Forum PA: Entriamo nel merito

La ventesima edizione apre con un’autovalutazione dell’attività della PA. A partire da quella di Brunetta: se la riforma non diventa legge, si dimetterà. Ma se diventa legge, chiede l’aiuto di tutti

Il convegno inaugurale “PA un anno dopo: facciamo il punto”: al termine di un anno di governo, Brunetta torna a Forum PA per rendere conto a cittadini, impiegati pubblici e giornalisti delle attività e dei risultati di un anno di lavoro. Tante le questioni da chiarire sui cento “oggetti di innovazione”dichiarati come attività svolta in dodici mesi. “Molti avevano detto che i miei erano solo annunci senza sostanza: manderò il materiale a Eugenio Scalfari per sapere se si ricrede”, dirà il Ministro in sala stampa.

Dopo un’intensa attività inaugurale condivisa con le altre cariche istituzionali, il Ministro arriva alle puntuale alle 11:30.Anziché i soliti palchi elettoral-scolastici, l’allestimento prevede un colloquiale salottino, che meglio dispone alla conversazione tra il Ministro ed Andrea Pamparana, vicedirettore del Tg5, noto anche come “l’indignato speciale” nel mondo dei malfunzionamenti della PA. Gli argomenti principali verranno argomentati anche con spunti tra quelli pervenuti sul forum “Confronti PA”.

La domanda iniziale riguarda la burocrazia: come fare a togliere a questa parola la valenza di nemico?
“Il sistema della PA costa un cifra spaventosa come 300 miliardi l’anno. In caso di inefficienza la PA non è un’azienda e non può chiudere, ma può migliorare. Noi non puntiamo ad un obiettivo medio, bensì all’eccellenza”, ovunque sia la democrazia, ovvero in giustizia, scuola, salute, sicurezza ed anche burocrazia. Non possiamo accontentarci, continua il Ministro: “in Italia spendiamo quanto le altre PA ed abbiamo un capitale umano migliore di quello delle aziende, ma le regole sono balorde e né politica, né sindacato né dirigenza hanno fatto il loro dovere. A parità di soldi -non ho mai detto che voglio tagliare- voglio cambiare le regole verso l’eccellenza. Tutti i nostri servizi devono diventare i migliori d’Europa”.

La sala è strapiena, forse gli spettatori in piedi sono quasi quanti quelli seduti.
“I forti non hanno bisogno di uno Stato efficiente: anche la giustizia si compra, attraverso gli arbitrati. Ma la gente normale ne ha bisogno. Io da giovane ho scelto di stare dalla parte della gente normale e se questo vuol dire essere riformisti, allora sono riformista. Dico questo al mio amico Gad Lerner, che dice che sto dalla parte dei padroni”.

Nessun taglio
Ogni transazione della PA deve poter essere giudicata. Mettendo voce e piedi dei cittadini la PA può essere valutata e giudicata e possiamo raggiungere un incremento delle prestazioni della PA anche del 50%. E sempre a parità di spesa: a differenza di quanto dice la signora Bignardi, io non ho mai chiesto tagli. Ciò non è contro la contrattazione.
L’efficienza passerà per tagli di stipendi e tagli di teste. “Come in tutte le rivoluzioni”, propone Pamparana, “molti temono che in un’ondata moralizzatrice la propria testa verrà tagliata anche senza effettiva ragione”.

“Sono troppo intelligente per fare di ogni erba un fascio, anche se qualcuno ha cercato di farmelo dire”, spiega il Ministro senza cambiare tono di voce. “Credo in modelli di valutazione e trasparenza, altrimenti l’assenteista viene trattato come il lavoratore responsabile. Sto rompendo questo stato di cose, ho bisogno del vostro aiuto”.

“E’ sempre un problema di testa”, ripete Brunetta. “Il dipendente deve potersi fidare del proprio datore di lavoro. La politica ha fatto clientelismo, il sindacato ha preferito il consenso alla customer satisfaction. Ne prendo atto, ma si può cambiare”.

Molti sono i canali, vecchi e nuovi, ai quali il cittadino può ricorrere per comunicare, segnalare, protestare con il settore pubblico. Rispondere al cittadino in maniera diretta espone anche al rischio di azioni coordinate, come mostrano le notizie che riguardano qualsiasi sistema di questo tipo. Non è un rischio? “No”, tranquillizza l’innovatore: “stiamo creando un sistema di customer satisfaction che sembra funzionare”.

Il sistema proposto si compone di molti ingranaggi che stanno mostrando la loro posizione e struttura, onde ottenere il funzionamento della PA italiana all’eccellenza europea. Per raggiungere questo obiettivo la legge è solo uno strumento che va posto in opera e invocato da molti, se non da tutti. Ad esempio, “le public utilities non sono PA ma partecipate. Si diano una regolata anche loro”, perché lavorano bene ma dovrebbero lavorare meglio.

Approvare l’efficienza
Si parla di modifiche proposte da altri ministri, di class action pubblica e del rischio di esplosione dei tribunali, di legge specifiche, della responsabilità del dirigente d’indicare un quarto di dipendenti fannulloni. Ma il discorso complessivo resta importato al benchmarking e Brunetta chiarisce la sua stessa posizione. “Da domani il decreto legislativo sulla riforma della PA” diventerà attivo. “Poi avrò 60 giorni, dopo i quali o concluderò positivamente la questione o se qualche potere forte mi bloccherà, io mi dimetterò.”
Su questo argomento c’è una critica in sala: “quando lei dice che se i poteri forti la fermano, io rabbrividisco. Chi possono fermarla, i sindacati?”
“Sì”, risponde il ministro. L’argomento sembra minato, ma non lo è. “Se per esempio il sindacato lancia uno sciopero generale che non va verso i cittadini e il mio governo non mi sostiene, me ne vado”.
Ma non c’è solo il sindacato. “Un altro potere forte sono le public utilities, che spesso non fanno bene il loro mestiere ma fanno bene lobby. Io non ho a che fare con il sistema bancario, ma anche quello è un potere forte. I poteri forti non sono sempre negativi, ma spesso sono egoisti”.
Dell’e-government entro il 2012 il ministro riferisce in sala stampa. “Forse riusciremo a completarlo addirittura prima”. Altra affermazione forte, da riportare con ottimismo.
Dopo questa overdose di dichiarazioni, inizia il conto alla rovescia per l’efficienza. E per Brunetta. Appuntamento a metà luglio, certo in Parlamento. Poi forse al mare.

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