Una legge di Moore anche per lo storage

Ne parla Evan Powell, Ceo di Nexenta. Il futuro dello Storage è nel modello Software-Defined.

Un data center che risponde in modo dinamico alle esigenze di un’ azienda, che “veda”, ad esempio, se c’è bisogno di più storage e potenza di calcolo per i dektop e si regoli di conseguenza, rispondendo a questa e ad altre necessità senza ricorrere a complicati interventi tecnici?
Secondo Evan Powell, Ceo di Nexenta, un datacenter così esiste eccome: ”Lo chiamo un data centre Software-Defined, cioè in grado di garantire flessibilità, flusso di dati end to end attraverso gestione e provisioning, application awareness per implementare applicazioni on demand e capacità di accedere, sempre on demand, alle risorse del data centre”.

È una vision differente, secondo la società statunitense, fondata nel 2004, che ha da poco aperto una filiale nel nostro Paese, chiamando Giuseppe Ferrari a ricoprire il ruolo di Country Manager per l’Italia e Regional Sales Manager per il Mediterraneo e il Medio Oriente.
Una vision che si propone di risolvere le problematiche dell’It, legando l’It direttamente alla produttività garantita dalle nuove applicazioni.
Una rilettura in chiave software della legge di Moore, secondo Powell, che così spiega: ”I data center Software-Defined risolverebbero per sempre uno dei grandi dilemmi dell’ It e delle nostre economie in generale: mentre Intel raddoppia la produttività e il rapporto qualità/prezzo dei microchip ogni 18 mesi, un’azienda media registra un aumento della produttività di non oltre il 10-15% all’anno e la produttività dei paesi sviluppati cresce forse del 2-3%. Se riusciamo a portare i vantaggi della legge di Moore, non avremo solo migliorato l’It, ma anche accelerato la crescita di ricchezza e standard per tutti noi”.

In particolare, il focus di Nexenta è lo
Storage Software-Defined
, intendendo con questa definizione qualcosa di differente rispetto a uno storage hardware basato sulle Api.
”Non è neanche un software storage che funziona con hardware di un solo vendor. Il fatto che un vendor possa gestire l’hardware storage attraverso il software non significa che l’interfaccia di gestione o le funzionalità di gestione multisistema possano essere considerate Sds”.
Nella visione di Nexenta, Sds non viene venduto da un vendor di hardware storage legacy: assumere degli sviluppatori di software non basta per trasformare un fornitore di hardware in un fornitore di software: ”Il Software-Defined Storage deve fornire una soluzione Storage omogenea sia per infrastrutture fisiche sia virtuali; non è quindi qualcosa che funziona solo come un’appliance di storage virtuale”.

Perché di Sds si possa parlare, due sono
i requisiti fondamentali: in primo luogo un approccio allo storage e alla gestione dati che si stacca dall’hardware sottostante, permettendo di raggiungere pienamente la flessibilità e la dinamicità proprie della virtualizzazione e di allargarle alla gestione dello storage.
IN secondo luogo, lo storage deve essere definito dal software, il che significa deve poter rispondere on-demand ai requisiti del data center.
”Sds è un sistema aperto che si estende dai formati on-disk attraverso le API e i modelli di business. Deve essere ampiamente disponibile e in grado di lavorare con tutti i principali protocolli, quindi deve essere open source. Deve inoltre poter servire protocolli a blocchi, file e oggetti.
Importante è anche la separazione dei dati dai layer di controllo dati. Tutto dovrebbe essere fatto dal software in grado, se necessario, di definire in modo immediato gli attributi storage del server o del JBOD. E quando dico tutto, intendo RAID, HA, replica, NFS, CIFS e altri protocolli”
.

Per poter essere definito Sds, un prodotto deve permettere di ricevere i requisiti Sla dal livello di computing o dalla logica di business generale del data centre. VMware, CloudStack e OpenStack stanno tutti andando in questa direzione; quella di essere cioè in grado di passare i requisiti dal livello di gestione e provisioning delle applicazioni allo storage.

Deve inoltre essere possibile avviare clonazione, replica e protezione dello Storage, nonché altre funzionalità.

”Se il settore storage farà la cosa giusta, saremo in grado di offrire al mercato un approccio allo storage più flessibile e aperto nei mesi e negli anni a venire. Non stiamo solo parlando di Nexenta o del solo Storage, qui si tratta di risolvere i problemi del settore It una volta per tutte. Facciamo dunque in modo di mantenere la promessa dell’It e fornire ai clienti i vantaggi della legge di Moore. In questo modo, avremo un mondo più brillante, più sano e maggiormente in grado di rispondere alle esigenze reali delle aziende e dei loro clienti”.

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