Sky-Rai, lo scambio sullo sport accontenta entrambi

La Tv di stato si garantisce le edizioni delle prossime Olimpiadi, mentre il network satellitare potrà perfezionare la sua offerta per i Mondiali di calcio

Dopo un lungo tira e molla andato in scena nei mesi scorsi, la passeggera maggioranza di centrosinistra in seno al Consiglio di Amministrazione della Rai ha approvato un essenziale accordo di scambio con Sky. Vediamo cosa comporta l’intesa per le due parti.
Offrendo alla pay tv di Rupert Murdoch i diritti delle prossime due edizioni dei Mondiali di calcio, la Tv pubblica si garantisce Olimpiadi invernali ed estive ed un saldo positivo di 130 milioni di euro. Per chi guarderà in Tv le prossime due edizioni dei Mondiali di calcio la situazione non sarà molto diversa da quella del 2006. Come allora, saranno la Rai e Sky a mandare in onda l’evento, con la Tv pubblica concentrata sulle partite dell’Italia e sulla fase finale (le partite più interessanti degli ottavi, i quarti di finale, le semifinali e la finale) e la piattaforma a pagamento a coprire integralmente la manifestazione, cercando di valorizzarla al meglio e puntando sulla qualità delle emissioni, la grande quantità di canali da poter mettere in gioco (pare sette), le più avanzate tecnologie per l’interattività della fruizione. La stessa filosofia di copertura, ma in questo caso sarà una novità assoluta, verrà riproposta per le Olimpiadi invernali di Vancouver e quelle estive di Londra, che saranno sicuramente le prime della storia della Tv italiana a proporsi anche in versione criptata, ma anche le prime in cui, con almeno dieci canali disponibili, gli appassionati del tiro al piattello o quelli del badminton, per non dire di tutti quelli che a Torino hanno preso ad amare il curling, potranno vedere tutte le gare che vogliono senza perdersi nulla.

La Rai risparmia e ci guadagna
Dal punto di vista economico l’accordo tra la Rai e Sky prevede che la Tv pubblica ottenga i diritti in chiaro delle prossime Olimpiadi invernali del 2010 (100 ore) ed estive del 2012 (215 ore) per una cifra complessiva di 45 milioni di euro. Per converso Viale Mazzini cede a Sky i diritti pay per i Campionati del mondo di calcio del 2010 e del 2014 per complessivi 175 milioni di euro. In pratica, la Rai può trasmettere le gare olimpiche con la stessa copertura delle precedenti edizioni ad un prezzo più vantaggioso; risulta pure più conveniente pagare 90 milioni di euro per l’edizione 2010 dei Mondiali e 85 milioni di euro per quella del 2014, mentre ne erano stati spesi 108 per la sola edizione del 2006. Di più: la Rai potrà trasmettere gli highlights dei Mondiali già mezz’ora dopo la conclusione di ogni partita e non più dopo le 23, come era avvenuto per Germania 2006.

Il recupero delle grandi spese del passato
Altro aspetto economicamente rilevante, la Tv pubblica riesce così a rientrare di una fortissima esposizione su questo versante delicato dei diritti sportivi, incassando 130 milioni di saldo dopo una stagione di ‘grandi spese’. Qualche tempo fa, in un momento difficile, con Viale Mazzini che era stata fortemente criticata per avere perso l’esclusiva del 2006, la coppia formata dal direttore generale Flavio Cattaneo e dal responsabile dei diritti sportivi Antonio Marano (che ai tempi era stato sostituito da Massimo Ferrario alla direzione di RaiDue) aveva deciso di spendere 350 milioni pur di assicurarsi le edizioni sudafricana e brasiliana della Coppa del Mondo, acquisendo anche diritti diversi da quelli ‘free’. Per completare la ‘frittata’, Marano e Cattaneo avevano pure acquisito i diritti free 2006-2009 della Champions League pagandoli di più (56 milioni per tredici partite al mercoledì) di quanto non avesse fatto Mediaset nel precedente contratto con l’Uefa.

Conflitto d’interessi
 Ma tornando ai Mondiali e alla Fifa, se la cifra spesa dalla Tv pubblica apparve ai tempi esagerata, adesso non si può fare a meno di prendere atto di come alla fine Sky ha comunque finito per pagare la metà dell’esborso della Rai, rendendo tutta l’operazione più sensata. Merito di Cattaneo e Marano ‘preveggenti’ o, piuttosto, del direttore generale ‘scaduto’ Claudio Cappon, abile a chiudere con Sky? L’interrogativo rimane aperto. Su questo tipo di operazioni è però realmente difficile esprimere giudizi puramente ‘tecnici’. Anche perché per la Rai entrano in gioco, assieme alle valenze economiche misurabili stimando soprattutto la resa pubblicitaria (comunque limitata, insufficiente a coprire l’investimento), anche quelle inerenti la tradizione ed il ruolo del servizio pubblico. Oltre a questa regola generale, c’è poi da aggiungere che appare quasi impossibile pesare oggettivamente un business che coinvolge una realtà poliedrica e politica come la Rai in un Paese televisivamente atipico come l’Italia, non foss’altro per i riflessi di qualunque scelta su Mediaset e, quindi, in termini di conflitto d’interessi del premier Silvio Berlusconi.

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