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Microsoft vs Governo Usa: tra privacy e quarto emendamento

Microsoft ha fatto ricorso al Dipartimento di Giustizia, presentando istanza presso la Corte Federale di Seattle, denunciando di fatto il Governo Statunitense.
La posizione è chiara: secondo Microsoft il Governo sta violando la Costituzione Americana impedendole di notificare ai suoi utenti le richieste di accesso alle loro email e ad altri documenti conservati nei suoi datacenter.
Non è che l’ultimo atto di un contenzioso che dura da tempo e che oggi trova un aggancio concreto in due emendamenti della Costituzione: il quarto, che garantisce il diritto dei cittadini e delle imprese di essere informati se il Governo indaga sulle loro proprietà, e il primo, che garantisce a Microsoft il diritto di parlare.

L’ECPA è obsoleto

Di fatto, Il Governo Usa utilizza quanto previsto dall’Electronic Communications Privacy Act (ECPA), indirizzando sempre più frequentemente le proprie indagini verso i soggetti che conservano i dati in cloud.
Ma l’ECPA è una legge vecchia di 30 anni, pensata ben prima dell’avvento di Internet e del cloud come li conosciamo oggi.
Secondo Microsoft, che richiede per altro proprio una revisione dell’EPCA – va detto che proprio il giorno prima della presentazione del ricorso, un gruppo di lavoro del Congresso ha approvato all’unanimità la proposta di presentare un pacchetto di riforme all’EPCA – , nessuno abdica dai propri diritti quando trasferisce le proprie informazioni personali dall’archiviazione fisica al cloud e il Governo non ha diritto di utilizzare questa evoluzione verso il cloud come occasione per estendere le proprie indagini segrete.
È chiaro che in questa battaglia sul diritto alla privacy, Microsoft sta giocando e intende giocare un ruolo di primissimo piano.
brad smith microsoftE lo chiarisce la stessa società in un lungo post sul proprio blog ufficiale, firmato Brad Smith, responsabile degli affari legali della società, che definisce il contenzioso :”una questione di diritti fondamentali”.

Microsoft non è sola in questo contenzioso

Nelle scorse settimane aveva appoggiato il rifiuto di Apple di consentire alle autorità americane di scrivere un software che consentisse di sbloccare l’iPhone utilizzato da una dei responsabili del massacro di San Bernardino avvenuto lo scorso mese di dicembre, nella convinzione che questa autorizzazione avrebbe semplicemente consegnato una nuova arma nelle mani dello Stato per agire conto gli interessi e i diritti dei cittadini.
Ora, va detto, Microsoft si aspetta che altre società del mondo tecnologico si schierino al suo fianco.
Va detto che nell’opinione pubblica qualcuno avanza qualche perplessità, sottolineando come le richieste di Microsoft siano dettate da ragioni di business, per salvaguardare tutti gli investimenti fatti per spostare il baricentro delle proprie attività verso il cloud.
La società tuttavia risponde con i numeri: negli ultimi 18 mesi ha ricevuto 5.624 richieste nell’ambito dell’ECPA, e per 2.576 volte le è stato impedito di informare il cliente delle indagini in corso da parte del Governo.

Cosa dice il quarto emendamento

The right of the people to be secure in their persons, houses, papers, and effects, against unreasonable searches and seizures, shall not be violated, and no Warrants shall issue, but upon probable cause, supported by Oath or affirmation, and particularly describing the place to be searched, and the persons or things to be seized. 

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