La nuova maturità del cloud

logo OracleChe non sia più tempo di utilizzare il tempo futuro per parlare di cloud è ormai chiaro.
In quale misura però il cloud è diventato e sta diventando realtà è forse meno evidente.

Ci ha pensato una ricerca promossa da Oracle e sviluppata da IDG Connect a dare una dimensione più precisa al fenomeno.

Il primo dato che balza all’occhio è che già oggi il 60 per cento delle imprese del campione di riferimento (300 gli intervistati nell’area Emea) ha adottato a livelli medi se non maturi il cloud privato. Una percentuale significativa, destinata a salire all’82% nel giro dei prossimi due anni.
Pur essendo dunque il cloud privato sembri al momento la via preferenziale al cloud, restano le preoccupazioni in materia di sicurezza (citata dal 55 del campione), di integrazione con le applicazioni presenti in azienda (47%) o ancora rispetto alle competenze realmente disponibili (45%) e ai costi associati all’acquisto dell’hardware necessario.

Il cloud è comunque entrato in una fase di maturità.
Per poter attivare i progetti cloud, soprattutto se in modalità private, le aziende devono essere sicure di avere la governance sotto controllo, così come dichiara il 34 per cento degli interpellati, devono muoversi verso la standardizzazione dell’IT, come indicato dal 27% dei rispondenti, devono avere il supporto dei progetti cloud da parte dei decisori aziendali (25%), devono essere pronte al change management dell’It (17%).

Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, le tendenze evidenziate dal rapporto vedono, probabilmente anche in relazione a tutti gli aspetti fin qui elencati, un crescente utilizzo di forme di cloud ibrido, che vede propenso il 36% delle imprese, con un progressivo ridimensionamento del cloud privato (32%) e ancor di più di quello pubblico (17%).
Non solo.
Se finora in ambienti cloud privati l’approccio SaaS è preponderante rispetto al DaaS (Database as a service), quest’ultimo entro i prossimi due anni sarà destinato a diventare la forma più importante di cloud privato.

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