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Trasformazione digitale: l’influsso della pandemia e il futuro che ci aspetta

Secondo un nuovo studio di Ibm su top manager di alto livello in tutto il mondo (3.800) la trasformazione digitale ha fatto un definitivo passo in avanti dopo la conclamazione della pandemia, circostanza che si riflette immediatamente sulla spesa IT corrente.

In particolare, in Italia nei prossimi due anni la trasformazione digitale sarà una priorità per il 50% di loro, il cloud crescerà del 21% e l’intelligenza artificiale sarà usata da una realtà su due.

Lo studio è stato condotto intervistando i livelli apicali di organizzazioni di tutto il mondo.

Ha rilevato che in seguito alla pandemia da Covid-19 quasi sei organizzazioni su dieci hanno accelerato il processo di trasformazione digitale.

Barriere tradizionali come l’immaturità tecnologica e l’opposizione dei dipendenti al cambiamento sono state superate: il 66% dei dirigenti ha affermato di essere riuscito a portare a termine le iniziative che in precedenza incontravano resistenza.

Le organizzazioni intervistate mostrano maggiore consapevolezza in merito alle criticità da affrontare nel guidare la trasformazione digitale.

I vertici aziendali devono risolvere questioni legate alla complessità organizzativa, alla mancanza di competenze adeguate e al burnout dei dipendenti, che si protrarranno per i prossimi due anni.

Lo studio rileva un significativo scostamento tra le opinioni dei leader e quelle dei dipendenti circa l’efficacia del metodo utilizzato nell’affrontare tali lacune.

Lo studio di Ibm Institute for Business Value “COVID-19 and the Future of Business“, è basato sul contributo di oltre 3.800 C-Suite Executive attivi in 20 paesi e 22 settori.

A livello globale, il 74% dei dirigenti intervistati ritiene di aver aiutato i propri dipendenti ad apprendere le competenze necessarie per lavorare in un modo nuovo, solo il 38% dei dipendenti però concorda con questa affermazione.

Inoltre l’80% dichiara di sostenere la salute fisica ed emotiva della propria forza lavoro, mentre solo il 46% dei dipendenti ritiene di aver ricevuto tale supporto.

A livello italiano, il 71% degli intervistati ritiene di aver aiutato i propri dipendenti ad apprendere le competenze necessarie per lavorare in modo nuovo mentre l’82% afferma di contribuire alla salute psico-fisica della forza lavoro.

Inoltre, alcuni top manager emergenti e particolarmente proattivi, intraprendono azioni volte a restare competitivi e continuare a crescere. Tre le iniziative più diffuse:

Molti top manager sono chiamati a far fronte alle fluttuazioni della domanda, a sostenere i dipendenti nel lavoro a distanza e tenere conto della necessità di ridurre i costi.

Il 94% dei manager prevede di adottare modelli di business platform-based entro il 2022 e molti aumentano la partecipazione agli ecosistemi e alle reti di partner.

Secondo la ricerca la tecnologia cloud registrerà una crescita del 20% nei prossimi due anni.

Inoltre, i dirigenti migreranno in cloud un numero sempre maggiore di attività, tra cui il customer engagement e il marketing.

Intelligenza artificiale per un’azienda italiana su due

La tecnologia di intelligenza artificiale avrà un ruolo sempre più prioritario, e registrerà un incremento del 20%.

Il 60% dei dirigenti intervistati ha già accelerato l’automazione dei processi e nel corso dei prossimi due anni questa riguarderà tutte le funzioni aziendali.

I top manager italiani prevedono di introdurre l’automazione in tutte le aree aziendali, con particolare riferimento a quella degli acquisti, dei rischi, della supply chain e della R&S.

Il 76% dei dirigenti intervistati prevede di dare la priorità alla sicurezza informatica, che duplicherà il valore rispetto all’attuale.

La sicurezza sul lavoro, che fino a 2 anni fa rappresentava una priorità per il 2% dei top manager italiani, è destinata ad accrescere progressivamente la sua importanza.

Se oggi è oggetto di particolare attenzione da parte del 18% dei dirigenti italiani, si prevede che nel 2022 possa arrivare al 53%.

Lo studio rivela una rinnovata attenzione verso le persone durante la pandemia, che ha portato i dipendenti a lavorare al di fuori dei contesti tradizionali e affrontare situazioni di stress e incertezza.

Pandemia, digitale e benessere

Lo studio Ibm dimostra come la pandemia abbia modificato le aspettative dei dipendenti nei confronti dei loro datori di lavoro, chiamati ad esercitare un ruolo attivo nel contribuire al benessere fisico e mentale, così come nel fornire la competenza necessaria per imparare a lavorare in modo diverso. Gli Executive collocano il benessere dei dipendenti tra le loro massime priorità.

In questo contesto secondo Ibm è fondamentale la presenza di dirigenti che mettano al primo posto il benessere dei dipendenti.

I leader empatici sono in grado di incoraggiare la responsabilità personale e stimolare i dipendenti a lavorare in team, applicando metodologie Agile e di Design Thinking e strumenti e tecniche di DevOps.

Le organizzazioni dovrebbero anche considerare l’adozione di un modello olistico e multimodale di sviluppo delle competenze per aiutare i dipendenti a sviluppare le abilità comportamentali e le tecniche necessarie per lavorare nella nuova normalità e promuovere una cultura dell’apprendimento continuo.

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