C’è il nuovo Codice dell’amministrazione digitale: via la carta dalla PA

A dieci anni dal varo è arrivata la nuova versione del Codice dell’amministrazione digitale, il CAD.

Il decreto legislativo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 9 del 12 gennaio e consiste in un testo unico che riorganizza la materia delle informazioni e dei documenti in formato digitale.

Al primo punto della finalità il Codice dell'amministrazione digitale dice che “Lo Stato, le Regioni e le autonomie locali assicurano la disponibilità, la gestione, l'accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell’informazione in modalità digitale e si organizzano ed agiscono a tale fine utilizzando con le modalità più appropriate e nel modo più adeguato al soddisfacimento degli interessi degli utenti le tecnologie dell'informazione e della comunicazione”.

Nasce il domicilio digitale

Una dichiarazione che si traduce nella creazione del Domicilio digitale.

Probabilmente entro il periodo estivo, ogni cittadino avrà facoltà “di indicare al comune di residenza un proprio domicilio digitale”.

Poi, se in possesso di Pec e Spid, il cittadino potrà ricevere tutte le comunicazioni della Pubblica amministrazione.

A oggi i possessori di Spid sono poco più di due milioni di persone. Un po’ più di tempo, si parla del 2019 sarà necessario invece per la cittadinanza digitale. In questo caso si parla di una piattaforma che tiene conto dei rapporti che un cittadino ha avuto con la PA.

La piattaforma sarà in grado di mandarci anche delle notifiche per ricordarci una cadenza o un evento che ha a che fare con la Pubblica amministrazione.

Le norme del Codice CAD per la trasmissione dei documenti comprendono anche gli atti tributari e di riscossione.

Digital first, parola d'ordine del Codice

Uno degli obiettivi che si pone il processo di digitalizzazione in atto è l'abbandono dell'uso della carta all'interno degli enti pubblici e nei rapporti con la cittadinanza all'insegna della parola d'ordine "digital first".

E per semplificare ulteriormente gli obblighi in capo ai cittadini, l'articolo 43 del CAD stabilisce che non sarà più necessario conservare la copia dei documenti informatici scambiati con la Pubblica amministrazione, ma saranno le amministrazioni a farlo. In qualunque momento sarà possibile richiederne l'accesso.

La normativa si occupa anche del riuso del software da parte della Pubblica amministrazione. L’articolo 69 specifica infatti che “Le pubbliche amministrazioni che siano titolari di soluzioni e programmi informatici realizzati su specifiche indicazioni del committente pubblico, hanno l'obbligo di rendere disponibile il relativo codice sorgente, completo della documentazione e rilasciato in repertorio pubblico sotto licenza aperta, in uso gratuito ad altre pubbliche amministrazioni o ai soggetti giuridici che intendano adattarli alle proprie esigenze, salvo motivate ragioni di ordine e sicurezza pubblica, difesa nazionale e consultazioni elettorali”.

Infine, c’è spazio anche per il difensore civico al quale chiunque potrà inviare “segnalazioni e reclami relativi a ogni presunta violazione del Codice e di ogni altra norma in materia di digitalizzazione ed innovazione della pubblica amministrazione”. Prima che tutto questo entri in vigore bisognerà però aspettare il varo dei consueti decreti attuativi. E come abbiamo visto in passato, con le elezioni e un altro governo in arrivo, i tempi rischiano di dilatarsi.

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