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Seed Set, la software house che sviluppa piattaforme blockchain

Seed Set è una software house specializzata nello sviluppo di piattaforme software basate su blockchain, di applicazioni distribuite, e di servizi a supporto di piattaforme e applicazioni su DLT, intesi a migliorare l’esperienza utente e favorirne l’adozione su grande scala. Opera principalmente nei settori target del crowdinvesting, del venture capital e, in generale, della finanza.

Abbiamo parlato di blockchain con William Pividori, CEO & Co-Founder di Seed Set e con Sergio De Prisco, Co-Founder & Strategist di Seed Set.

LE INTERVISTE DI 01NET –  LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le tecnologie blockchain sono di estrema attualità e le loro applicazioni sono destinate a diventare sempre più rilevanti in numerosi settori nei quali possono essere fondamentali i concetti di disintermediazione e decentralizzazione che le contraddistinguono. Le blockchain fanno parte della famiglia di tecnologie chiamate Distributed Ledger, sistemi basati su un registro distribuito accessibile e modificabile da più nodi di rete. Per fare chiarezza sui limiti, il potenziale, le applicazioni e gli strumenti di blockchain, 01net ha intervistato una serie di aziende che impiegano questa tecnologia o che forniscono gli strumenti necessari per attivarla e gestirla.

Secondo l’osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano continuano ad aumentare i progetti di blockchain in ambito internazionale, ma il mercato italiano sembrerebbe ancora in fase di attesa nonostante il favore dei consumatori per ambiti quali criptovalute, NFT, DeFI e così via. Cosa ne pensa del mercato italiano e soprattutto in quali ambiti le blockchain potrebbero essere usate con favore e proficuamente da aziende e istituzioni italiane?

Sergio De Prisco: Quando si parla di blockchain non ha senso parlare di mercato italiano o di qualunque altro mercato nazionale, in quanto si tratta di una tecnologia decentralizzata, e quindi, globale.

Sergio De Prisco

Per comprendere questo concetto, dobbiamo prima fare un passo indietro sulla definizione di decentralizzazione. Prendiamo il caso dell’economia globale: in essa operano una moltitudine di soggetti che hanno lingue, giurisdizioni e modalità di organizzazione differenti, nonché portatori di interessi divergenti, concorrenti o persino nemici. Essi devono condividere dati e processi senza un ente centrale che ne garantisca l’integrità e per questo motivo i protocolli si sviluppano dal basso, come è già avvenuto per l’Internet, e quindi necessariamente decentralizzati.

La decentralizzazione è necessaria per preservare la funzionalità dell’economia globale, che altrimenti diverrebbe rapidamente disfunzionale e dominata da sole multinazionali in grado di sviluppare una condivisione di dati punto-punto, grandi accentratrici di dati altrui.

A questo punto è chiaro come la “blockchain” sia preziosa solo se decentralizzata o inserita in un sistema decentralizzato di blockchain e altri registri distribuiti, altrimenti è inutile. Chi oggi investe in un progetto o una piattaforma blockchain dovrebbe quindi chiedersi quanto sia effettivamente decentralizzata. Se la risposta è “ben poco”, deve essere consapevole che esiste il rischio che, nel mondo, qualcuno lanci, nello stesso settore, una piattaforma completamente decentralizzata in grado di fare ciò che quella semi-centralizzata non può fare, spazzandola via dal mercato.

Le aziende che si avvicinano oggi alla blockchain, comprenderanno presto che la decentralizzazione non può limitarsi a modificare un singolo modello di impresa. Tuttavia però, ben poche aziende italiane possono candidarsi alla guida di un rinnovamento completo del loro settore, necessariamente globale.

Ciò non toglie che la decentralizzazione possa essere guidata con grande successo da sviluppatori italiani, generalmente dotati di un’inventiva ed un approccio ai problemi che dà il meglio di sé specialmente in territori inesplorati, dove mancano riferimenti e linee guida. Le startup italiane, o fondate da italiani, hanno di fronte a sé la vastità della decentralizzazione per preparare l’economia e la società per le prossime generazioni.

Secondo il suo parere, la blockchain potrebbe essere veramente la base di quella che viene chiamata come “next web revolution”, o Internet decentralizzato (Web 3) e in che modo?

Sergio De Prisco: Affinché si verifichi un’adozione di massa, devono prima essere risolti molti problemi. Primo tra tutti quello della scalabilità, necessaria per preservare la decentralizzazione nel passaggio da una blockchain come risorsa scarsa e pregiata – nella quale è impensabile inserire dati estranei alle transazioni del protocollo, che non siano semplicemente ancorati tramite una impronta crittografica – a un ecosistema di registri distribuiti in grado di contenere quei dati.

Gli algoritmi di consenso che aspirano a preservare la decentralizzazione sono come le strutture usate per arginare una frana.

Per spiegarlo con una metafora, gli algoritmi di consenso che aspirano a preservare la decentralizzazione sono come le strutture usate per arginare una frana: gli algoritmi progettati per funzionare da soli, come Bitcoin, si comportano ad esempio come una rete metallica che impedisce al terreno franoso di una collina di riversarsi sulla strada sottostante.

Ma esiste un altro modo per evitare la frana, cioè piantare un bosco sulla collina, in modo che il terreno sia trattenuto dalle radici degli alberi. Questo sistema sfrutta la proprietà delle blockchain per la quale l’impronta crittografica (hash) del blocco di testa rappresenta l’intero registro, in modo che cambiando un bit in un punto qualsiasi del registro, cambia anche l’hash del blocco di testa, denunciando l’alterazione.

Sviluppando protocolli che, in modo noto e prevedibile, riversino periodicamente l’hash del blocco di testa di una blockchain su un’altra e poi ancorando quella su un’altra ancora – senza alcuna distinzione tra pubbliche e private – avremmo che una alterazione in una blockchain lascerebbe “orfani” gli hash sulle altre e le sue transazioni sarebbero respinte dagli altri attori in quanto non valide.

Questa è una possibile strada per l’adozione di massa, risultante in un ecosistema di blockchain inter-ancorate in cui l’insieme è più sicuro di ogni sua parte che, per quanto centralizzata e quindi insicura possa essere, potrebbe esservi integrata. Un tale ecosistema potrebbe rappresentare quindi un cloud decentralizzato e organizzato per condividere dati e processi tra gli attori economici globali, ma anche tra gli attori sociali.

Ci può fare una panoramica della vostra offerta specifica in ambito della fornitura di soluzioni blockchain?

William Pividori

William Pividori: Seed Set sta per lanciare sul mercato la soluzione “Seed Venture”, pensata per risolvere i principali problemi che affliggono gli attori del crescente settore del crowdfunding: una soluzione aperta a tutti e integrabile da qualunque operatore tradizionale (i portali) del mercato. La soluzione è rappresentata da una piattaforma su blockchain che intende abilitare l’incontro peer to peer tra investitori e startup (dell’economia reale) che intendono essere finanziate.

Seed Venture è un progetto con due anime, quella cripto e quella venture, incarnate dai due fondatori, che rappresentano i due pilastri di un ponte che collega DeFi ed economia reale.

L’obiettivo della piattaforma è quello di potenziare l’espansione del crowdinvesting grazie all’incontro con il mercato secondario della finanza decentralizzata (DeFi), quotidianamente alimentato da ingenti capitali in valute digitali e la cui crescita è costante. Seed Venture è quindi a tutti gli effetti un progetto con due anime, quella cripto e quella venture, incarnate dai duefondatori, che rappresentano i due pilastri di un ponte che collega DeFi ed economia reale.

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