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Passa da Connetty la via più sicura per la comunicazione digitale

L’enorme potenziale della comunicazione digitale ha sicuramente aperto alle aziende le porte di un’utenza molto più vasta e raggiungibile in svariate circostanze e modalità. D’altra parte, anche le relative strategie devono compiere un salto di livello. Non più un canale monodirezionale e sostanzialmente uniforme ma, come insegna Connetty, essere pronti a gestire interazioni di ogni tipo e soprattutto adeguarsi alle modalità di trasmissione dei contenuti.

Un compito delicato, dietro il quale si nascondono investimenti importanti e di conseguenza anche rischi elevati. «Il nostro obiettivo è aiutare gli imprenditori a sviluppare un’idea, un progetto di marketing e assicurarsi i riscontri desiderati – spiega Alberto Zilli – founder, partner e CEO di Connetty -. Facciamo scouting, sviluppano tecnologie e mettiamo a punto gli strumenti necessari a ottenere risultati con la comunicazione digitale».

Nell’era dell’interazione digitale, prima ancora di ripercussioni sule vendite, per risultati si intende il riscontro dell’utente. Si tratti di una semplice visualizzazione, della compilazione di un forum o di una richiesta di contatto, qualcosa in grado di quantificare la risonanza e la capacità di far emergere il proprio messaggio in scenari sempre più affollati e competitivi.

Tutte informazioni utili a ricavare quelle metriche indispensabili a valutare oggettivamente il successo o meno di un investimento, e di conseguenza della strategia adottata, con l’eventuale necessità di intervenire per tempo. Una procedura molto più complessa e articolata di quanto si possa pensare, per questo in genere al servizio di realtà di un certa dimensione.

Prima di conoscere, farsi conoscere

«Un premessa importante per lavorare su campagne e relative prestazioni è la conoscenza di un marchio – riprende Alberto Zilli -. Prima di poter ottenere risultati tangibili in sede di analisi è necessario lavorare sul posizionamento».

Se il risultato tutto sommato è semplice, ottenere visibilità e di conseguenza aumentare le vendite, la strada per arrivarci è decisamente più impegnativa. Non a caso, la proposta Connetty è articolata su diverse piattaforme, di proprietà o controllate, per combinare i vari aspetti mantenendo il controllo delle operazioni. Nell’organizzazione della società milanese trovano infatti posto tra le altre Refine Direct per ottimizzare gli investimenti in e-mail marketing e generazione di lead qualificate, e 247 Production, specializzata in progetti di comunicazione su social e community. «Sarebbe bellissimo poter puntare su una pubblicità a rischio limitato per quanto riguarda l’investimento. In verità però, è un lusso riservato a chi ha avviato da tempo investimenti a supporto del proprio marchio».

Se la pandemia ha certamente aumentato il livello di attenzione verso in canali digitali anche da questo punto di vista, ora la questione è sfruttare questa impennata di interesse e ricavarne più indicazioni possibili in prospettiva.  «I nostri clienti di riferimento sono aziende tra i primi cinquecento inserzionisti e le relative agenzie chiamate a gestire i relativi budget. Negli ultimi anni però, abbiamo visto aumentare l’interesse anche al di fuori e da mondo PMI. Spesso, realtà giovani, con una presenza digitale consolidata e quindi interessati a servizi innovativi».

Dove è anche necessario andare oltre la semplice fornitura e supporto di tecnologie e strumenti per sfruttare al meglio i canali digitali. Se in una grande azienda è scontato avere divisioni o contratti dedicati alla comunicazione, al calare della dimensione diventa fondamentale anche il ruolo di account. Non a caso, uno dei rami di attività più in crescita negli ultimi anni. «Dobbiamo garantire anche un approccio consulenziale quando serve. Non facciamo l’agenzia, ma dobbiamo essere capaci di interpretare le esigenze e aiutare a tradurle in pratica».

Stefano Zilli – founder e Partner Connetty e CEO Refine Direct
Stefano Zilli – founder e partner di Connetty e CEO di Refine Direct

Tanti canali, tante competenze

Un compito sicuramente delicato, e neppure die più facile. Anche senza uscire dall’ambito digitale, oggi non si tratta più di disegnare pagine banner, inviare mail o invitare a compilare un modulo. I canali e gli strumenti di interazione sono molteplici, così come le modalità e le situazioni d’uso. È impensabile pensare a una soluzione statica e uguale per ogni combinazione.

