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Recovery plan, Lenovo: fine delle disuguaglianze digitali e spazio al cloud ibrido

Intervista a Emanuele Baldi, Executive Director e General Manager Italia di Lenovo e Alessandro de Bartolo, General Manager Italia Data Center Group di Lenovo.

Abbiamo realizzato un ciclo di interviste con le principali società ICT e digitali sul 2021, alla luce del tema del Recovery plan, il piano per la ripresa, economica e sociale, delle nazioni europee.

Il governo italiano lo ha chiamato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’Europa ha varato la formula Next Generation EU. A noi, nella sede che ci compete, quella tecnologica, piace declinarlo come Next Generation IT: IT inteso, sia come Information technology, sia come Italia.

Otto domande, le cui risposte ci consentono di portare a evidenza la posizione della società e a costruire un quadro complessivo di partecipazione delle realtà ICT alla crescita del Paese in senso digitale.

Il contesto di partenza, dunque, è quello del Recovery Plan. Dei 196 miliardi di euro che potrà investire il nostro paese, quasi 49 miliardi saranno destinati alla trasformazione digitale della società italiana. Ma il digitale entrerà anche negli altri settori: la sanità, l’istruzione, le infrastrutture e la transizione verso la sostenibilità energetica e ambientale. In tutti questi ambiti il ruolo dell’ICT sarà centrale nel 2021.

Li affrontiamo sulla base di sette argomenti più uno: tecnologie per il recovery plan, smart working, data driven, cloud, cybersecurity, intelligenza artificiale, 5G. L’ottavo elemento è quello “celato” nel DNA della società e connota in modo inequivocabile e distinguibile la cifra tecnologica, il contributo che darà allo sviluppo digitale nazionale.

Intervista a Emanuele Baldi, Executive Director e General Manager Italia di Lenovo e Alessandro de Bartolo, General Manager Italia Data Center Group di Lenovo.

Nel contesto del Recovery plan – Next generation IT, quali sono le leve tecnologiche che andranno mosse per prime, per ottenere quali obiettivi?

EB: Per essere competitivi a livello globale, dobbiamo essere tecnologicamente all’avanguardia, sia come infrastrutture sia come accesso alla tecnologia. Gli interventi per ridurre il digital divide sono prioritari: tra questi il completamento del progetto di banda ultra-larga e la copertura in fibra ottica in realtà pubbliche prioritarie come scuole, amministrazioni e ospedali. È importante investire per far sì che si riduca il gap tra chi accede alla tecnologia e chi non ha accesso, migliorando al contempo l’infrastruttura. Diversi studi dimostrano in modo chiaro la correlazione negativa tra disuguaglianza a crescita economica, diventa quindi necessario ridurre il gap per stimolare una crescita economica stabile e duratura.

AdB: Dal punto di vista dei data center, serviranno approcci tecnologici di più semplice adozione, ad esempio il cloud ibrido, che a nostro avviso è una delle leve da muovere per prime per ottenere un percorso verso la digitalizzazione dei processi che sia più semplice e abbia un ritorno più rapido.

Lo smart working diventerà strutturale. Quali saranno gli impatti tecnologici e organizzativi in termini di workflow?

EB: La pandemia da Covid-19 ha accelerato l’adozione di politiche di lavoro da casa, le aziende si sono trovate obbligate a fare un test immersivo e totalizzante. Ci aspettiamo, anche dopo l’emergenza, che l’organizzazione del lavoro sarà molto più ibrida di quanto non fosse in precedenza. La cultura del lavoro da casa avrà un impatto sulle tecnologie di collaborazione e sull’organizzazione fisica degli uffici. Gli uffici tradizionali diventeranno hub temporanei di collaborazione, mentre l’ufficio da casa sarà lo spazio di lavoro quotidiano costituendo un nuovo modello ibrido.

La nuova esperienza dei dipendenti richiederà un aumento delle decisioni tecnologiche guidate dagli utenti finali insieme al loro IT, e la linea tra tecnologia consumer e professionale sarà sempre meno netta. Inoltre, la cultura del lavoro da remoto vedrà le aziende tecnologiche sviluppare tecnologie abilitanti di questa nuova pratica, come ad esempio miglioramenti alle videocamere, alle tecnologie audio, migliorate tecnologie di collaborazione basate sull’intelligenza artificiale, anche dal punto di vista dell’ergonomia dei prodotti e dei display ci saranno sostanziali innovazioni per migliorare ulteriormente l’esperienza finale con la tecnologia.

Mentre le aziende dovranno lavorare su soluzioni nel medio e lungo termine, quindi non solo l’acquisto di tecnologia, ma pensando a vincere nuove sfide in termini di produttività, lavoro in team e sicurezza. Quest’ultimo aspetto, in particolare, è messo a dura prova nel momento in cui si ha una popolazione di utenti che non lavora dal proprio ufficio, ma anche da altre postazioni.

Se grazie a investimenti pubblici e privati si andrà a ridurre il gap tecnologico, come già stiamo facendo, questa è un’opportunità che – investendo nelle migliori tecnologie – ci consentirà di cambiare radicalmente l’aspetto competitivo del Paese nel giro di un anno da oggi.

AdB: Le infrastrutture IT dovranno essere progettate per gestire le nuove modalità di lavoro ibrido in modalità molto flessibile, perché il bilanciamento tra presenza e smart sarà variabile. Oggi il 50% della forza lavoro è in presenza, ma la situazione è in continuo divenire, quindi le percentuali variano in modo anche repentino; questa situazione richiede appunto flessibilità. Le aziende si attrezzano per poter gestire lo scenario di maggiore impatto in modo da poter gestire le variazioni nella modalità di lavoro – remoto, in presenza o ibrido – e questo richiede infrastrutture adeguate e progettate per essere flessibili.

Stiamo costruendo una società che deve imparare a coltivare i dati sin da quando nascono. Che cosa servirà fare, soprattutto sul fronte delle Pmi?

EB: Gli ultimi dati sul mercato degli analytics riportano una crescita in doppia cifra da ormai cinque anni, in Italia gli investimenti sull’analisi dei dati ha raggiunto il valore di 1,7 miliardi di euro. Questo vuol dire che siamo a un punto di svolta ma che è tempo di crescere, se le aziende più grandi hanno già adottato questi strumenti, le PMI sono nel momento di dover affrontare la sfida, sia integrando le tecnologie che le figure professionali competenti.

Oltre a una sfida di ordine organizzativo e gestionale, cioè quello di implementare progetti guidati dai dati, è necessario in particolare nelle Pmi riguardare i processi di business in una prospettiva data driven. L’emergenza dovuta alla pandemia ha evidenziato l’importanza di valorizzare i dati per prendere decisioni rapidamente e garantire continuità di business nei momenti di crisi, ma anche obbligato molte imprese a ripensare i piani di investimento, allargando il divario tra le imprese più mature e quelle più tradizionali, con conseguenze determinanti sulla loro capacità di competere in un mercato sempre più orientato dalle decisioni sui dati.

AdB: Sarà fondamentale investire nelle competenze, comprendere che non è sufficiente avere i dati, la cui disponibilità è un fatto acquisito, ma è anche necessario saper trarre le informazioni giuste per arricchire la capacità decisionale degli imprenditori. Il tema non è più come fare ad avere i dati, ma saperli usare; se ho un prato incolto, l’erba cresce comunque, ma lo fa in maniera disordinata, lo stesso vale per i dati. Quindi sono due gli ingredienti principali: le competenze e le soluzioni tecnologiche semplici da implementare e gestire. Soprattutto per la PMI il mercato rende disponibili soluzioni “chiavi in mano” idonee per le piccole e medie realtà imprenditoriali.

Recentemente ha fatto clamore il fatto che un grande gruppo bancario abbia messo tra i propri vertici un data scientist, la notizia è stata accolta come quella di una squadra di calcio che introduce la stella di prim’ordine, quando in realtà si tratta di figure professionali che le aziende di una certa dimensione iniziano a prendere in considerazione. Questo esempio conferma la rilevanza del tema e indica la strada anche per aziende di dimensioni minori.

