Sirletti, Fujitsu: la svolta è nei servizi

L’arrivo di Bruno Sirletti alla guida della filiale italiana di Fujitsu, avvenuto ormai tre mesi fa, coincide con un importante cambio di direzione per la società.
Lo spiega lo stesso Sirletti: «Oggi se guardiamo Fujitsu Italia e Fujitsu Ltd vediamo due realtà molto diverse tra loro. A livello mondale siamo megaplayer dell’It, siamo la quinta azienda mondiale nei servizi, cosa che non siamo in Italia. È il momento di cambiare le cose».

Fino allo scorso anno era la stessa casa madre a lasciare che le diverse filiali nazionali si organizzassero come meglio ritenevano su ciascun mercato locale. E questo ha fatto sì che nel tempo la presenza italiana della multinazionale si sia concentrata decisamente più sui prodotti che sui servizi o sulla consulenza.
«È stato il nuovo Ceo Tatsuya Tanaka a richiedere esplicitamente una maggiore omogeneità tra le diverse country. Si parla di execution di una strategia corporate, naturalmente senza trascurare le peculiarità di ciascun Paese».
Concretamente, la visione di Tanaka si traduce da un lato nell’allineamento dell’offerta in tutti i Paesi nei quali Fujitsu opera, dall’altro in un maggiore focus sui servizi, soprattutto in quei mercati dove l’azienda si è finora mossa maggiormente sui prodotti.

Focus sulla digital transformation

Il tema caldo sul quale Fujitsu intende concentrarsi è la digital transformation.
Consapevole di muoversi su un terreno almeno lessicalmente molto frequentato, Sirletti spiega cosa significa per l'azienda: «Fare digital transformation per noi significa lavorare insieme alle figure presenti all’interno delle aziende, le linee di business, unendo le loro competenze e la nostra tecnologia».
L'AD parla di co-innovation«Funziona solo quando le cose si fanno insieme», sostiene – e racconta di esperienze già in corso in ambiti quali Oil & Gas o Smart City.
«Non parliamo di progetti standard o di configurazioni standard, ma di soluzioni create con i clienti, con una forte attenzione anche all’integrazione con l’esistente».

Una trasformazione che passa dai partner

Sul go to market Sirletti è realistico: Fujitsu non è in grado di seguire direttamente più di un centinaio di clienti. Tutti gli altri devono passare per il canale, che dunque è fortemente coinvolto in questo processo di trasformazione. «Qualcuno continuerà a occuparsi solo di vendita di prodotti, ma sono molti i partner interessati ai progetti di digital transformation. All’interno della nostra organizzazione ci sarà una nuova figura destinata a seguire anche l’evoluzione della rete dei nostri partner».

Tra CIO e CDO

Qualche cambiamento l'AD se lo attende anche tra gli interlocutori aziendali.
E non riguarda solo i Cio: «Sicuramente oggi i Cio hanno competenze su quel che già c’è. Il nostro compito è dialogare con loro su quel che ci sarà, sulle visioni future. Ma sarà interessante anche interloquire con i nuovi Chief Innovation Officer o Chief Digital Officer”».
Ancora poco presenti in Italia, secondo Sirletti sono interessanti perché dialogano direttamente con i Ceo con uno sguardo ben lanciato verso il futuro. «Con loro penso ci possa essere un livello di ingaggio molto interessante, soprattutto in una prospettiva a lungo termine».

Il supporto dei Fujitsu Labs

Un atout che Fujitsu intende giocare verso i propri clienti è il supporto dei Fujitsu Labs.
Quelli principali hanno sede in Giappone, in Cina, negli Stati Uniti e in Europa, nel Regno Unto, «ma possono essere aperti anche là dove ci sono opportunità particolari di sviluppo, ad esempio in una modalità d co-lab con i centri di sviluppo dei clienti».

I mercati chiave

Convinto che il percorso di digital transformation debba in ogni caso essere sostenuto anche da un’agenda di Governo consistente, Sirletti parla di una Fujitsu impegnata direttamente su tre mercati chiave: Pubblica Amministrazione, Finance, Retail, vale a dire «quelli dove siamo storicamente presenti, dove abbiamo i contatti giusti e le soluzioni verticali giuste».
Si parla di multinazionali o comunque di aziende con presenze internazionali.
Per quanto riguarda invece la Pubblica Amministrazione, si tratta soprattutto di progetti in ambito Smart City condotti a livello locale. «Sono progetti legati al ticketing, alle previsioni del traffico, che vedono l’integrazione tra IoT, sensoristica, social media e business intelligence».
Per le piccole e medie imprese, la situazione è diversa: c’è una diversa preparazione e una diversa sensibilità del cliente finale di cui tener conto.
«È comunque un mercato che ci interessa molto: cerchiamo le Pmi visionarie, da seguire con i nostri partner».
Quanto alle tecnologie, tornano i grandi temi.
Si parla di cloud, con «soluzioni di alto livello disponibili per la rivendita da parte dei partne», si parla di IoT, «che funziona quando c’è una vera collaborazione tra l’azienda e il vendor», si parla soprattutto di abilitazione dei partner.
«Abbiamo soluzioni tecnologiche leader di mercato: il cambio di struttura e di organizzazione, che avverrà tecnicamente a partire dal prossimo 1° aprile, renderà accessibili tutte queste risorse a tutta la nostra organizzazione locale».

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