«Ogni device ha delle peculiarità e bisogna sapere chi lo usa, come lo usa, cosa ci fa – osserva Stefano Zilli – founder e partner di Connetty e CEO di Refine Direct –. In questo modo potremo andare a colpire esattamente nel segno con un messaggio e ottenere il risultato prefissato».

Anche dal punto di vista dell’utente, reazioni e interazioni sono molto diverse tra un computer da tavolo, un tablet o uno smartphone. Trovare la giusta misura e la giusta modalità del messaggio tra testo, video o grafica, è un primo passaggio cruciale. «Su un PC si può pensare a interazioni anche lunghe, ma chi usa uno smartphone non ha voglia di compilare moduli complessi. In caso del genere, è sicuramente più utile un sistema per lasciare solo i dati essenziali, per esempio il numero di telefono, o addirittura selezionare un pulsante per essere richiamati. Cosa più difficile da aspettarsi su un computer fisso».

Il messaggio in pratica non cambia. La tecnologia Connetty può però leggere la situazione nella quale viene visualizzato all’utente e adattarsi di conseguenza. Qualcosa di non molto diverso, ma più sofisticato, di quanto succede con la visualizzazione dei siti Web. «Anche all’interno dello stesso strumento ci sono modalità diverse. Da PC in genere si interagisce via browser in modo più standard, mentre sui dispositivi mobile bisogna considerare anche le app e le varie tipologie».

Per la stessa ragione, è importante spere quando il messaggio può essere trasmesso con il supporto di un testo, più o meno lungo e quando invece è preferibile limitarsi a video. Senza dimenticare le differenze tra i tempi utili per l’interazione, decisamente inferiori su smartphone.

«A un utente business durante un viaggio in treno, posso anche chiedere di compilare una decina di campi di un modulo visualizzato su un notebook, ma se voglio ottenere le stesse informazioni da un consumatore attraverso un device mobile, devo limitari a uno o due, eventualmente aiutandomi con chatbot o campi precompilati. Non sono sempre considerazioni facili da comprendere, soprattutto per un cliente ai primi passi».

Connetty

Il canale giusto al cliente giusto

Il rischio a questo punto però, è un cliente intimorito al punto di rinunciare. In situazioni del genere, l’abilità Connetty deve andare oltre la tecnologia e le competenze. «Dobbiamo essere bravi a individuare i canali e gli strumenti più adatti alle aspettative dei clienti e limitare una prima fase ad alcuni canali, per poi espandere la strategia nel orso del tempo, anche in base al budget disponibile».

Un approccio innovativo e molto orientato al cliente. Una prima tappa di un percorso già pronto ad affrontare un nuovo salto di livello. Se per quanto riguarda la generazione di contenuti, l’Al non ha ancora raggiunto livelli di affidabilità tale da potersi affidare in modo indiscriminato, sul fronte dei dati e delle relative analisi il contributo è sicuramente già importante.

Già oggi però può rivelarsi un prezioso supporto, in un’operazione per nulla scontata. Anche all’interno di Connetty, attualmente le due anime creativa e tecnologica convivono procedendo però su strade parallele, per quanto condividendo obiettivi e strategie. La previsione è di un progressivo avvicinamento, proprio grazie alla possibilità di generare contenuti almeno parzialmente fruibili, come spunti o come basi sui quali poi continuare a sviluppare i progetti.

Perché uno degli aspetti importanti di Connetty è sicuramente ambire a essere protagonista nei grandi progetti di comunicazione digitale e allargare il proprio orizzonte, ma anche farlo con la garanzia di poter sempre mantenere il controllo dell’azienda. «Siamo dimensionati e organizzati come una realtà autonoma e indipendente, inseguendo una crescita sana – conclude Alberto Zilli -. Mettiamo mattoncino dopo mattoncino ogni anno con una crescita organica. Siamo una holding, pronta a investire, costruita autofinanziandoci e intendiamo restarlo».

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