Lenovo ristruttura per sostenere Motorola

Non sono certo i pc il problema di Lenovo.
Anzi.
Nel corso del primo trimestre del nuovo esercizio fiscale, la società è riuscita a incrementare la sua quota di mercato, portandola al 20,6 per cento a livello mondiale.
Né sono un problema le attività sul segmento enterprise, nonostante la società riconosca la necessità di una accelerazione in questo settore.
Il vulnus, in un trimestre nel quale il fatturato ha toccato i 10,7 miliardi di dollari, in crescita del 3 per cento a valuta costante, e gli utili netti si sono attestati a 105 milioni di dollari, è rappresentato dal mobile.
O, per essere più precisi, da Motorola.
Nessun ripensamento sulla bontà dell’investimento: il Ceo della società, Yang Yuanquin, resta convinto che la scelta sia stata quella giusta e che solo una realtà come Lenovo ha oggi la struttura e la capacità adeguate a competere con big player come Apple e Samsung.
Tuttavia, la nota ufficiale emessa con i risultati della trimestrale parla chiaro: “risultati che non soddisfano le aspettative”, si legge.
Dunque, per sostenere un business che Lenovo vuole sempre più aperto verso i mercati internazionali e non più ancorato al mercato interno cinese, ecco un piano di ristrutturazione del Mobile Business Group, “per allineare lo sviluppo degli smartphone, la produzione e la fabbricazione e sfruttare al meglio i punti di forza complementari di Lenovo e Motorola”.

Tradotto in termini concreti, il piano passa attraverso il taglio di 3200 posti di lavoro nelle attività non produttive, dunque tra impiegati e colletti bianchi.
Una riduzione importante, che si tradurrà in risparmi annui per 1,35 miliardi di dollari e che potrebbe aiutare il colosso cinese a riallineare velocemente il proprio business ai risultati attesi.

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