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Il caso Facebook: calo di utenti, crollo in borsa e crisi di crescita

Decisamente non il miglior periodo nella storia di Facebook, con il social network al centro di una tempesta perfetta.

Il rebranding in Meta non ha prodotto finora gli effetti sperati, e anzi ha instillato non pochi dubbi in molti analisti. Troppo acerba la tecnologia per la creazione di un vero metaverso, e molte le incertezze.

Ad aumentare le incertezze è arrivato il report annuale di Facebook che, per la prima volta dalla sua creazione, ha visto scendere il numero di utenti.
Un calo marginale, va sottolineato. Ed era anche irragionevole pensare che alla soglia dei due miliardi ci utenti attivi giornalmente ci fossero significativi margini di crescita.

Meta ha comunicato che che questi utenti sono passati da 1,930 miliardi a 1,929 nell’ ultimo trimestre del 2021. Una variazione in controtendenza rispetto alle previsioni degli analisti, e che da sola ha causa il più grande calo di borsa mai registrato a Wall Street, con oltre 200 miliardi di capitalizzazione evaporati in una singola giornata.

Una sovra reazione dei mercati, una presa di beneficio degli operatori di borsa, o il primo segnale di una crisi più profonda?

Facebook, gli scenari e le prospettive del primo grande social network

Moltissimi sono gli interrogativi di persone comuni e addetti ai lavoro sul futuro di Facebook. Meta non ha di certo aiutato a rasserenare gli animi, prendendo inizialmente posizione nei confronti della Unione Europea e del GDPR. Un paventato addio delle piattaforme Facebook ed Instagram al vecchio continente, per non dover gestire in Europa i dati (e relativi data center), è oltremodo improbabile.
Non a caso Meta si è affrettata a ritracciare le proprie posizioni, passando a toni molto più morbidi e collaborativi. Del resto praticamente tutti i big dell’IT hanno aperto data center in Europa (come il recente lancio della Cloud Region di Oracle in Italia).

La realtà è che, probabilmente, Facebook è il primo social network ad affrontare un cambio generazionale. Una piattaforma nata nel 2004, quando le prospettive di Internet e la creazione di contenuti erano profondamente diversi da oggi.

Non è un mistero che le generazioni Y e Z sono molto più predisposte alla multimedialità rispetto alle precedenti, e che la scelta dei social da utilizzare sia rivolta verso piattaforme nate e pensate per loro. L’esempio di TikTok è il più emblematico, così come la creazione di Reels su Instagram sia stato un modo per tentare di replicare il successo della famosa app.

Il metaverso: risposta vincente o salto nel buio?

La preoccupazione all’interno della società di Mark Zuckerberg è palpabile, e non è del tutto infondata. Certo, quasi chiunque vorrebbe potersi preoccupare con quasi 2 miliardi di utenti attivi. Tuttavia, non sarebbe il primo caso di società che cade sotto i colpi del tempo che passa.
L’operazione metaverso è, senza dubbio, la potente risposta di Facebook. Un tentativo di superare di slancio le nuove piattaforme social. Offrendo una tecnologia e, soprattutto, un modo di interfacciarsi diverso e ancor più multimediale rispetto ai concorrenti.
Gli esperimenti di questo tipo, in passato, non hanno avuto molta fortuna (qualcuno ha detto Second Life?). Va anche detto che di tecnologie uscite sul mercato in tempi troppo acerbi ne esistono centinaia. In fin dei conti, una innovazione di successo non è solo una buona idea, ma una perfetta realizzazione proposta al momento giusto.

Solo nel corso dei prossimi trimestri potremo capire meglio verso quale direzione sta andando il futuro di Meta e dei suoi social network. Il tempo per scegliere le soluzioni migliori c’è. Sta al management prendere le migliori decisioni possibili. Ed essere celebrati come coloro che hanno saputo rilanciare Facebook, o come gli artefici del più grande insuccesso della storia informatica.

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