Nel 2021 il cloud sarà per tutto e per tutti: il multicloud diventa la nuova pista di decollo?

EB: La cultura del lavoro da qualsiasi luogo spingerà le aziende tecnologiche a sviluppare e migliorare la tecnologia su misura per i nuovi comportamenti della forza lavoro, incluse soluzioni Internet of Things per aiutare a monitorare la sicurezza e il benessere, ingressi senza contatto integrati in badge o smartphone, sensori di temperatura e adattamenti assistiti dall’intelligenza artificiale. Il calo della stampa ha spostato le aziende dalle fotocopie alle applicazioni cloud e alle soluzioni di gestione multicloud che monitorano e proteggono le applicazioni e i carichi di lavoro da un’unica interfaccia. In questo contesto l’IT diventa più dinamico e l’obiettivo è migliorare sicurezza e prestazioni attraverso l’utilizzo di più ambienti.

AdB: Il cloud sarà più presente nella vita di tutti noi, in qualità di cittadini, consumatori, lavoratori eccetera. Già in qualità di consumatori siamo utilizzatori, spesso inconsapevoli, di multi cloud. La vera pista di decollo sarà data dalla capacità delle aziende di adattarsi alle nuove aspettative dei consumatori, anche la PA dovrà adattarsi alle esigenze dei cittadini: sempre più consumatori e cittadini si aspettano di trovare un determinato prodotto o servizio su una piattaforma digitale e la tendenza sarà in crescita. È per questo che le aziende e le amministrazioni si preoccuperanno di essere digitali. Il multicloud e, più frequentemente il cloud ibrido, consentiranno questi incontri tra domanda e offerta utilizzando la dimensione digitale come “luogo” di incontro, in cui ci sarà anche una convergenza fra pubblico e privato. Sarà infatti il cloud ibrido l’infrastruttura su cui avverrà la maggior parte degli incontri tra domanda e offerta.

Per la sicurezza digitale, l’Italia è chiamata a fare un passo in avanti. Che cosa servirà per compierlo?

EB: Gli analisti descrivono la situazione italiana della sicurezza informatica molto più complessa rispetto a quella osservato in altri paesi d’Europa. È innanzitutto necessario lavorare ulteriormente sulla formazione dei dipendenti sulla cultura della protezione contro le minacce più diffuse. Non a caso, il problema di sicurezza in assoluto più diffuso negli ultimi tre anni in Italia è il phishing delle password. Ci sono poi problemi legati all’accesso e all’identità, che possono essere risolti con l’adozione di tecnologie aggiornate. Lo stato della sicurezza informatica richiede quindi un importante cambiamento di prospettiva da parte di tutte le funzioni aziendali, serve maggiore collaborazione e cooperazione, ma anche una cultura aziendale più consapevole rispetto ai vantaggi della gestione della sicurezza

AdB: Quello della sicurezza è un tema di priorità, la sicurezza deve essere sempre considerata prioritaria nella progettazione ed implementazione dei processi digitalizzati. La corsa al work from home a cui abbiamo assistito nel 2020 ha incrementato la necessità di sicurezza digitale. In questo momento l’Italia è tra i primi posti tra i Paesi europei con il più alto numero di cyberattack. Le aziende e la PA hanno fatto importanti passi avanti nella digitalizzazione, ma in molti casi la sicurezza è ancora considerata come un aspetto non prioritario. Pensiamo ad esempio alla polverizzazione dei datacenter legati alla PA: consolidarli e razionalizzarli consentirà di eliminare potenziali punti di vulnerabilità agli attacchi informatici, infatti, quanto più un’infrastruttura è dispersa, tanto più è esposta a violazioni. La continua interconnessione delle basi dati tra diverse amministrazioni e/o tra amministrazioni e privati rinforza la necessità di porre la sicurezza come elemento prioritario nelle scelte tecnologiche.

