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Westpole: la trasformazione digitale fra IoT, IA, blockchain e cloud

Lo speciale trasformazione digitale di 01net svela i punti di vista dei più importanti vendor internazionali; per Westpole intervistiamo Matteo Masera, Sales & Marketing director della società italiana

Quali sono le tecnologie oggi alla base della trasformazione digitale dell’economia italiana?

Oggi ogni azienda, di qualsiasi dimensione sia, è chiamata a rispondere alla complessità del cambiamento. Il passaggio alla cosiddetta “era 4.0”, ovvero della convergenza tra oggetti, persone, impianti e piattaforme, necessita di una pluralità di competenze che difficilmente possono essere possedute internamente. In Westpole identifichiamo le tecnologie chiave con tre pilastri di innovazione: in primo luogo IoT (Internet of Things) & edge computing, in secondo il Managed Cloud e infine intelligenza artificiale (AI) & blockchain.

Questi termini sono ormai entrati nel linguaggio quotidiano, anche se spesso li sentiamo trattare come argomenti separati. In realtà, come sappiamo, questi sono modelli fortemente interdipendenti nella realtà di tutti i giorni.

A titolo di esempio, grazie a un sistema che impiega rilevatori di oscillazioni collegati in rete capaci di fare un primo screening e di inviare dati aggregati, il comune di Legnano (in provincia di Milano) ha potuto monitorare un ponte ad alta intensità di traffico trasmettendo direttamente al nostro Cloud Center di Roma, che a sua volta ha raccolto le informazioni inviando alert alle autorità e ai professionisti competenti della città lombarda al verificarsi di comportamenti anomali. Tutto questo in tempo reale, grazie all’integrazione dei sistemi di cui sopra.

Infine, non possiamo non citare l’importanza della Cyber Security come elemento al quale le aziende dovranno sempre più tendere nel futuro prossimo. Le misure di sicurezza e gli strumenti evolvono in parallelo alle trasformazioni digitali che le imprese vivono quotidianamente, e la cyber security è il minimo comune denominatore di tutte le innovazioni che si importano ed esportano nel proprio mercato di riferimento.

Matteo Masera
Matteo Masera

In che modo si costruiscono le competenze per metterle in azione e per gestirle?

Abbiamo avuto la fortuna di iniziare il percorso di costruzione di molte di queste competenze da tempo: nonostante il brand Westpole abbia solo poco più di un anno di vita, il nostro gruppo, che oggi impiega oltre 250 dipendenti su 4 sedi in Italia, opera nel mondo IT fin dagli anni ‘80. L’intuizione di integrare tecnologie Cloud-based risale a oltre 10 anni fa, così come quella di investire in una software house di proprietà dove la nostra soluzione di Business Process Management è stata nel tempo implementata con funzionalità di AI (tecnologia di analisi semantica) e di Blockchain (tramite i connettori standard dei principali servizi).

A mio parere le competenze si costruiscono sia accumulando esperienza su progetti innovativi di frontiera sia investendo sulle competenze delle proprie risorse. Proprio in quest’ottica di continuo miglioramento delle nostre skill nel mondo dell’infrastruttura aziendale, abbiamo coltivato partnership con aziende leader come Cisco, Ibm e Oracle, che prevedono come standard una formazione costante dei dipendenti. Inoltre, investiamo nella formazione dei giovani talenti partecipando come docenti ai Master universitari della Experis Academy e della Digital Academy di Napoli.

Come possono trasformare in valore l’investimento tecnologico le aziende italiane?

Oggi tante aziende italiane sono già in possesso di molti dati grazie all’applicazione di soluzioni tecnologiche ma, in realtà, spesso si trovano a non avere integrato a monte sistemi di raccolta e organizzazione dei dati stessi.

Perché l’investimento tecnologico possa davvero essere efficace, a mio parere, si dovrebbe in primo luogo migliorare e rendere più facilmente leggibili le tante informazioni che si raccolgono. La costruzione di Data Lakes permette poi l’estrapolazione di informazioni vitali per la conduzione delle aziende. Grazie alla valorizzazione dell’insieme di dati, le aziende possono adottare decisioni strategiche su eventi altrimenti non analizzabili, aprendosi anche a nuove possibilità di business e trasformando i processi operativi.

Ad esempio, un’impresa produttrice di beni di consumo, raggruppando e traducendo in azioni le informazioni raccolte dai vari macchinari, può – da un lato – ottimizzare il processo produttivo ed integrare la gestione del magazzino e – dall’altro – creare valore per i decisori a capo dell’azienda attraverso un controllo puntuale del business e una maggior agilità e flessibilità nella trasformazione, permettendo un rapido sviluppo e un pieno controllo delle attività.

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Che connotati deve avere chi prende in carico la regia della trasformazione tecnologica nelle aziende, ossia il system integrator?

Contrariamente a quanto avveniva fino a pochi anni fa, quando il termine indicava semplicemente il processo di unificazione dei sistemi informatici a disposizione dell’azienda, oggi un system integrator prima di intervenire deve davvero farsi “regista”. Deve capire il business del proprio cliente ed essere in grado di governare ogni singolo aspetto dei processi interni, ovviamente con la massima attenzione a quello che è il tesoro di ogni azienda, il dato.

Per questo in Westpole ci definiamo Skill Integrator. Il focus si è spostato sulla salvaguardia e sulla valorizzazione delle informazioni e non sui singoli componenti dell’infrastruttura, progettando collegamenti tra IoT ed edge sulla base delle specifiche esigenze, mettendo a disposizione i propri data center o predisponendo la convergenza dei dati verso il cloud di terze parti, curando la cyber security tramite una Business Unit dedicata o gestendo tutta la soluzione in modalità Managed Service così da sollevare l’organizzazione degli oneri relativi.

Che ruolo riveste il system integrator nella trasformazione digitale delle piccole e medie imprese, spesso prive di specifiche competenze nella information technology?

Sempre di più ricopre un ruolo consulenziale che permette alle piccole e medie imprese di avere consapevolezza degli scenari possibili, attraverso la conoscenza delle tecnologie e di esperienze simili di altre aziende del settore.

Negli anni abbiamo sviluppato un importante know-how per soluzioni rivolte al mondo industriale anche grazie al confronto con gli approcci innovativi di Paesi esteri, ad esempio implementando soluzioni standardizzate per la manutenzione, come i manutentori remoti gestiti da un coach a distanza, o la trasmissione delle informazioni utili agli addetti attraverso tablet e visori per la realtà virtuale. Tutte soluzioni alle quali aziende di piccole dimensioni avrebbero difficoltà ad accedere da soli a causa delle economie di scala e che noi siamo in grado di offrire e inserire in un adeguato percorso di formazione, accompagnandole passo dopo passo.

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