Il libro verde dell’Industria 4.0

In attesa che i decreti attuativi diano il via al piano per Industria 4.0 varato dal governo Renzi, prosegue il dibattito sul nuovo paradigma dell’industria. La discussione è alimentata da un Libro verde realizzato dalla Fim-Cisl e Adpat, il centro studi fondato da Marco Biagi che si occupa degli sviluppi del mondo del lavoro.

1. Le criticità

Il documento (disponibile a questo link), che assume maggiore valore per il coinvolgimento del sindacato nella discussione, parte dalle criticità indicando la pressoché totale concentrazione del piano sulla produzione manifatturiera intesa tradizionalmente, in un momento nel quale, grazie all’Iot, servizi e industria sono sempre più interconnessi tra loro dando origine a modelli di business, processi e prodotti nuovi”. In sostanza ciò che manca è la Quarta rivoluzione industriale intesa non come mera automazione, ma “l’interazione costante e circolare tra ricerca, progettazione, produzione, contributo cognitivo del lavoratore, consumo, sviluppo che incide sui fattori della produzione e sulle logiche della domanda in termini di condivisione e di reciprocità rispetto ai processi di produzione industriale e di utilizzo dei beni”. Il piano è poi ancorato a una vecchia idea di supply chain e di value chain. Si parla di macchine, fabbriche e tecnologie mentre la “teoria economica ha già mostrato che le fabbriche del futuro non saranno singole aziende ma città interconnesse ad alta densità e concentrazione di risorse, tecnologie e competenze, rompendo definitivamente i muri che separano la fabbrica dalla scuola e dalla università come dai centri di ricerca e sviluppo e dalle start up nell’ottica di logiche di rete intese non come semplice somma ma moltiplicazione di valore”.
Ciò che manca e che evidenzia la mancanza di un dibattito precedente la realizzazione del piano con i possibili protagonisti dell’Industria 4.0, è “approccio olistico al tema di Industria 4.0 che aiuti a comprendere il superamento della autosufficienza della fabbrica o anche dei distretti industriali, dei poli tecnologici, dei cluster e delle reti di impresa nei processi produttivi e di creazione di valore”. Oltre a questo si segnala l’assenza di una valutazione dell'impatto che Industria 4.0 avrà sulla occupazione e sulle relazioni di lavoro.

2. I punti di forza

Oltre alla critiche il documento prende in esame i punti di forza che partono dalla scelta di  non procedere con una vecchia idea di politica industriale orientata da finanziamenti diretti, bandi e indicazioni specifiche di tecnologie e beni strumentali sui quali investire, di affidare al Governo ruoli non dirigistici ma di coordinamento, lasciando lo spazio agli stakeholder e l’impostazione costruita su due canali paralleli e complementari degli investimenti e delle competenze necessarie per governarli. Ottima viene considerata anche la scelta di selezionare il numero dei competence center e il coinvolgimento di università, centri di ricerca, e startup, così come la distinzione tra il ruolo dei digital innovation hub e i competence center, l'aumento dei posti per percorsi di alta formazione all'interno degli Its e l’accenno alla contrattazione di prossimità e al salario di produttività.

3. I punti da chiarire

Da qui in poi rimangono alcuni punti da chiarire che vanno dal ruolo delle Pmi che non possono essere escluse a quello della cabina di regia. Non è chiaro poi come verranno coinvolti gli hub e centri di aggregazione oggi esistenti come per esempio i cluster e i parchi scientifici e tecnologici, mentre il documento chiede di approfondire i criteri di individuazione dei competence center, che non possono essere unicamente legati alle eccellenze universitarie ma valorizzare determinati ambiti e settori produttivi di strategica priorità. Infine qualche dubbio rimane sul ruolo dei competence center (polo centrale o entità autonoma?) e l’ambito di riferimento, mentre si sollecita la rimozione degli ostacoli per la messa a regime dei dottorati e ci si chiede se vi sia intenzione di un avviare un profondo rilancio dell’apprendistato scolastico e universitario.

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