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Data Center Innovation Day, parlano i protagonisti

L’evento principale sui dati del Data Center Innovation Day ha visto protagonisti grandi player del settore come Oracle, OVHcloud e Retelit, dialogando dinamicamente con esperti del mondo accademico.

Paolo Bellavista, professore dell’università di Bologna, ha moderato l’evento sottolineando con forza l’importanza della formazione e delle competenze. La transizione digitale, chiosa Bellavista, deve essere funzionale alle necessità di aziende, organizzazioni e publica amministrazione. Citando il premier francese Bruno Lemer, il professor Bellavista ha richiamato l’attenzione sul ruolo centrale che l’Europa può e deve giocare nelle strategie globali sui dati, in cui i data center hanno un’importanza centrale.

Del resto, come ha ricordato Roberto Leoni di Retelit, i data center sono cos’ importanti da consumare il 3% dell’intera produzione energetica europea. Un numero enorme, che non viene spesso ricordato, e che è destinato inevitabilmente a crescere. Leoni ha ben indicato la complessita dell’equilibrio fra l’indispensabile transizione digitale e il crescente consumo energetico. Infatti, se è impensabile diminuire il fabbisogno di elaborazione dei dati, dall’altra le più recenti tecnologie possono e devono tenere conto dell’impatto ambientale. Tutti i produttori di hardware, chiosa Leoni, sono focalizzati tanto sull’aumento delle performance quanto della riduzione dei consumi.

Data Center Innovation Day, opinioni a confronto

Alessandro Ippolito, VP e Country Manager di Oracle Italia, ha messo in evidenza come il 90% della PA usa la tecnologia Oracle per la gestione dei dati. Un fatto tanto carico di orgoglio quanto di responsabilità, che la società affronta con tutta la serietà possibile. Questo conduce la riflessione di Ippolito ad un tema ricorrente: la necessità critica di professionalità adeguatamente formate. Avere una Data Valley, afferma il VP e CM di Oracle, è un orgoglio nazionale; tuttavia senza persone con competenze e talento il potenziale rischia di essere limitato.

Ippolito ha dichiarato: “noi siamo un’azienda che vive per e con i dati, che davvero sono il nuovo petrolio. Possiamo fare un ottimo percorso in Italia, formando competenze adeguate e garantendo un brillante futuro al sistema Paese nel suo complesso”. Affermazione che ci sentiamo condividere appieno, e su cui lo stesso Paolo Bellavista ha espresso il proprio consenso. Oracle ha dimostrato nei fatti tutta la propria convinzione nell’investire in Italia, anche con la recente apertura della sua prima Cloud Region

Dionigi Faccenda, Italy Partner Program Manager di OVHcloud, nel proprio intervento, ha voluto ricordare le radici fortemente europee della società: “siamo, di fatto, l’unico hyperscaler 100% europeo. Siamo full GDPR compliant e fra i fondatori di Gaia-X”. Un fattore, quello dell’europeità, non banale e su cui il manager italiano ha puntato con forza.
Infatti, Faccenda ha ricordato che almeno l’80% del mercato cloud in Europa oggi appartiene ai grandi attori statunitensi. Non è tuttavia solo la forte componente europea a rendere OVchloud una società di successo: il mercato ha premiato e sta continuamente premiando la qualità dei servizi erogati.

Sergio Bertolucci, già Direttore della Ricerca e Calcolo Scientifico del CERN, ha citato due termini: complicato e complesso. due parole spesso confuse. Mai errore sarebbe più grave in questo caso. Infatti, un problema complicato può essere risolto come il famoso nodo gordiano, tagliato da Alessandro Magno.
Quello che viviamo è invece un periodo complesso, che richiede una risposta diversa da quella offerta in precedenza: “per questo esistono realtà virtuose come Bi-Rex, in cui aziende altrimenti competitor si trovano a collaborare proficuamente, creando sinergie di cui tutti possano godere nel quotidiano”.

L’importanza dei servizi, nel mondo del cloud e dei data center, è assolutamente centrale. Anzi, sono proprio i servizi a generare valore e a giustificare (di fatto) l’esistenza stessa del cloud computing. Lo ha affermato Luca Foschini, professore associato dell’università di Bologna. Fondere cloud pubblico con data center cloud-based è quello che generalmente viene chiamato cloud ibrido; Essere “ibridi” è però anche un modo di essere e di operare. Lavorare assieme fra privato e pubblico, convincendo le aziende a cedere in parte la propria sovranità per un bene maggiore e condiviso. Un percorso che consente anche ai giovani di acquisire competenze e formazione che, in ultima istanza, agevola le aziende stesso. Così come sarà sempre più importante

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