Steve Felice (Dell): nessuna uscita dai pc

A colloquio con il presidente e chief commercial officer di Dell. Le strategie, il significato del delisting, il focus sui pc e una dichiarazione di intenti: non vogliamo essere un’altra Ibm.

”Non vedrete Dell fare un passo indietro dal mondo dei pc”.
Non ha esitazioni Steve Felice, presidente e chief commercial officer di Dell, di passaggio in Europa, e in Italia in particolare, per una serie di incontri.
La domanda sulle implicazioni di quel delisting annunciato oramai due settimane fa era inevitabile nel corso dell’incontro con la stampa, così come la curiosità sul significato di quell’appoggio da parte di Microsoft.
Felice si attiene alla discrezione d’obbligo, visto che non c’è ancora un’approvazione definitiva all’operazione di riacquisto delle azioni da poco annunciata e parla, così come le cronache dei giorni scorsi, di un delisting legato alla volontà di potersi muovere con maggiore celerità e prontezza, senza dover sottoporre allo scrutinio della Borsa tutte le operazioni strategiche.
Poi ironizza: ”L’Italia è l’unico Paese nel quale c’è stato un equivoco sulla portata del contributo di Microsoft. In realtà si tratta di un accordo molto semplice: Microsoft ha fatto un prestito a Dell, accollandosi parte del debito. Tutto qui”.

Poi torna a focalizzarsi sulla visione strategica.
C’è un punto sul quale Steve Felice pone l’accento durante tutta la chiacchierata: l’adesione agli standard aperti.
”Tre-quattro anni fa Dell ha iniziato un percorso di trasformazione, basandosi sui trend che si vedevano nel mercato. Un percorso, va detto, basato su tecnologie standard, adottate in modo pervasivo lungo tutta la gamma, ben lontano da quell’approccio proprietario che per anni ha caratterizzato altri player”.
Felice definisce Dell l’unica azienda totalmente devota a un approccio open standard, non solo quando si parla di pc, ma anche quando il focus si sposta verso server, lo storage, il system management e la sicurezza.

Non può non parlare delle acquisizioni, il manager, visto che sono state l’asse portante di questo percorso evolutivo. Hanno consentito alla società di ampliare il portafoglio di competenze e tecnologie, fino a divenire un provider di soluzioni end-to-end.
”E’ importante sottolineare che le nostre acquisizioni hanno puntato non solo a rafforzare l’offerta nel datacenter, ma anche ad ampliare il portafoglio di soluzioni per gli utenti finali”.
Felice pensa all’acquisizione di Wyse e a tutto quanto è legato alla desktop virtualisation, ma anche a Windows 8 e ai nuovi tablet che indirizzano i bisogni dell’utenza professionale, ”così come prima non erano mai stati indirizzati”.
Perché il solo device non basta: per le imprese ci vogliono sicurezza, networking, compatibilità del software, Vpn, ambienti protetti, servizi, bisogni che Dell indirizza con la sua nuova offerta.
”Sui nostri tablet, ad esempio, ci sono slot per la cifratura, per mantenere i dati protetti. È una caratteristica poco interessante per l’utente consumer, ma di assoluto rilievo per il segmento commercial, che ha bisogno di dispositivi sicuri e gestibili”.

Il secondo punto, dopo gli open standard, sul quale Felice pone l’accento è quello che definisce ”scalable design”, vale a dire lo sviluppo di soluzioni scalabili, in grado ai adattarsi ai bisogni di aziende di tutte le dimensioni.
Va detto, tuttavia, che per Dell finora il focus si è spostato molto sul cosiddetto mercato midsize, sul quale vanta una buona presa: ”Molti dei nostri competitor si focalizzano o sull’high end o sul piccolo, ma non sul medio, al quale guardiamo invece noi”.
È comunque chiaro che la vocazione della società fondata da Michael Dell resta il mondo commercial, cui si attribuisce di fatto l’80 per cento del fatturato. Una percentuale, per altro, non destinata a cambiare in futuro: le crescite attese sono legate soprattutto al fronte datacenter e al software.

Nessun disimpegno, però, e sia chiaro, dal fronte del client, che ancora è un business sano e sul quale l’azienda fa profitto.
”Lo scorso anno c’è stato un rallentamento generalizzato su questo comparto, ma non possiamo dimenticare che il pc è ancora il tool di produttività predominante per le aziende: cambiano i form factor, ma le persone continueranno a utilizzare un pc per svolgere le loro attività”.
Certo è un’area in profonda evoluzione, nella quale è necessario pensare a una più stretta interazione tra cloud e computer, nel quale il software virtuale finirà per avere un peso diverso da quello residente, nel quale la compatibilità è importante.
”Ma ci sarà una accelerazione in questo senso e non vedrete certo Dell arretrare su questo punto”.
Anche sui tablet Felice è possibilista: Così come li conosciamo oggi non sostituiscono il notebook. Devono evolversi verso la produzione di contenuti. Ma ancora devono migliorare, in termini di potenza, di corredo, di memoria. Certo è che se si ci aggiunge la memoria, una tastiera, la potenza elaborativa, allora torniamo a parlare di un notebook tradizionale. Bisognerà vedere”.
E poi non bisogna perdere di vista la realtà: perché se è vero che sui mercati particolarmente maturi il tablet sta in qualche modo cannibalizzando le vendite di pc tradizionali, ci sono altri mercati, come l’India di cui parla il manager, nei quali la penetrazione del pc è ancora al 5%. E in queste aree il reddito non è tale da consentire l’acquisto di tre dispositivi per ciascun utente: ”E in una strategie mono-device, il device finisce per essere un pc tradizionale”.

”Non abbiamo né intenzione né desiderio di uscire dal mercato dei pc. Non vogliamo essere un’altra Ibm”, afferma con forza Felice, richiamando le differenze con Big Blue, a partire dal focus sulle soluzoni industry standard rispetto a quelle proprietarie, passando per i differenti modelli di profittabilità.

Quanto alle opportunità di crescita, Felice le vede evidentemente nel cloud computing, dove Dell è presente con una poliedricità di ruoli: ”In primo luogo diamo potenza al cloud: no dimentichiamoci che i server Dell alimentano almeno metà della cloud attuale. Da Facebook a Salesforce.com tutti i servizi principali sono realizzati su tecnologia Dell”.
Dell poi è presente quando si tratta di connettere servizi proprietari e servizi in cloud, grazie ad esempio all’acquisizione delle tecnologie Boomi, o di mettere in sicurezza i dati nelle cloud private dei suoi clienti, o ancora di effettuare testing automatico e online delle applicazioni.
Big data e analytics sono altri due segmenti interessanti nei quali Dell ritiene di dover essere presente, fermo restando il suo approccio standard based: ”Microsoft ad esempio, ha un tool di analytics spettacolare: noi possiamo renderlo disponibile ai nostri clienti, perché le appliance le sappiamo fare”.

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