10 cose da sapere sul futuro di Foxconn

Prima l’acquisizione di Sharp, poi quella dei cosiddetti feature phones di Microsoft. Il colosso taiwanese Hon Hai Precison Industries, meglio nota come Foxconn, si muove sul mercato con due mosse dalle diverse interpretazioni.

Già presente nell’azionariato dello storico brand giapponese con una quota del 10%, Foxconn ha recentemente completato l’acquisizione della maggioranza delle azioni di Sharp con un’offerta di 389 miliardi di yen, circa 3,06 miliardi di euro (3,5 miliardi di dollari), inferiore a quanto previsto inizialmente.

Con questa mossa, il leader mondiale nella costruzione di componenti elettronici prende il controllo di circa due terzi del capitale sociale di Sharp, da tempo con i conti traballanti.

Meno perigliosa la trattativa con Microsoft che, per 350 milioni di dollari si è accordata con Hmd Global Oy e Fih Mobile, una delle società di Foxconn.

In particolare, la nuova società finlandese Hmd Global Oy, nata ai tempi dell’acquisizione Microsoft-Nokia, acquisisce la responsabilità del rilancio del brand Nokia con la promessa di non farlo sparire dal mercato mentre Foxconn, nell’identità di Fih, sembra essere molto più interessata alla fabbrica vietnamita di Microsoft in cui si assemblavano i Nokia e che impiega 4500 persone.

Lasciando in attesa degli eventi il brand Nokia, riassumiamo in 10 punti gli scenari che si prospettano per Foxconn e soprattutto per il mercato.

1. La Cina conquista il Giappone

Dopo Nissan Motor, Sharp è il secondo grande produttore giapponese acquisito da un’azienda straniera dal dopoguerra a oggi. Ma si tratta della più grande acquisizione di una azienda giapponese da parte di una asiatica.

2. Sol calante

La perdita del brand Sharp è una delle conseguenze della crisi che ha colpito il Giappone. Nel 2015 le aziende straniere hanno fatto la spesa per quasi 9 miliardi di dollari, il doppio del valore del 2010. In particolare le aziende asiatiche hanno contribuito per 2,15 miliardi di dollari, un valore circa 4 volte maggiore rispetto al 2010.

3. Perché Foxconn

Due banche giapponesi, Mizuho e Mitsubishi Ufj, hanno rappresentanti nel board Sharp ed entrambe stanno soffrendo, molto. Alla strategia protezionistica del governo giapponese che proponeva una cordata hanno preferito il contante di Foxconn.

4. Perché Sharp

Intanto perché andava via con (relativamente) poco. Ma non solo. Da quanto si è capito, c’è da specificare che il brand Sharp non sparirà, anzi. L’iniezione di contante che arriva da Taiwan servirà a convertire le fabbriche di Sharp alla produzione di pannelli Oled per smartphone e tablet. 1,85 miliardi di dollari, in particolare, serviranno proprio a questo.

5. I conti della serva

Foxconn prevede per una fab una produzione di 50 milioni di pannelli Oled flessibili da 5,5 pollici all’anno. Se il prezzo medio è di 80 dollari l’uno, quanto fatturerà la fabbrica, una sola fabbrica, dopo un anno? Sono 4 miliardi di dollari.

6. Apple è contenta

Attualmente gli iPhone montano pannelli Lcd in polisilicone a bassa temperatura. Ciò garantisce alta risoluzione ma altrettanto alto consumo. Dunque, Apple potrebbe pensare di buttarsi sugli Oled ma attualmente chi è il maggior produttore di Oled? Samsung. Pur di non doversi affidare all’odiato concorrente per i suoi nuovi schermi, Apple favorirebbe in ogni modo la conversione della fabbrica Sharp/Foxconn.

7. Due mondi diversi

Se l’integrazione della produzione andasse a buon fine, Foxconn si troverebbe in mano il 21% del mercato dei pannelli Lcd. Ma come faranno ad andare d’accordo due mondi completamente diversi, e ostili, come la Cina (Taiwan) e il Giappone?

8. Foxconn chi?

Il consumatore della strada non sa chi è Foxconn. Anzi, l’ha conosciuta in circostanze tragiche, a causa dei suicidi o delle condizioni di lavoro. Acquisire Sharp avrà una rilevanza sotterranea, ma potrebbe diventare anche un’opportunità per aumentare la conoscenza del gruppo, infatti il marchio Sharp per ora non sparirà.

9. Il gioco delle tre carte

Nella triangolazione Microsoft-Fih-Hmd non si capisce ancora chi ne esca vincitore. Non certo Microsoft che nemmeno un anno fa ha speso 7,6 miliardi di dollari per acquisire Nokia e ora ha intascato appena 350 milioni di dollari dalla vendita, di fatto, di una fabbrica. Fabbrica vietnamita in cui si producono i telefoni di fascia bassa, ex Nokia. Foxconn acquisisce una fabbrica di smartphone “in zona”, ha un brand consumer, due soldini può sperare di farli.

10. Terry Gou

Il 65enne fondatore di Foxconn non si è lanciato in facili entusiasmi. Partito con un prestito chiesto alla mamma, ha un patrimonio di circa 6 miliardi di dollari, è il quarto uomo più ricco di Taiwan, il 228mo miliardario della lista di Forbes. Ha messo a capo delle operazioni in Giappone il suo uomo migliore, il suo storico braccio destro, Tai Jeng-Wu, che conosce benissimo il giapponese e che deve la sua fama al contratto stipulato con Sony ai tempi della PlayStation 2.

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