Home Mercato Perché la tutela della proprietà intellettuale fa bene alle Pmi

Perché la tutela della proprietà intellettuale fa bene alle Pmi

Un studio pubblicato dall’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) e dall’Ufficio europeo dei brevetti (UEB) indica che le imprese, ma in particolar modo le Pmi, che possiedono almeno un brevetto, un marchio o un disegno o modello registrato, generano in media un fatturato per dipendente superiore del 20 % rispetto alle imprese che non sono titolari di diritti di proprietà intellettuale (DPI).

Inoltre, è emerso che le imprese titolari di DPI, corrispondono in media retribuzioni del 19% più elevate rispetto alle altre.

Lo studio, intitolato “I diritti di proprietà intellettuale e la performance delle imprese nell’UE”, conferma il forte legame tra la titolarità di DPI da parte di un’impresa, e il suo rendimento economico.

Nel dettaglio, per quanto concerne i singoli DPI, la titolarità di brevetti presenta l’associazione più rilevante con il rendimento della singola impresa (con un fatturato per dipendente superiore del 36 % e retribuzioni del 53 % più elevate), rispetto a quelle che non sono titolari di alcun DPI.

Seguono la titolarità di disegni o modelli registrati (con un fatturato superiore del 32 % e retribuzioni del 30 % più elevate) e la titolarità di marchi (con un fatturato superiore del 21 % e retribuzioni del 17 % più elevate).

Il nuovo studio fornisce un’ulteriore indicazione dell’importanza dei DPI per l’economia
europea. Già un precedente studio congiunto EUIPO-UEB, pubblicato nel 2019, sulle industrie ad alta intensità di diritti di proprietà intellettuale, aveva evidenziato che tali settori in Europa generano una quota significativa e crescente di attività economica e di occupazione.

Un ulteriore studio congiunto a cura dell’UEB e dell’EUIPO, anch’esso pubblicato nel 2019, aveva rimarcato inoltre che le Pmi titolari di brevetti, marchi o disegni o modelli registrati, avevano maggiori probabilità, rispetto ad altre imprese, di conseguire un forte aumento del fatturato negli anni successivi.

Considerati nell’insieme, questi studi forniscono prove convincenti del rapporto tra DPI e performance economica, sia a livello macroeconomico sia a livello delle singole imprese.
Lo studio ha isolato altresì i benefici della titolarità di diritti di proprietà intellettuale da altri fattori, quali le dimensioni di un’impresa o i paesi e i settori in cui essa opera.

I risultati confermano l’associazione positiva fra la titolarità di DPI e la performance economica, con il 55 % in più di fatturato per dipendente per le imprese titolari di diritti di proprietà intellettuale rispetto a quelle che non ne possiedono.

L’analisi mostra inoltre che questo rapporto è ancora più marcato per le Pmi: quelle infatti che detengono DPI vantano un fatturato per dipendente superiore del 68% rispetto a quelle che non ne possiedono.

Nel caso di grandi imprese, la superiorità in termini di fatturato è pari al 18 %. Lo studio ha evidenziato il potenziale considerevole dello sfruttamento economico dei DPI soprattutto per le Pmi , rilevando che meno del 9 % di esse in Europa possiede uno dei tre tipi di DPI, contro la media di quasi sei grandi imprese su dieci. Inoltre, le PMI che utilizzano diversi DPI hanno un fatturato per dipendente ancora più elevato.

Le piccole imprese titolari sia di brevetti sia di marchi generano infatti il 75 % di
reddito in più, mentre quelle che possiedono marchi o disegni o modelli registrati hanno una superiorità in termini di fatturato stimata all’84%.

In aggiunta, le PMI titolari di una combinazione di brevetti, marchi e disegni o modelli registrati generano quasi il doppio (98 %) del fatturato per dipendente rispetto alle imprese che non sono titolari di nessuno dei tre DPI.

Infine la relazione dell’Euipo dimostra che le imprese titolari di DPI sono maggiormente rappresentate nei settori dell’informazione e della comunicazione (con il 18 % delle imprese di tale settore in possesso di DPI), dell’industria manifatturiera (14 %) e di altre attività di servizi (14 %), nonché nelle attività scientifiche e tecniche (13 %).

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