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Darktrace, l’obiettivo è arrivare a una cyber resilienza

Come coniugare cybersecurity e smart working, due pilastri irrinunciabili della nuova normalità? Si tratta di un passaggio fondamentale nel percorso verso la trasformazione digitale italiana, in molti casi affrettata a causa della emergenza coronavirus. Abbiamo chiesto un autorevole opinione a  Mariana Pereira, Director of Email Security Products di Darktrace.

Secondo Pereira la prima priorità è certamente la cybersecurity della forza lavoro in smart working dinamica. È evidente come oggi non esistano più unicamente due nette e distinte categorie di lavoro “da casa” e “dall’ufficio”: chi lavora lo fa in modo dinamico, da qualsiasi luogo. La tecnologia ha permesso la rapida transizione verso questa nuova modalità di lavoro e continuerà a svolgere un ruolo centrale nel mantenimento dell’efficienza della stessa.

Proteggere i lavoratori oggi significa scegliere un approccio innovativo per migliorare la visibilità e il controllo e per farlo è necessaria un’Intelligenza Artificiale in grado di supervisionare gli ambienti di collaborazione, le reti sia on-premise che ibride e in cloud, le caselle di posta dei dipendenti.

In secondo luogo è importante acquisire la consapevolezza del fatto che il ritorno in ufficio non ci porrà automaticamente al riparo dalle minacce informatiche. Non possiamo dare per scontato che se il lavoro a distanza ha aperto delle falle di sicurezza queste possano automaticamente chiudersi e scomparire con il ritorno in ufficio.

Mentre le organizzazioni stanno ripianificando il ritorno al lavoro, gli hacker pensano a nuovi modi per poter guadagnare illecitamente a discapito dei grandi cambiamenti in atto.

Ciò che è certo è che realizzeranno campagne che sfrutteranno le modalità di smart working per mettere a rischio la cybersecurity, con attacchi di spear-phishing altamente mirati, inviando ai dipendenti, ad esempio, email che fanno riferimento alle linee guida di distanziamento sociale per il ritorno in ufficio, spacciandosi per il loro dipartimento HR o per il loro CEO.

L’emergenza sanitaria ha forzato le organizzazioni ad accettare la trasformazione digitale attraverso il cloud e il SaaS ed è molto probabile che questi strumenti rimarranno nel loro stack tecnologico – così come i problemi di sicurezza e visibilità derivanti dalla loro adozione persisteranno anche post pandemia.

La cosa più allarmante è che i dipendenti che si sono collegati all’infrastruttura aziendale dalle proprie case potrebbero introdurre sul posto di lavoro dispositivi compromessi. Gli hacker o i malware potrebbero rimanere “dormienti” all’interno dei loro dispositivi in attesa di colpire proprio quando si ritorna in ufficio, connessi alle reti aziendali.

Mariana Pereira
Mariana Pereira

Infine, come terza priorità, la manager di Darktrace sottolinea l’importanza di adottare un nuovo approccio basato sulla comprensione del modello di vita di ogni elemento dell’organizzazione e sulla necessità di realizzare una difesa in profondità.

Oggi quando si parla di cybersicurezza non basta più pensare solo all’adozione di password e firewall forti. Le organizzazioni devono porsi come obiettivo la costruzione di una cyber resilienza che abiliti la cybersecurity in tutta la propria infrastruttura, dagli strumenti di smart working alle piattaforme cloud, agli endpoint, alle caselle di posta elettronica, ai dispositivi IoT fino ai sistemi di controllo industriali.

Solo aggregando tutte le informazioni – e comprendendole – le aziende saranno realmente in grado di difendersi in profondità. Questo tipo di approccio olistico alla sicurezza dell’infrastruttura digitale non rappresenta più solo una semplice esercitazione marginale da svolgere secondariamente, ma rappresenta una questione di sopravvivenza per l’azienda stessa, anche quando si tratta organizzazioni ben strutturate.

La realtà è che solo l’intelligenza arrificiale è in grado di tenere il passo con questi ambienti in rapida e costante evoluzione: il numero di dispositivi, le piattaforme software e gli strumenti utilizzati così come i comportamenti degli utenti sono oggi più che mai variabili e non rimangono statici.

 

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