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Perché in Italia è il momento di usare le microcelle multi-operatore

Il fenomeno delle microcelle fa parte di un mondo italiano delle Tlc che si sta trasformando digitalmente, che sta definitivamente abbandonando il suo vecchio abito analogico e con l’approssimarsi del 5G vede davanti a sé una generazione di utenti che sarà sempre più fatta da nativi digitali.

In questo scenario avrà un ruolo dominante il software e lo avranno, appunto, le microcelle multi-operatore (DAS-Distributed Antenna System), intese come dispositivi che sapranno garantire la comunicazione “sempre e comunque” che il digitale richiede.

Giacomo Palumbo direttore vendite di Cellnex, ce lo spiega chiaramente.

Manager di grande esperienza (ha un solido passato in Wind), Palumbo ricorda come «quello delle Tlc era un mondo chiuso, mentre adesso ci stiamo avvicinando al software puro. È nel pieno di un cammino che lo avvicinerà al mondo It, a costruire finalmente un vero scenario Ict».

Palumbo sostiene questo non con la veste dell’analista visionario, alla Gartner per intenderci, ma con quella dell’uomo di business che si basa sul riscontro fattivo del mercato, che vive e sviluppa quotidianamente.

«Noi stessi di Cellnex – dice Palumbo – ci stiamo avvicinando di più a un mondo tipicamente informatico. Molti clienti che abbiamo acquisito per dare loro copertura cellulare hanno bisogni che nascono da un’esigenza sostanzialmente informatica».

Ma cosa fa Cellnex? La società, spiega Palumbo, nasce come tower company cinque anni fa, nel 2015, del gruppo Abertis Telecom, che gestisce le infrastrutture del gruppo autostradale spagnolo. In Italia questo comporta lo spin off di metà delle torri di comunicazione di Wind.

Giacomo Palumbo, direttore vendite di Cellnex
photo ©Giulia Conciatori

Il modello che nasce dalla tower company

Contestualmente nasce un nuovo modello di business. Sin dall’inizio della newco, infatti, si capisce che il nuovo business della telefonia può nascere sui tralicci di broadcast posti nelle aree rurali, da condividere con gli altri operatori.

Oggi conviene infatti fare lo scorporo dell’infrastruttura passiva, dandola a chi fa quello di mestiere e la condivide con tutti, realizzando economie di scala. In sintesi, meglio avere una torre per tutti anziché una torre per ogni operatore.

«Il nostro core business è questo – spiega Palumbo – essere una tower company. Il nostro ultimo miglio è fatto in fibra, così come le torri, sono cablate in fibra».

Chi è Cellnex

Cellnex Telecom è l’operatore di infrastrutture di telecomunicazioni wireless in Europa con oltre 61 mila siti, incluse le previsioni di dispiego sino al 2027. La società opera in Spagna, Portogallo, Italia, Paesi Bassi, Francia, Svizzera, UK e Irlanda. Le attività sono su quattro ambiti: servizi per infrastrutture di Tlc, reti di diffusione audiovisiva, servizi di reti di sicurezza ed emergenza, soluzioni per smart city e IoT. Quotata alla Borsa spagnola, ha tra gli azionisti di riferimento Edizione, con una partecipazione del 16,452% nel capitale sociale, e anche GIC, Abu Dhabi Investment Authority, CriteriaCaixa, Blackrock, Wellington Management Group e Canada Pension Plan con partecipazioni minoritarie. Tre anni fa ha acquistato Commscon, società specializzata in coperture indoor.

La risposta IT di Cellnex

Il modello di business di Cellnex può dunque riassumersi nel dare la possibilità a tutti e ovunque, di ricevere e trasmettere dati nel modo più pervasivo possibile.

Un tema di attualità stringente, se lo si abbina all’esigenza di distanziamento sociale, per ovvi motivi di contrasto alla pandemia.

Un tema, anche, che le Tlc tradizionali non hanno mai compreso a fondo, come invece l’IT ha sempre fatto, laddove ha saputo dare una risposta operativa parcellizzata, locale, dal modello client-server degli anni 90 fino ai microservizi in cloud di oggi.

L’esigenza di dare coperture trasmissive indoor in tutti gli ambiti dove ci sono abitualmente picchi di assembramento (quindi di affollamento delle richieste di connessione), mediante il sistema a microcelle multi-operatore, può evolvere e puntare a garantire la connettività in tutti gli spazi.

Il sistema di Cellnex nasce da una “mancanza” degli operatori di Tlc, che da sempre concepiscono i loro piani di copertura per palazzi di 9 piani: le antenne vengono orientate verso il basso e oltre i 9 piani il segnale non è puro.

Da qui l’utilizzo di microcelle DAS che posizionate dove la copertura scade, garantiscono la ricezione del segnale a tutti gli operatori telefonici.

Microcelle, l’esempio di Ikea

Le microcelle DAS vengono utilizzate per la copertura nelle filiali Unicredit o di Banca Sella. Ma ancora di più è il caso di Ikea, cliente di Cellnex, a chiarirne il vantaggio dell’utilizzo.

Partiamo dall’osservare che la struttura del tipico punto vendita di Ikea, per antonomasia molto esteso, è schermata. Pertanto il segnale telefonico non passa in 3G e 4G: «è quasi una gabbia di Faraday», spiega Palumbo.

Un’ipotesi per consentire ai clienti di utilizzare i propri telefoni dentro il punto vendita è di passare al Wi-Fi con una Vpn, «ma per farlo serve avere con una banda di ultimo miglio vastissimo».

Il problema viene così risolto dalla telefonia mobile, senza comprare banda, mettendo tante microantenne ripetitrici del segnale telefonico di tutti gli operatori dentro il punto vendita.

Una microntenna DAS omni direzionale presso l’Ospedale Niguarda di Milano
photo ©Giulia Conciatori

DAS, modello sostenibile

Essendo piccole e distribuibili le microcelle emettono un inquinamento elettromagnetico praticamente nullo, il che le rende utilizzabili anche in luoghi come gli ospedali, dove le interferenze elettromagnetiche devono essere controllate, per non interferire con i dispositivi critici.

In questo Cellnex rispetta rigidamente la normativa nazionale, che al pari di quella svizzera è molto restrittiva, (6 Voltmetro nelle città e 20 nelle aree rurali per le macro antenne telefoniche, mentre in Germania i valori salgono, rispettivamente a 40 e 80).

Il modello di Cellnex sfrutta il fatto che l’antenna è statica: chi aumenta la potenza quando non c’è segnale è il telefono, che si riscalda. Questo in ospedale potrebbe dare fastidio agli apparecchi sanitari.

Quindi si mettono tante piccole antenne, da 0,01 watt, che abbassano la carica elettromagnetica dello smartphone.

E con il 5G questo modello scala di una dimensione, con l’impiego di ancora più microcelle, più distribuite. E qui le Tlc entreranno definitivamente nell’IT pura: «l’antenna diventerà software – spiega Palumbo, che rivela anche che – le prime coperture indoor importanti nel 2021 le faremo noi».

 

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