Home Digitale Clusit: la cybersecurity deve essere la priorità numero uno nel 2022

Clusit: la cybersecurity deve essere la priorità numero uno nel 2022

L’intervista a Gabriele Faggioli di Clusit. A distanza di un anno dal varo a livello europeo del recovery plan, che in Italia ha portato al PNRR, 01net realizza un’inchiesta, basata su un ciclo di interviste con le principali società che operano in Italia nell’ICT sulla loro strategia per la digitalizzazione delle aziende italiane nel 2022.
Parliamo con loro di quattro temi cardine della trasformazione digitale: resilienza, cybersecurity, cloud, sostenibilità ambientale e sociale e le risposte consentono di costruire la mappa di partecipazione delle realtà ICT alla crescita del Paese in senso digitale.
E c’è un tema in più, il quinto: con spirito consulenziale, chiediamo di fornire agli imprenditori italiani un’idea in più, capace di produrre valore immediato sul piano dell’efficienza e della competitività.

Per Clusit ci ha risposto il Presidente, Gabriele Faggioli.

Un anno dopo il Recovery Plan, a che punto siamo con la reale trasformazione del Paese: con quali soluzioni, competenze e servizi partecipate alle missioni del PNRR che coinvolgono il digitale?

Siamo ancora all’inizio e, soprattutto con riferimento alla cybersecurity, non è ancora possibile, dalla nostra prospettiva, fare valutazioni. Ci aspettiamo però tanto sia dagli investimenti in trasformazione digitale, che deve per forza essere sicura, che dallo sviluppo del cloud nazionale. Abbiamo davanti anni decisivi e speriamo quindi che le risorse che saranno messe a disposizione vengano utilizzate al meglio.

Il 2021 è stato l’anno in cui il tema della cybersecurity è atterrato in tutte le imprese. Quali prospettive concrete vi siete dati per il 2022?

Il Clusit ha come missione principale quella di aumentare la consapevolezza del rischio cyber in Italia. Considerati i dati relativi al primo semestre dell’anno che abbiamo presentato recentemente nel Rapporto Clusit 2021, è evidente che siamo in una situazione critica e che in Italia non sono ancora sufficienti gli investimenti e, pertanto, restiamo un Paese fortemente vulnerabile.
Sono aumentati moltissimo a livello mondiale i casi gravi e l’impatto medio è nettamente più rilevante per chi subisce gli attacchi. Settori di mercato importantissimi come quello sanitario sono sotto una pressione costante per i vantaggi economici che gli attacchi soprattutto in modalità ransomware unita a esfiltrazione di dati riescono a portare ai criminali. Si tratta di una vera e proprio emergenza, fino a poco tempo fa ampiamente sottovalutata. Nel 2022 continueremo quindi con le nostre attività di elaborazione di dati, con la organizzazione di eventi specifici al fine di far crescere la consapevolezza nel sistema Paese.

Componente fondamentale della trasformazione digitale è il cloud. Quali sono le scelte che dovranno compiere le aziende italiane nel 2022?

La transizione al cloud, sia infrastrutturale che applicativo, è di fatto in corso. I dati dell’osservatorio del Politecnico di Milano dicono chiaramente che moltissime realtà stanno scegliendo il cloud per motivi di scalabilità, di efficienza, di aggiornamento tecnologico e di sicurezza (basti dire che a fronte di una spesa di tutta l’Italia in sicurezza informatica di 1,4 miliardi di euro in un anno le sole Microsoft e Google hanno annunciato un piano di investimenti in cyber sicurezza di trenta miliardi di dollari in 5 anni).
Ci sarà anche il Cloud Italiano, come annunciato dal Ministro Colao nella Strategia Cloud Italia, che vedrà la presenza soprattutto delle pubbliche amministrazioni.
Sono passi fondamentali verso un’Italia più moderna e che speriamo riesca anche a generare iniziative imprenditoriali importanti, ricerca e capacità di creare innovazione e tecnologie.

L’idea ICT del 2022

Se doveste proporre un unico investimento (prodotto, soluzione, metodologia) a un’azienda italiana, una scelta capace di produrre da subito un beneficio a livello di efficienza e competitività, su cosa verterebbe il vostro consiglio?

Non dimentichiamo che la nostra economia, fatta di piccole e medie imprese, occupa un posto di prim’ordine nella produzione di beni industriali a livello mondiale. Le nostre fabbriche e le nostre aziende negli ultimi due anni si sono aperte al digitale in maniera rapidissima, tuttavia, spesso poco strategica, senza investimenti sufficienti, né in competenze, né in tecnologie. Il risultato è, spesso, un ampliamento della loro superficie di attacco, con scarse o nulle difese e un’esposizione grave ai rischi cyber. Riteniamo che una delle priorità per l’intera nostra economia nel 2022 sia indubbiamente il ripensamento delle strategie di cyber security aziendali.
Clusit ritiene inoltre fondamentale rafforzare la filiera della sicurezza cyber anche con progetti di partenariato tra Pubblico e Privato, che possano supportare l’innovazione delle imprese, con particolare attenzione alle PMI. Un punto chiave sarà favorire la transizione al cloud, con le opportune certificazioni di sicurezza e, più in generale, accelerare il processo di adozione di prodotti e tecnologie che soddisfino requisiti minimi di sicurezza, come per altro previsto dal Cybersecurity Act europeo.

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