In tempi di crisi, l’ecommerce cresce. Finalmente

Brillano gli occhi a Roberto Liscia nella mattinata che apre l’edizione 2012 di eCommerce Forum.
Perché 2000 persone in sala fanno davvero un certo effetto, perché il numero delle aziende presenti alla manifestazione cresce di anno in anno, ma soprattutto perché qualcosa, finalmente, si è mosso.

Così, all’apertura dei lavori il presidente di Netcomm così esordisce: ”Siamo di fronte a un successo preannunciato e che oggi è diventato realtà”.
Le cifre che snocciola, in tempi di crisi, sembrano quasi anticicliche: nei dodici mesi intercorsi tra il mese di aprile del 2011 al mese di aprile di quest’anno il numero di compratori online è salito da 9 a oltre 10 milioni, con una crescita dell’11% anno su anno.
”Negli ultimi tre mesi più di 10 milioni di compratori hanno fatto acquisti online. Non solo. Secondo i dati che rilevati dall’Osservatorio CartaSi-Ecommerce, la spesa ha registrato un incremento del 15,4 per cento nel corso del 2011, per salire addirittura del 19,4% nei primi tre mesi di quest’anno”.
In un momento di crisi come quello che il nostro Paese sta attraversando, è la tesi di Netcomm, questi dati portano a pensare che ci si trovi in presenza di un miglioramento strutturale e non congiunturale.

Non solo.
C’è una nuova affezione allo strumento ecommerce, dimostrata anche dal fatto che l’89 per cento dei compratori online assegna un voto superiore al 7 al canale: ”Nessun altro canale commerciale raccoglie questo livello di consenso e, di nuovo, anche la positività dell’esperienza di acquisto sostiene la crescita del comparto”.

I dati positivi presentati da Liscia sono confermati anche da Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatorio B2c Netcomm-Politecnico di Milano, che parte dalla chiusura del 2011 (con un comparto che registra un +19 a 8,052 miliardi di euro) per poi sbilanciarsi sulle previsioni per il 2012 in corso.
”Per l’ecommerce ci attendiamo una crescita nell’ordine del 18 per cento a 9,523 miliardi di euro, con un incremento del 36% nel numero di ordini”.
Le tendenze già evidenziate nei mesi scorsi trovano conferma anche in questo inizio d’anno.
Turismo e assicurazioni continuano a rimanere i segmenti forti del comparto, con una crescita interessante del settore abbigliamento che alla fine dell’anno arriverà a toccare il miliardo di euro di giro d’affari.
Tra i segnali di novità, l’incremento registrato sul comparto libri (+15%), mentre il comparto dei prodotti di elettronica e informatica torna a crescere a ritmo sostenuto, con un +25% che rappresenta un tasso decisamente superiore a quanto registrato negli ultimi anni.
”Il comparto It – sottolinea Perego – è per altro quello nel quale la multicanalità sta trovando applicazione concreta, coniugando in modo innovativo attività sul punto vendita fisico e attività sul punto vendita virtuale”.

Un altro aspetto che Perego pone in evidenza, è l’incidenza dell’export sul volume complessivo del mercato.
Stiamo ancora parlando di percentuali contenute, tuttavia se oggi l’83% del fatturato del comparto ecommerce viene fatto in Italia, l’export arriverà a valere 1,6 miliardi di euro, con una crescita del 21% anno su anno, in prevalenza su abbigliamento e turismo.
Di converso, gli italiani comprano all’estero per 2,8 miliardi di euro, in questo caso in crescita del 17%.

Naturalmente, nonostante l’ottimismo, non tutto è positivo.
Ed è sempre Liscia che pone l’accento sulle note dolenti.
”I problemi sono sempre gli stessi: il nostro è un Paese nel quale Internet viene ancora usato poco, o comunque meno rispetto alla media europea”.
Il confronto con l’Europa sta a cuore a Liscia, che cerca di mettere in evidenza il ritardo che il nostro Paese ha accumulato rispetto agli impegni dell’Agenda digitale europea.
Così, se l’Europa si aspetta che entro il 2015 il 50 per cento dei cittadini europei faccia acquisti online in Italia utilizza l’ecommerce solo il 15 per cento della popolazione.
Parimenti, se l’Europa si attende che entro tre anni il 33 per cento delle piccole e medie imprese acquistino e vendano on line, le pmi italiane sono ferme a una percentuale dell’11% in caso di acquisti online e di un ben più misero 4% nel caso di vendite online.

In questo scenario Netcomm si ritaglia un ruolo di influencer, con azioni condotte sia a livello nazionale, attraverso incontri con il ministero dello Sviluppo Economico per trovare un allineamento con gli impegni dell’Agenda Digitale Nazionale, sia a livello europeo, forte del suo ruolo nel neo costituito consorzio per il commercio elettronico.
”Siamo convinti che ci siano azioni che possono favorire l’innesto di un processo virtuoso di sviluppo. Un processo che deve poggiare su cinque punti fondamentali: lo sviluppo dell’offerta, l’incentivazione sia alla domanda sia all’export, la semplificazione delle regole, lo sviluppo dei sistemi di pagamento, l’affermazione di codici di condotta e di criteri di certificazione”.
Concretamente, le proposte approdate sui tavoli governativi parlano di detassazione dei ricavi delle piccole imprese derivanti da attività di ecommerce B2C sui mercati internazionali, di erogazione di fondi europei coerentemente con gli obiettivi fissati per il 2015, di una riduzione dell’Iva al 10% per l’ecommerce B2C (il riferimento che fa scuola, in questo caso, è l’ebook, con un’Iva al 21% in Italia, e soggetto a regimi fiscali differenti di Paese in Paese), dello sviluppo di nuovi sistemi di pagamento basati sulle piattaforme di home banking, della certificazione dei siti di ecommerce con l’identificazione di marchi di qualità riconosciuti internazionalmente.
”Importante sarà anche la creazione di distretti virtuali digitali e di consorzi di imprese, attraverso opportuni strumenti finanziari, accompagnata dalla creazione di un Istituto per il Commercio Estero Digitale”.
Strumenti indispensabili, secondo Liscia, per superare il nanismo delle aziende italiane.

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