Altri 15.600 tagli per Ibm

Ancora una volta, la unit più colpita resta quella dei servizi, ma si tratta di una scelta obbligata dopo i risultati finanziari dello scorso Q2 e l’acquisizione della divisione consulenza di PriceWaterhouseCoopers

14 agosto 2002 I conti in casa Ibm non tornano ancora, e il colosso torna a licenziare.
Entro la fine del prossimo mese, la società ha fatto sapere che lascerà a casa altri 15.600 dipendenti, il 5% circa della propria intera forza lavoro. Una decisone, quest'ultima, palesata ormai da settimane e confermata dai risultati finanziari del secondo trimestre scorso. Stando a quanto
reso noto dal management, 14.213 tagli avrebbero già riguardato la
divisione Global Services, la unit più profittevole degli ultimi anni, ma anche la
più colpita dai provvedimenti intrapresi dal colossso per risanare i propri
conti in rosso. Nel round successivo, che avrà luogo a breve, altri 1.400
dipendenti dovranno, invece, lasciare il proprio posto all'interno della unit
Microelectronics. A onor della cronaca va, però, ricordato che l'acquisizione,
portata a termine lo scorso mese, della divisione servizi e consulenza di
PriceWaterhouseCoopers, per 3,5 miliardi di dollari, prevede l'integrazione di
circa 30mila dipendenti all'interno della corporate.

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