Ultimo atto per Loewe: il primo luglio chiude l’azienda

TV Loewe 2

Secondo quanto stabilito dalle norme del diritto fallimentare, siamo obbligati a proteggere i nostri creditori a sospendere provvisoriamente l'attività dall’1 luglio 2019, limitando il più possibile i costi”. Questa la comunicazione con cui l'amministratore delegato di Loewe Ralf Vogt ha dato notizia della prossima chiusura dell'azienda.

Perciò, se entro la fine del corrente mese di giugno non troverà un finanziatore, il noto costruttore di TV tedesco Loewe sarà costretto a chiudere i battenti. Già nel 2013 l’azienda si è trovata a dover affrontare una situazione simile, ma ne era uscita proprio grazie all’intervento di una finanziaria. Questa volta però sembra che la strada sia segnata e che difficilmente i televisori Loewe continueranno a essere costruiti dopo l’1 luglio. Questo significa anche che gli stipendi ai 400 dipendenti saranno assicurati solo fino a luglio. I mesi a venire, per ora, rimangono un’incognita.

La strategia di rimanere vincolata al settore del lusso, ma con prodotti non sempre tecnologicamente all’altezza della concorrenza, seppur di gran pregio, l’ha evidentemente relegata a un ruolo di secondo piano nel mondo dei TV. E il risultato è stato la bancarotta. Va comunque precisato che, dopo il 2013, l’azienda ha fatto qualche tentativo per proporre prodotti più competitivi, a prezzi più contenuti e con tecnologie allo stato dell’arte. Questo, nel 2017, le ha anche permesso di vincere dei premi. Ma evidentemente la risposta dei consumatori non è stata quella che ci si aspettava.

Il curatore fallimentare Rüdiger Weiß sta cercando di trovare un acquirente per le restanti attività di Loewe, che produce anche dispositivi e tecnologie di comunicazione. Weiß ha inoltre detto che il comitato dei creditori ha assunto la società di revisione PwC come consulente per ulteriori azioni.

Sembra quindi ormai certa la fine di un’avventura durata 96 anni e che ha portato Loewe a essere uno dei più apprezzati marchi dell’elettronica di consumo per il settore del lusso. Ma che evidentemente è rimasto un po’ troppo legato a questo ruolo senza sapersi rinnovare e contrastare la concorrenza dei marchi orientali.

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