Per Cisco Industry 4.0 sarà un mondo di servizi

Fanuc è il leader mondiale dei robot industriali con il quale Cisco ha avviato una collaborazione per lo sviluppo del Fanuc intelligent edge link and drive (field) system. Grazie a questo accordo la società americana ha lanciato anche il progetto Zero down time secondo il quale, come spiega Michele Dalmazzoni, collaboration architecture leader Michele Dalmazzonidi Cisco, “entro il 2020 nessuna macchina prodotta da Fanuc subirà fermi non programmati (che alle aziende costano ventimila dollari al minuto) perché essendo tutte connesse fra loro la società sarà in grado di predire il momento della rottura e intervenire in anticipo”.
Inpeco è invece una società italiana specializzata nel settore dell’automazione di laboratori di analisi cliniche. Con Cisco ha avviato l’implementazione di un progetto IoT con l’obiettivo di dotare le automazioni di funzionalità avanzate per la raccolta e la trasmissione in tempo reale dei dati, in grado di creare un modello di business basato sull’Internet delle cose.

Sono questi i due esempi presentati da Dalmazzoni per far comprendere cosa significhi Industry 4.0 e come si sta muovendo Cisco. Partendo da uno scenario nel quale “la digitalizzazione sarà la caratteristica principale di qualsiasi business è impensabile che le tecnologie del mondo Operation siano separate dal mondo Office”. Uffici e fabbriche devono comunicare e oggi ci sono ampi spazi per unificare le tecnologie “perché il dato che serve al marketing è uguale a quello utilizzato in fabbrica”. Passando tutto in rete nasce la necessità di una forte infrastruttura per la sicurezza e la mission di Cisco è di creare una data delivery platform end to end.

La manutenzione predittiva

Diventa così importante il rapporto con i produttori di macchinari con i quali si passa alla digitalizzazione della produzione che permette di esaminare i dati relativi alle diverse prestazioni delle linee e degli stabilimenti con il controllo di inventario e magazzino. Con la digitalizzazione però, sottolinea il manager Cisco, avviene un importante cambiamento perché quella che prima era “solo” una macchina oggi diventa anche un servizio. “Quando si ha a disposizione una connected machine che permette per esempio la manutenzione predittiva è possibile costruire servizi a valore”.

La parte software, è l’analisi, avrà sempre più importanza e soprattutto sarà combinata con i servizi che in parte saranno anche erogati dai partner. Ma il cambiamento alza anche l’asticella per le terze parti? “Nella digitalizzazione il cambiamento è lo status quo” è l’efficace risposta di Dalmazzoni che in pratica invita a non sedersi ma a stare sempre con le antenne alzate perché i partner avranno il compito di veicolare servizi evoluti.

Il cambio di scenario porta Cisco e in generale le aziende It a incrociare anche altre figure aziendali a mettere a disposizione prodotti per le operation technology con capacità di computing distribuito “perché le operazioni legate al dato si svolgono sul field, in tempo reale”. Il dato, aggiunge il manager Cisco, non va sul cloud rimane lì dove deve essere lavorato e soprattutto protetto. E si apre l’area della security dedicata all’ambito industriale.

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato sulle novità tecnologiche iscriviti alla newsletter gratuita.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome