Home Mercato Attiva Evolution, le nuove tecnologie e strategie chiare per uscire dalla crisi

Attiva Evolution, le nuove tecnologie e strategie chiare per uscire dalla crisi

L’emergenza Covid-19 si sta trasformando da sanitaria ad economica: per affrontare questa nuova sfida, Attiva Evolution punta su strategie ben definite e scouting attento sul mercato.

Il distributore veneto ha chiuso il 2019 e iniziato il 2020 con fatturato trainato da cloud, cybersecurity e Ucc. Mercati in grande crescita ma che richiedono un costante impegno; per questo Attiva Evolution continua il proprio scouting per portare anche in Italia soluzioni innovative.

Il cloud storage è uno dei focus su cui si sta concentrando la ricerca, per poter offrire ai partner soluzioni as-a-service anche in questa ottica.
Facendo riferimento alla cybersecurity, il manager ha citato le tecnologie Identity & access management (IAM) e Privileged Access Management (PAM): si tratta di soluzioni che avranno presto un crescente successo sul mercato, secondo Lorenzo Zanotto, B.U Sales Manager di Attiva Evolution.
Zanotto ha anche sottolineato l’importanza, per la società veneta, di portare sul mercato proposte che siano anche a misura di Pmi. Troppo spesso, infatti, le piccole imprese rimangono escluse dalle tecnologie best in class.

Inoltre, lo scouting viene fatto seguendo una strategia ben precisa: identificare soluzioni innovative ma al tempo stesso non inflazionate, permettendo ai reseller di distinguersi sul mercato senza entrare in competizioni basate solo sul prezzo.
Attiva Evolution si è quindi mossa con opere di evangelizzazione nei confronti del proprio canale. Non potendosi più organizzare le tappe del tour (già avviato ma di cui solo una tappa portata a termine) è il web in canale di riferimento per queste attività.

Lorenzo Zanotto
Lorenzo Zanotto

Peraltro, si tratta di una attività molto importante in questo periodo storico: una parte rilevante del mondo dei professionisti IT si è trovato spiazzato dall’arrivo della pandemia. Il cambiamento imposto è stato drastico e globale.
Molte realtà aziendale, di ogni settore, si sono dovute attrezzare sia da un punto di vista tecnologico che culturale. Una spinta poderosa verso la trasformazione digitale, anche se l’assoluta urgenza con cui molte organizzazioni hanno dovuto operare non ha permesso una adeguata progettazione e pianificazione.

Non a caso Zanotto ha rimarcato come la tecnologia oggi utilizzata da organizzazioni e istituzioni sia spesso basata su offerte gratuite ma limitate nel tempo: queste realtà, a fine emergenza, si dovranno strutturare per adottare scelte definitive in questo senso.
Purtroppo, continua il manager, parte delle aziende saranno costrette a tornare alle attività solo on premise. La ragione? È tanto semplice quanto disarmante: le infrastrutture di base, connettività a banda larga su tutte, sono troppo spesso insufficienti e diffuse a macchia di leopardo.
La mole di dati che viaggia è in crescita esponenziale; altrettanto in Italia non possiamo dire  per la diffusione di una banda larga degna di questa definizione. Il manager si è dichiarato anche poco ottimista sull’impatto, quantomeno nel breve termine, delle reti 5G.

La visione proposta della situazione italiana è senza dubbio complicata. Da un lato i grandi system integrator che possono contare su liquidità sufficiente a superare questo periodo di chiusura prolungata, dall’altro un enorme numero di piccoli e medi partner sul cui futuro sembrano addensarsi nubi molto cupe. Per questi ultimi, la chiave della sopravvivenza passa attraverso operazioni di fusione o partnership (Zanotto ci ha riferito di essere a conoscenza di alcuni movimenti in questo senso). Senza dubbio, chi aveva investito su se stesso in tempi non sospetti, elevando le proprie competenze e puntando con decisione sul mondo as-a-service sarà in posizione privilegiata non appena il mercato tornerà ad essere profittevole. Difficile, conclude il manager di Attiva Evolution, immaginare a breve termine strategie di investimenti significativi da parte delle aziende italiane sul segmento IT: dopo mesi a fatturato zero, è probabile che molti attendano di avere i capitali necessari, oltre ad avere ragionevoli certezze sulla stabilità della situazione sanitaria.

 

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