Sdoganata dalle applicazioni consumer, l’intelligenza artificiale non sembra più essere un “nemico” della società. In che modo la vedremo messa a frutto per la crescita del Paese?

EB: Quando molti di noi leggono o ascoltano la frase intelligenza artificiale” la nostra mente potrebbe saltare alla robotica avanzata, ai droidi umanoidi o alla voce che funge da assistente virtuale sui nostri dispositivi mobili. L’intelligenza artificiale è stata utilizzata per descrivere una grande varietà di strumenti e progressi tecnologici e spesso è ridotta a una parola utilizzata come tecnica di marketing.

Le tecnologie con intelligenza artificiale operano sotto i potenti meccanismi di machine learning e deep learning, dove quest’ultimo è un sottoinsieme del primo. Il machine learning e il deep learning possono migliorare la vita e aumentare l’efficienza in innumerevoli modi in tutti i settori. Sanità, produzione, tecnologie di assistenza domiciliare, servizi finanziari e medicina sono solo alcune delle aree principali in cui viene applicata l’intelligenza artificiale per innovare e migliorare le operazioni.

L’intelligenza artificiale può persino avere applicazioni per salvare vite umane, ad esempio per rilevare più precocemente e in modo più accurato il cancro, o per riconoscere coloro che hanno più bisogno di assistenza di emergenza immediata. Con la rapidità con cui l’intelligenza artificiale si sta evolvendo e viene applicata a una crescente varietà di scopi, sembra che non ci siano davvero limiti ai quali l’intelligenza artificiale può cambiare il mondo in meglio.

Nell’ambito della smart industry l’intelligenza artificiale può consentire l’automatizzazione e l’efficientamento di una serie di attività a basso valore aggiunto. Pensiamo alla process automation, ossia un’automazione dei processi che sostituisca le attività umane a scarso valore aggiunto attraverso algoritmi che consentono ai software e ai robot di svolgere una serie di mansioni ripetitive. Questo consente di liberare numerose risorse, umane e materiali.

AdB: L’intelligenza artificiale utilizzata correttamente è un’opportunità per la società. Se la robotica è stato uno degli elementi caratterizzanti le iniziative Industria 4.0, l’intelligenza artificiale qualificherà un eventuale Industria 5.0. Gli strumenti di intelligenza artificiale sostituiranno sempre di più le mansioni ripetitive ed a bassa intensità sociale, mentre l’uomo presiederà gli ambiti a più alta intensità relazionale e creatività. Per supportare questa transizione sarà necessario pensare alla istruzione dei lavoratori del settore privato e di quello pubblico: la prima lezione dovrà avere come titolo “L’intelligenza artificiale non è un nemico, è una opportunità”. Per mettere l’intelligenza artificiale al servizio della crescita del Paese, la velocità di adattamento e di apprendimento delle nuove tecnologie sarà fondamentale, solo in questo modo potrà essere messa a frutto per la crescita del Paese.

In termini di utilizzo, l’intelligenza artificiale sarà fondamentale nel rendere fruibile la sempre crescente quantità di dati che vengono prodotti sia dalle imprese sia dalla PA andandoli a integrare in maniera sicura.

Il 5G è alle porte. Come si potrà partire contestualizzandolo nei settori del recovery plan?

EB: Entro il 2025 il 20% di tutti i dati prodotti verrà analizzato in tempo reale secondo l’Institute of Electrical and Electronic Engineers. La sua adozione permetterà una maggiore diffusione e funzionalità dei processi digitalizzati, rendendoli più ubiqui. 5G e banda larga sono i fattori abilitanti che consentono di realizzare quanto abbiamo discusso sopra. Senza una connettività che consenta di trasmettere le informazioni alla velocità e con il flusso necessari, tutto questo diventa impossibile. Si tratta di un processo di rivoluzione tecnologica complementare ai punti analizzati in precedenza.

