Oracle OpenWorld – Mark Hurd: durerà dieci anni il viaggio verso il cloud

Decine di migliaia di presenze tra clienti e partner, 2.500 sessioni e 400 aree dimostrative in oltre 18 location, tutte nel cuore di San Francisco.
Questi i numeri dell’edizione 2015 di Oracle OpenWorld, in corso questa settimana tutt’intorno all’epicentro del Moscone Center.
Tema centrale di questa edizione è naturalmente il cloud, che insieme al mobile e ai social sta di fatto forzando le imprese a cambiare il modo in cui fanno business.
Ed è proprio di questi temi che ha parlato, durante il keynote inaugurale di lunedì, il Ceo della società Mark Hurd, che ha sottolineato come le App di produzione in cloud siano destinate a passare dall’attuale 25 per cento a un decisamente più rilevante 80%, come tutte le attività di sviluppo e test siano destinate a svolgersi in cloud, lasciandosi definitivamente alle spalle l’era dei server, dei sistemi operativi e dei database on premise, come tutti i dati aziendali saranno virtualizzati in cloud, che proprio il cloud di classe enterprise sarà l’ambiente It più sicuro in assoluto - “fully patched, fully secured, fully encrypted” è il suo mantra - e – last but not least – che l’80 per cento del mercato delle cloud application per il mondo delle imprese sarà in mano a due soli player – e Oracle è fermamente interessata a essere uno dei due.
C’è un contesto economico che impone questi cambiamenti, ha sottolineato Hurd, che parla di una economia da “short term gratification”. Le imprese, in poche parole, tagliano i costi soprattutto sul fronte It per compensare il rallentamento delle loro revenue. Tuttavia, soprattutto quando si parla di tagli alla spesa It, il risultato è che le imprese restano bloccate in ambienti obsoleti e legacy, spesso mantenendo in uso applicazioni sviluppate troppo tempo fa e sicuramente non pensate per il web e per la mobility.
Il punto è, ha di nuovo evidenziato Hurd, che spesso l’80% dei budget It viene allocato proprio alle attività di manutenzione di ambienti così obsoleti.
Ecco allora che il cloud è l’unica soluzione per risolvere l’impasse in cui si trovano tutte quelle imprese che devono innovare e non hanno le risorse economiche per farle.
“I Ceo hanno bisogno di muoversi in fretta, rispondere alle dinamiche di mercato, cambiando anche in corsa, perché non c’è tempo per fermare le macchine e ricominciare tutto da zero”, sostiene il Ceo, che però pragmaticamente parla di una transizione decennale verso il cloud.
I cambiamenti attesi, ha ricordato Hurd, che ha portato sul palco i Cio di alcune grandi aziende multinazionali perché dessero la loro testimonianza dell’evoluzione in atto, sono guidati dal cloud, dall’esplosione dei dati, dal social business, dalla mobilità e dalla crescente sofisticazione dei consumatori.
“Entro i prossimi dieci anni tutto ruoterà intorno alle persone - ha sostenuto Hurd -. Dipendenti e clienti. I dipendenti perché lavoreranno nel modo in cui desidereranno lavorare, i clienti perché acquisteranno nel modo in cui desidereranno acquistare”.
E in questo percorso, giocoforza ci sarà – anzi, c’è - una fase di transizione nella quale i due mondi, on premise e cloud, coesisteranno.
La vera sfida, da adesso e per i prossimi dieci anni, sarà sviluppare servizi in grado di spostare verso il cloud – se se necessario anche viceversa – le applicazioni, in base alla necessità, o, per meglio dire, alla convenienza.
Ed è qui che Oracle gioca le sue carte.

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