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Zoomtopia indica la strada Zoom verso il lavoro ibrido

Tra i simboli in grado di inquadrare al meglio i bruschi cambiamenti indotti dalla pandemia, ai primi posti c’è senza dubbio il lavoro da remoto. La conseguente improvvisa necessità di utilizzare strumenti di videoconferenza si è presto trasformata in una rivoluzione anche in casa Zoom, passato nel giro di poche ore da soluzioni per pochi addetti ai lavori a strumento cercato e sfruttato da milioni di persone.

Sull’onda lunga di questo cambiamento è arrivato il momento di capire cosa rimarrà di questa svolta e come di conseguenza prepararsi a gestire un futuro per altre ragioni altrettanto incerto, ma dal quale è già importante mettere a fuoco i potenziali scenari di assestamento.

Per quanto riguarda l’azienda di Saint José, una missione affidato a Zoomtopia 2022, appuntamento per clienti, utenti e partner, partito dalla Patria per arrivare in questi giorni a Milano con un’edizione locale. «Serviva una presenza fisica, a partire dalla possibilità di incontrare da vicino i partner – afferma Guido Petillo, responsabile commerciale Sud Europa & MENA di Zoom -. Credo resti il sistema migliore per farsi conoscere a capire meglio chi e cosa c’è dietro quanto si può vedere davanti a uno schermo».

Detto da chi proprio sulle improvvise fortune dello smartworking ha costruito una fortuna probabilmente al di là di ogni migliore previsione, pone interessanti premesse per capire come potrà evolversi la situazione a livello di organizzazione del lavoro.

Il lavoro ibrido, realtà e necessità

Un primo punto fisso, dal quale discostarsi rischia di rivelarsi controproducente, è abbracciare, o accettare, una tendenza ormai delineata verso il lavoro almeno ibrido. «Stiamo attraversando una fase di controtendenza mirata a riportare le persone in ufficio – osserva Petillo -. In generale però, il trend ora si sta nuovamente invertendo, perché la flessibilità è ormai diventata una necessità».

Tutti i dati raccolti dall’da Zoom collocano infatti la flessibilità ai primi tre posti tra le esigenze dei lavoratori, a prescindere dal tipo di attività e dalla dimensione. Per certi versi, niente di nuovo. era infatti una richiesta già sentita dai lavoratori. Ora però, i timori di allentare i controlli e provocare cali di produttività devono essere superati, per scongiurare conseguenze potenzialmente peggiori.

«La pandemia ha ricoperto il ruolo di una sorta di Chief Innovation Officier. Ha portato alla luce un modello diverso, capace di dimostrare come in realtà la produttività possa aumentare. Bisogna trovare il giusto equilibrio, ma chi si ostinerà a contrastare la flessibilità rischia di perdere risorse e faticare a trovarne di nuove».

Per combinare le esigenze di aziende e lavoratori servono però gli strumenti giusti. Non si può parlare di smartworking e flessibilità semplicemente con un notebook connesso in qualche modo e una finestra video aperta sul desktop con la quale fare riunioni. Servono strumenti più articolati e in grado di assecondare richieste per buona parte nuove, anche per il semplice fatto di non averne sentito l’esigenza fino a pochi anni fa.

Questo è esattamente il motivo portante di Zoomtopia e la conseguente volontà di aiutare a comprendere le differenze tra collegarsi da remoto e lavorare in totale flessibilità senza accusare limiti. «La nostra sfida è trasmettere questo messaggio a clienti e partner, dove un sistema di comunicazione viene considerato spesso ancora solo un costo. Non tutti realizzano invece di doversi far trovare pronti di fronte a un modo di lavorare destinato ad avere sempre più richieste».

Serve di conseguenza un’intera infrastruttura ridisegnata, dagli strumenti alla trasmissione, fino a partner in grado di ascoltare i clienti, consigliarli e guidarli verso un passaggio per certi versi epocale. «Possiamo mettere in campo un elevato tasso di innovazione, esattamente quanto ci chiedono le aziende. Servono nuove funzionalità, strumenti dinamici e capacità di gestire i flussi di informazioni. Stiamo parlando di qualcosa che va oltre la semplice comunicazione».

CRM e tanta collaborazione tra le novità Zoom

La risposta è già pronta. Solo quest’anno gli interventi sulla piattaforma hanno raggiunto quota millecinquecento. Le più recenti di queste, annunciate proprio in occasione di Zoomtopia.

A partire da Mail and Calendar, anora in versione beta ma tra i più interessanti in prospettiva. Sono veri e propri client di posta e calendario, grazie ai quali sarà possibile non dover più lasciare la piattaforma per recuperare queste informazioni. Non si tratta di un servizio distinto, ma dell’integrazione diretta. Per chi lo vorrà, ci sarà comunque la possibilità di servizio e-mail e calendario ospitate da Zoom

Prima, arriverà Spots, lo spazio di co-working virtuale abilitato per i video, pensato per promuovere discussioni inclusive e mantenere i colleghi in contatto, cercando di avvicinare le interazioni tipiche del lavoro di persona nei team ibridi e distribuiti.

Virtual Agent è invece rivolta a gestire meglio i rapporti con i clienti. Una soluzione di AI e chatbot conversazionale, che utilizza l’elaborazione del linguaggio naturale e l’apprendimento automatico per comprendere e risolvere i problemi dei clienti. Può agire senza interruzioni su più canali di assistenza per ridurre il volume delle chiamate al call center, garantendo un servizio personalizzato.

Per chi ha bisogno di gestire meglio i flussi di lavoro connessi, c’è ora a disposizione One. Combina Team Chat, Phone, Whiteboard, Meetings e altro con nuove funzionalità tra le quali l’integrazione tra Team Chat e In-Meeting Chat, per ridurre i silos, mantenere i progetti in movimento e continuare la conversazione dopo le riunioni.

Infine, nella prima parte del 2023, IQ Virtual Coach andrà ad arricchire IQ for Sales, simulando una serie di situazioni di vendita, così da offrire ai venditori un ambiente di pratica per affinare le proposte, raccogliere riscontri e ricevere in tempo reale suggerimenti sui contenuti durante le chiamate.

«Allargare il raggio d’azione delle nostre soluzioni significa anche rendere più semplice la vita ai clienti – conclude Guido Petillo -. Se ogni funzione è affidata a un fornitore diverso, complessità e problemi di gestione aumentano. La nostra idea è offrire un unico punto di controllo, con la stessa interfaccia per ogni strumento, renderla semplice e diminuire così anche i costi di formazione, aumentando la produttività. Saranno strumenti sempre più richiesti, devono anche essere sempre più accessibili».

 

 

 

 

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