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Immuni al via in 4 regioni, fra dubbi, problemi tecnici e polemiche sterili

Nei mesi scorsi il dibattito sulla app di tracciamento è stato molto caldo e si è ulteriormente acceso da quando la scelta è caduta su Immuni, prodotta da Bending Spoons.

Fin da subito sono emerse grandi discussioni su numerosi aspetti, primo fra tutti quello legato alla privacy.

Molti dei punti critici imputabili ad Immuni sono legati, tuttavia, ad una superficiale conoscenza del mondo di internet e degli smartphone in particolare; in altri casi il dibattito politico ha avuto come campo di battaglia proprio Immuni e le sue possibilità di impiego.

L’inizio concreto della sperimentazione senza dubbio contribuirà a dipanare le nebbie attorno ad uno degli strumenti più controversi per la lotta al coronavirus; mentre scriviamo sono oltre 2 milioni i download della app effettuati tramite i maggior market per smartphone.

Fra le criticità emerse, una riguarda proprio gli store per smartphone, e in particolare i dispositivi Huawei. Il gigante cinese è da tempo nell’occhio del ciclone a causa della guerra commerciale in atto fra Cina e Stati Uniti, con il risultato che sui più recenti modelli di Huawei non possono essere preinstallate le app di Google, prima fra tutte il Play Store.

Nello store proprietario denominato AppGallery, Immuni non è per ora scaricabile.
Sono state riscontrate difficoltà anche con utenti in possesso di smartphone Android o iOS con sistema operativo datato, fattore tuttavia comune a un nutrito numero di app.

Per sapere come gestire Immuni e il contact tracing Covid-19 su iPhone, vi invitiamo a leggere il nostro approfondimento.

Per quanto riguarda lo spettro di un Grande Fratello di Orwelliana memoria, ci riesce difficile comprendere questa improvvisa e veemente ondata di preoccupazione per un mondo, quello degli smartphone, che ha da tempo concesso ampia disponibilità di ogni genere di dato (anche sensibile) per scopi per lo più commerciali.

A chi, infatti, non è capitato di ricevere messaggi di marketing o richieste di recensioni poco dopo essere usciti da un ristorante o un esercizio commerciale?

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Spesso, in queste circostanze, gli utenti condividono pensieri ed opinioni sulla attività appena visitata, e non ricordiamo una analoga presa di posizione contro la raccolta di dati così precisa sui movimenti e sulle azioni di miliardi di individui nel mondo.
Nel caso di Immuni la finalità è senza dubbio più meritoria di una semplice azione commerciale.

Sulla concreta efficacia di questa app si addensano comunque pesanti nubi, non dovute alla realizzazione tecnica, bensì su una serie di scelte politiche che rischiano di limitarne profondamente la reale portata.

Infatti, anche se due milioni di download possono sembrare molti il numero reale degli utilizzatori è sicuramente inferiore.
Ricordiamo inoltre che da tempo gli esperti concordano nel dire che per avere una concreta efficacia Immuni dovrebbe essere utilizzata da almeno il 60% della popolazione; un risultato che oggi appare davvero utopistico.

La decisione del governo italiano di lasciare alla libera scelta di ogni cittadino la possibilità di installare o meno Immuni appare più finalizzata a rasserenare gli animi di chi si sente (inutilmente) minacciato nella propria privacy, che a tutelare l’interesse prevalente della collettività.

Anche la segnalazione del proprio stato di positività a Covid-19 tramite app è lasciata alla libera scelta dell’individuo, e appare evidente quanto questo stoni (ad esempio) con l’obbligo di quarantena in caso di contagio.

Se a questo aggiungiamo che (da alcune settimane) il numero e la gravità dei contagi è in costante discesa, è facile immaginare quanti utenti stiano iniziando a sentire meno la paura del contagio.

Proprio la grande preoccupazione è stata la principale motivazione dietro la sorprendente adesione alle limitazioni imposte dai vari decreti emanati.

Ora che Covid-19 sembra farsi meno aggressivo, c’è da chiedersi quanti italiani useranno Immuni in tutte le sue funzioni per solo senso civico.

Infatti, anche in seguito alla scoperta di essere infetti da Covid-19, rimane alla libera scelta di ogni persona se segnalare la positività attraverso la app, che solo in questo modo potrà inviare la notifica agli altri utenti di Immuni che sono stati in contatto con la persona infetta.

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Contrariamente a quanto detto inizialmente, l’applicazione non registra più la distanza minore di due metri del contatto stretto, ma invia la notifica di esposizione a chi nei quattordici giorni precedenti è stato a contatto per più di quindici minuti con una persona risultata positiva al Covid-19 e che l’ha comunicato tramite Immuni. L’alert viene inviato se tra gli smartphone è stato registrato un segnale tramite bluetooth.

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