Backoffice licensing inefficiente nemica dei publisher software

Stando a una ricerca globale condotta da SafeNet e Siia su oltre 620 sviluppatori software e 194 aziende utilizzatrici finali, nell’industria software i mancati guadagni in termini di ricavi e profittabilità non sono da afferire alla sola pirateria.

Sviluppatori software sempre più coscienti di cosa comporti, in termini di ricavi, profittabilità, aumento dei rischi e, soprattutto, reputation, la perdita della proprietà intellettuale.
Lo dicono i dati riassunti in “The State of Software Monetization”, uno studio condotto a livello globale da SafeNet e dalla Software & Information Industry Association su oltre 620 sviluppatori di software e 194 aziende utilizzatrici finali.

Ancora una volta, sotto la lente, c’è la mancata implementazione di corretti modelli di licenza e sicurezza attraverso copyright o brevetti utilizzati solo dal 46% degli sviluppatori, mentre solo il 58% utilizza meccanismi di license compliance enforcement, nonostante un ben più nutrito 74% affermi di temere il furto dei propri “diritti d’autore”.
Peccato, è l’ulteriore evidenza emersa dall’indagine condotta a quattro mani, che proprio modelli di licenza non flessibili, insufficienti livelli di protezione dei software e inadeguate procedure operative sono additate quali principali ostacoli alla monetizzazione del software, alla protezione della proprietà intellettuale e alla completa integrazione della monetizzazione del software nel business di chi sviluppa.

A questo proposito, risulta interessante osservare che, uno sviluppatore su due (35%), dichiara che ricaverebbe maggiori profitti dai propri software se si basassero su un sistema di licenze più flessibile, mentre quasi uno sviluppatore di software su due (48%) riporta che disfunzioni a livello backoffice hanno avuto un forte impatto sul business, tanto che quasi due su tre ammettono di essere alle prese con i processi di backoffice licensing.

Così, nonostante l’automazione e gestione del backoffice sia uno dei quattro elementi portati all’attenzione da SafeNet per la monetizzazione del software insieme a packaging efficace, controllo di accesso e conformità e monitoraggio di utilizzo, oltre la metà (53%) degli sviluppatori di software dichiara di aver perso ricavi a causa della limitata flessibilità dei modelli di licenza, che ha avuto un impatto negativo sul proprio business.
In aggiunta, il 61% ammette di avere difficoltà nel definire il pricing e packaging più adatto per le proprie applicazioni e quasi la metà degli intervistati (49%) ammette che il re-packaging senza coinvolgimento ingegneristico è una grossa sfida, senza contare le difficoltà riportate nel fornire supporto ai modelli di licenza richiesti dai clienti.

Da qui a giudicare la mancanza di flessibilità delle licenze come il problema più importante il passo è breve e va commisurato al controllo sul proprio software che, per quasi la metà degli intervistati, rappresenta uno dei principali aspetti in termini di mancati ricavi insieme (come riportato nel 42% dei casi) al fenomeno della pirateria software.


Licenze illegali nel perimetro dell’azienda

Come preannunciato a inizio articolo, per offrire una doppia chiave di lettura, lo studio condotto da SafeNet e Siia ha coinvolto anche 194 aziende utilizzatrici finali. Il 30% di queste conviene con gli sviluppatori che sarebbero necessari sistemi di licenze più elastici ed efficaci, tanto che, gran parte di esse, hanno scelto il servizio cloud per ottimizzare i costi risparmiando su gestione, manutenzione e aggiornamento dei programmi implementati.

Purtroppo, però, per chi di mestiere produce software, i dati rilasciati da Bsa solo per il mercato italiano non sono affatto confortanti.
Stando alla fotografia scattata dal rapporto Shadow Market condotto, come di consueto, dalla Business Software Alliance, il 48% del software installato nei pc italiani risulterebbe illegale trasformando quello della protezione delle licenze software in un tema sempre più attuale.

Dati, quest’ultimi, che trovano conferma anche a livello globale, se si considera che, oltre il 60% del campione indagato all’interno di “The State of Software Monetization” afferma che, nell’ultimo anno, nella propria organizzazione è stato utilizzato software “abusivo”.

Resta il fatto, però, che non è solo alla pirateria che va imputato il problema dei mancati guadagni nell’industria del software.

È ferma convinzione di SafeNet e di Siia, infatti, che i “malfunzionamenti a livello backoffice rappresentano la principale causa di inefficienza operativa e della perdita di ricavi”, cui solo un 31% del campione risponde con un processo integrato di gestione dell’identità e degli accessi.
Non molto, se si considera che le difficoltà di backoffice dimostrano di avere ricadute anche sugli utenti finali, visto che quasi un terzo (32%) del campione indagato dichiara che i procedimenti associati alla perdita delle chiavi di licenza rappresentano il principale motivo della propria insoddisfazione, mentre solo il 28% dei vendor offre ai clienti strumenti fai-da-te.

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