Home Hardware Datacenter Veeam: la disponibilità del dato è la chiave della trasformazione

Veeam: la disponibilità del dato è la chiave della trasformazione

Per l’Italia è stata la prima volta. Poche settimane fa Veeam ha portato a Roma il suo VeeamON Forum, con l’obiettivo di avvicinare clienti e partner e portarli a discutere sui temi dell’alta disponibilità e sugli adeguamenti infrastrutturali che ancora mancano in un contesto di profonda trasformazione.
La pervasività del software, la globalizzazione e la disponibilità continua sono necessità che la digital transformation deve garantire fin dalle origini, ovvero dal data center.
E quanto tutto ciò sia vero, emerge dai risultati dell’indagine annuale che Veeam realizza sulla disponibilità dei sistemi, inclusi i dati relativi all’Italia presentati per l’appunto in occasione del Forum.

Rto/Rpo in dieci minuti

Albert Zammar, Regional Manager per l'Italia di Veeam
Albert Zammar, Regional Manager per l’Italia di Veeam

La scelta di Roma non è stata casuale: ha offerto piuttosto l’occasione di sottolineare come nel settore pubblico la legge 221, relativa all’adeguamento delle infrastrutture per rispondere alle direttive Agid, venga ancora disattesa.
Con gli sviluppi odierni ogni azienda diventa un’azienda di software, e la disponibilità è uno dei pilastri della digital transformation”, ha sottolineato più volte nel corso dell’incontro Albert Zammar, Vice President Southern Emea della società.
Ed è in questa direzione che si inserisce la Veeam Availabilty Suite, presentata proprio nel mese di giugno, che garantisce prestazioni elevatissime, con Rto e Rpo, Recovery time objective e Recovery point objective raggiunti in meno di dieci minuti.
Nel corso dell’anno – precisa ancora Zammar – alla suite verrà aggiunto anche l’orchestrator per i clienti molto grandi con datacenter distribuiti”.

Always on enterprise: come la vedono le aziende italiane?

Trenta tra le 1.140 aziende che hanno preso parte all’indagine dalla quale è scaturito il report Veeam 2016 hanno contribuito a dare un quadro chiaro e congruente dell’attuale situazione del data center italiano.
Lo scenario in cui si muovono è quello di un mercato globalizzato nel quale si richiede un accesso  continuo alle applicazioni, aumentano le interazioni all’interno dell’impresa estesa (clienti, partner, fornitori ed impiegati) e si richiede di poter lavorare anche al di fuori delle normali ore di lavoro (63%).

Availability gap? Si può risolvere

 Se questo è il contesto, l’84% dei Ceo mondiali dichiara di non poter raggiungere la disponibilità richiesta dai clienti: è questo l’availability gap. Il 63% degli intervistati italiani ritiene di avere comunque un availability gap in azienda.
I costi dell’indisponibilità sono elevatissimi: mediamente 80 mila dollari per ora di downtime, 90 mila per ora in caso di perdita di dati. I costi possono essere anche maggiori di quelli direttamente calcolabili, poiché in alcuni casi causano perdita di fiducia nel brand (Italia: 53%) ed altre questioni, fino a cause legali o perdita di valore delle azioni (Italia: 40%).
Tutti stanno investendo nei data center, verso le 24/7 always on (driver al 71%); virtualizzazione (85%: Italia, 63%), backup (80); hi-speed recovery (59) e data loss avoidance (57). In Italia il 70% delle aziende intervistate sta investendo in soluzioni di protezione dei dati e disaster recovery.

 

Cloud & service provider program

In questo scenario come si muove Veeam?
Zammar sottolinea come Veeam a livello mondiale conti quasi 200.000 clienti, con un’ottima presenza nelle Global 2000 (48%) e delle Fortune 500 (70%).
In Italia si parla di 12.000 clienti, con una crescita del fatturato superiore al 30 per cento rispetto all’anno precedente.
Soprattutto si parla di oltre 11 milioni di macchine virtuali protette in 180 Paesi con un unico prodotto che risponde alle esigenze di tutti i segmenti di mercato, dallo small business al commercial, arrivando ell’Enterprise e al cloud.
Il cloud in particolare sta conoscendo crescite significative, soprattutto se si considera che Veeam propone sempre un approccio incrementale, che parte da poche macchine presso il cliente per gradualmente scalare anche verso il cloud.

Un business da partner

Lara Del Pin_VeeamIl canale è parte fondante della strategia di Veeam sua a livello mondiale, sia nel nostro Paese. La società, racconta Lara Del Pin channel manager Italia, l’azienda conta su circa 2 mila partner, ben suddivisi su quattro livelli: Registered (1.618), Silver (269), Gold (63) e Platinum (5).
“È  finito il momento in cui si lavorava solo perché Veeam era un brand nuovo”, spiega Del Pin, “oggi garantiamo la soddisfazione dei clienti: siamo nati su Pmi, ma oggi siamo presenti su tutti i segmenti con il pilastro del cloud”.
Una novità è l’attivazione di servizi white label per il canale. “I servizi whitelabel vengono proposti sia con aziende specifiche che hanno offerte per il canale, sia con i nostri distributori”.
Sottolineando che in questa fase la società non sta cercando di aumentare numericamente il proprio parco di partner, Del Pin evidenzia come il focus è sulla proattività del canale, che va di pari passo con la profittabilità: “I Partner Platinum hanno messo a segno 298 transazioni per una media di 450.000 euro, mentre i Gold hanno superato le 1.000 transazioni per una media di 100.000, sei volte di più rispetto allo scorso anno”. Naturalmente per i partner Silver il valore medio delle transazioni scende sensibilmente fino ad arrivare all’ordine delle poche miglia di euro per i Registered.
Quanto ai distributori, hanno un ruolo importante: a Avnet, Systematika e Computer Gross, che in questi anni si erano gradualmente uniti al vendor, col mese di giugno è arrivata anche V-Valley.

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