AdB: Il 5G si prepara a giocare un ruolo centrale nello sviluppo dell’edge computing e più in generale delle applicazioni data intensive. Grazie all’integrazione di queste due tecnologie sarà possibile condividere le risorse computazionali tra molti device e migliorare l’efficienza delle reti e la loro sicurezza, garantendo un’allocazione ottimale del flusso di lavoro. L’edge computing è il cuore pulsante delle applicazioni digitali più innovative, che guardano alla realtà aumentata e virtuale, all’intelligenza artificiale e alle applicazioni IoT – dalle smart city alla telemedicina. La sempre maggiore quantità di dati generati alla periferia della rete richiede un’architettura di edge computing come compendio di diverse tecnologie abilitanti: reti wireless, cloud, infrastrutture di comunicazione e soluzioni di virtualizzazione. La connessione è possibile in diversi modi, tramite connessione 5G ci assicuriamo una latenza minima e una maggiore efficacia della tecnologia.

Che cosa caratterizzerà l’agenda di Lenovo nel 2021?

EB: Ci sono due filoni paralleli su cui Lenovo continuerà a investire nel 2021, il primo è aiutare il mercato a colmare il digital gap, rendendo disponibili a tutti le tecnologie più intelligenti. Oggi la domanda è superiore all’offerta e prevediamo che lo sia nel 2021. Lenovo continuerà a investire nella produzione per rendere disponibili queste tecnologie nei volumi richiesti e indirizzando il mercato verso una tecnologia sostenibile in termini di sicurezza e user experience.

L’altro filone è investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie. Lenovo è sempre stata un’azienda che ha precorso i tempi e il 2021 rappresenta un anno in cui l’innovazione è strategica, perché sarà necessario rispondere alla domanda di dispositivi che abilitano nuove funzioni rispetto al passato, connotati da caratteristiche quali sicurezza, prestazioni per gestire l’intelligenza artificiale, fattori di forma che incontrino le nuove abitudini di un utente che non lavora più alla scrivania, ma è sempre più mobile.

Il Covid-19 ha imposto un esperimento globale di apprendimento a distanza – portando improvvisamente studenti, insegnanti, genitori e amministratori scolastici a esplorare un territorio sconosciuto, dove le famiglie e le scuole avranno bisogno di più tecnologia dedicata all’educazione (EdTech) per prosperare nella nuova normalità. Nel 2021 l’industria EdTech farà tesoro di quanto appreso per portare avanti con rinnovata attenzione soluzioni di apprendimento personalizzato e di istruzione basata su progetti, nuove forme di valutazione e l’integrazione della tecnologia nell’erogazione delle istruzioni da parte degli insegnanti, nella gestione delle classi virtuali e nella collaborazione. In futuro, le tecnologie voice e computer vision consentiranno esperienze personalizzate e immersive che riflettono gli obiettivi, i punti di forza e le aree di miglioramento di ogni studente. Immaginiamo l’interazione sensoriale e la tecnologia di posizionamento spaziale che consentono agli insegnanti di interagire a distanza con gli studenti in aree remote o rurali, facendoli interagire in tempo reale con modelli 3D attraverso dispositivi sensoriali. Le aziende di tecnologia avranno il compito di costruire dispositivi e sviluppare soluzioni che siano convenienti, accessibili e scalabili.

AdB: Oggi è fondamentale affrontare il tema dell’abbondanza di dati generati da enormi volumi di dispositivi connessi in tutti i settori. Con la proliferazione dei dispositivi mobili, i dati crescono sia in termini di volumi che di velocità. IDC prevede che entro il 2025 circa 80 miliardi di device saranno connessi a Internet. Ad oggi, circa il 10% dei dati generati dalle aziende è processato fuori dal tradizionale data center o dal cloud. Diventa quindi necessario cambiare l’approccio, non più orientato al data center o al cloud ma data centered. Il nostro impegno sarà quello di sviluppare la tecnologia che consente a tutti i sistemi, processi, macchinari e oggetti di comunicare gli uni con gli altri, consentendo alle persone in azienda di avere pieno controllo dei processi e conseguentemente prendere decisioni informate data-oriented.

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