud ibrido e al centro di questa trasformazione ci sono due grandi attività: la reingegnerizzazione del software e lo spin off dei servizi infrastrutturali.

Quella dei servizi infrastrutturali e tecnologici, progettuali o gestiti, sarà una nuova società concepita per essere dominante sul mercato

«Ibm rimarrà focalizzata sull’eccellenza tecnologica, la nuova società lo sarà sui servizi. Collaboreranno e saranno entrambe leader del mercato» ha specificato Rebattoni.

Nel nuovo schema il blu della Ibm tecnologica poggia sul rosso di Red Hat e il suo software viene reingegnerizzato per lavorare in maniera nativa sulla piattaforma di containerizzazione in ottica multicloud.

Sopra questa piattaforma, dunque, è chiamato a lavorare il software, di Ibm o terze parti, e sopra ancora i servizi di cloud ibrido e di trasformazione di business. In questo senso l’iniziativa di reingegnerizzazione riguarda anche i processi e i workflow.

Gli analisti, ha sottolineato Rebattoni, dicono che per ogni dollaro investito in piattaforme di orchestrazione ne scaturiscono da 3 a 5 dollari sul mercato software e dai 6 agli 8 sui servizi. Ecco perché quello del cloud ibrido è un mercato stimato in 1.000 miliardi di dollari.

A livello di revenue la nuova società di servizi (di cui non c’è ancora il nome, ma presto sarà battezzata: intanto il nuovo ceo è l’ex CFO di Ibm, Martin Schroeter) sviluppa un quarto di quanto Ibm realizza oggi.
Con una relazione molto forte con la Ibm tecnologica, a tendere, ha spiegato Rebattoni, genererà utili che saranno reinvestiti sui segmenti di business di riferimento.

La strategia della NewCo è stata disegnata attraverso l’ascolto dei clienti, che chiedevano a Ibm di essere ancora a maggiore supporto alla loro trasformazione.
«Personalmente non ho avuto un cliente che a fronte dello storytelling non abbia compreso e sposato la strategia e il valore che può portare al loro lavoro. L’apertura e il multicloud sono grandi valori, compresi da tutti ormai».

Il cloud sta crescendo, ma Rebattoni ha sostenuto che c’è ancora un 80% di clienti con sistemi legacy tradizionali. «Parte rimarrà dov’è, altri andranno su cloud ibrido, e con container e Kubernetes saranno tutti più agili. Noi stiamo mutuando l’approccio di Red Hat a lavorare con un ecosistema aperto. Basando tutta la nostra architettura su Red Hat Enterprise Linux e Openshift daremo la svolta definitiva open. Consapevoli che il cloud non è il fine, ma il mezzo per innovare».

Ibm e la trasformazione (non solo cloud) italiana

Innegabile che Ibm abbia un ruolo centrale anche nella trasformazione tecnologica e digitale del Paese.

Riguardo l’attualità macroeconomica e politica, Rebattoni ha chiarito di guardare alle priorità di azione del nuovo governo, attendendo che sia confermata la spinta a mettere a terra le strategie annunciate per la cosiddetta innovability, ossia innovazione e sostenibilità, del Paese e della Pubblica amministrazione.

Riguardo il tema del cosiddetto Recovery Plan (da noi chiamato Next Generation IT a simboleggiare il ruolo della tecnologia nel processo di cambiamento del Paese) Ibm ha sviluppato un punto di vista in cui il digitale svolge un ruolo cruciale, anche maggiore rispetto a quello finora scritto dal precedente governo sul piano a sei progetti di ecosistema.

Next Generation IT: il piano nazionale in 30 interviste

Ibm, ci ha specificato Rebattoni, ha un punto di vista sulle dimensioni trasversali che esistono fra i sei progetti di ecosistema, per rendere interoperabili i progetti ecosistemici. Si tratta di un punto di vista presentato  dall’Ad che ha precdduto Rebattoni, Enrico Cereda, «nei contesti associativi italiani e anche in quelli internazionali, con cui abbiamo cercato di fare fronte comune sulle migliori pratiche. Ne è emersa una necessità di chiarezza che ha fatto capire che i silos sono stati percepiti come un limite. Le risorse digitali e la sostenibilità, invece, sono dimensioni chiave, per tutti i settori di intervento del piano.
Nel mondo dell’offerta siamo tutti allineati. Le istituzioni si sono messe in ascolto».

Un cloud nazionale, non nazionalista

Finalità del Paese è avere una Pubblica amministrazione più agile ed efficiente. Si deve lavorare su infrastrutture e interoperabilità dei servizi.
Per farlo «serve avere un cloud nazionale, ma non nazionalista, fatto di migliori pratiche, in grado di creare un journey to cloud che sia multi fornitore».

L’interoperabilità è la grandissima sfida della nuova PA, «che si gioca sulle basi dati e l’apertura dei servizi. Far parlare in maniera nativa le basi dati e servizi sarà la chiave di volta. Anche qui, servono investimenti, regolamentazioni, normative».

La pandemia, ha specificato l’Ad di Ibm, ci ha portato «una consapevolezza sul digitale che  è una cosa nuova in Italia. Gli strumenti ci sono, bisogna saperli scegliere. Sulle competenze c’è molto da fare, sia a livello di formazione, sia di awareness, e qui Ibm ha un ruolo nel Paese, con le scuole e con gli innovation hub».

Tutte cose da fare con investimenti sul capitale umano, perché «per guidare la supercar servono piloti capaci», è la chiosa metaforica di Rebattoni.

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