L’outsourcing di Eds evolve in ottica project management

Dal concetto ormai datato di outsourcing, secondo il quale un’azienda dava il data center in gestione a un fornitore e quasi si dimenticava di averlo, oggi sotto forme diverse si è arrivati a un allargamento di questi temi, che porta al concetto di “so …

Dal concetto ormai datato di outsourcing, secondo il quale un'azienda dava il data center in gestione a un fornitore e quasi si dimenticava di averlo, oggi sotto forme diverse si è arrivati a un allargamento di questi temi, che porta al concetto di “sourcing” in generale, che sta trovando un crescente interesse da parte del mercato. Questa attività, infatti, sta avendo dei connotati profondamente diversi dal passato, come ci spiega Carlo Magistrelli, amministratore delegato di Eds Italia, la società dei servizi It di recente acquisita da Hp per quasi 14 miliardi di dollari. «Se per molti anni l'outsourcing è stato visto come un discorso di riduzione dei costi It, - osserva il manager - oggi, oltre a questo obiettivo si aggiunge la necessità di trasformare i processi di business, per cui nell'outsourcer viene ricercato un partner che non solo aiuta a gestire meglio l'It, ma soprattutto a trasformarla. Questa è un'evoluzione molto importante, che dal 2000 è partita negli Stati Uniti e che oggi sta arrivando anche in Italia. Infatti, molti clienti iniziano a pensare che l'outsourcer sia la figura più indicata ad aiutarli anche sul fronte applicativo e dell'infrastruttura, che peraltro sono collegati. Sempre più, dunque, gli utenti desiderano essere aiutati a disegnare il nuovo da realtà internazionali, un aspetto questo che anche in Italia sta diventando importante. Infatti, molte aziende hanno o portano le loro fabbriche all'estero, per cui andando in paesi dove le risorse non sono facilmente reperibili, ritengono importante appoggiarsi a multinazionali, che le aiutino a gestire le proprie risorse anche da remoto».

In questo contesto, come sottolinea il manager «Eds, che ha un'esperienza specifica di gestione sia di applicazioni sia di infrastruttura, è in grado di disegnare un'It più agile e flessibile e con un'ottica internazionale, argomenti questi che sono molto apprezzati dai clienti. Sta, dunque, nascendo la nuova era dell'outsourcer come partner, che deve avere anche capacità di project management. Naturalmente ogni azienda di sourcing ha delle proprie specificità, acquisite nel tempo e di conseguenza i clienti tendono a fare un mix di fornitori, oggi non troppo ampio, due o tre al massimo, per avere delle alternative ma anche perché effettivamente alcune hanno delle competenze specifiche su certe attività rispetto ad altre. Faccio un esempio: se un'azienda dovesse fare un deal di desktop management, sicuramente può scegliere tra molti fornitori, se però deve gestire un consolidamento internazionale di Sap, qui il numero di fornitori si restringe. È chiaro che più si sale nel valore e nella complessità, più il numero dei fornitori si riduce, però l'idea di avere uno che fa tutto ormai appartiene a un'altra era geologica».

Ormai il mercato tende anche a scegliere contratti più agili e di minor durata rispetto a un tempo, ma stiamo anche vivendo in una fase di accelerazione dei fenomeni: quello che andava bene tre anni fa non va più bene oggi e questo vale per l'It come per le linee di produzione o per il marketing. Ci sono necessità e strumenti nuovi, c'è un cambiamento molto veloce dell'economia mondiale, la competitività si è allargata ed è diventata più dura, «per cui le aziende tendono a differenziarsi, e quindi i contratti si accorciano soprattutto se riguardano le aree più critiche, che toccano i processi chiave, mentre contratti relativi alla gestione desktop possono tranquillamente essere di 10 anni».

Un'organizzazione in evoluzione

I movimenti del mercato stanno dunque spingendo Eds a “cambiare” molte cose, nel senso che da outsourcer classico, si sta sempre più spostando nell'ambito della system integration e dell'application development, per cui sta investendo su aree che non erano nel proprio core business, soprattutto in Italia, mentre in altri paesi già lo erano. «Oggi siamo un'azienda che fa outsorcing di infrastruttura ma che vuole anche porsi in competizione con realtà come Accenture - spiega il manager -. E il mercato ci sta dando un ottimo riscontro, proprio perché essendo bravi nella gestione, molto spesso sviluppiamo i progetti proprio in quest'ottica». In quali settori, dunque, si sta muovendo Eds? «Oggi siamo facalizzati su tre grandi aree: banche e assicurazioni, che per noi rappresentano 1/3 del fatturato, poi le utility, dove domina Eni, che anche questa contribuisce per 1/3, e infine il Public sector, dove abbiamo una grande tradizione di servizi e che per noi ha rappresentato un mercato in crescita, perché ha premiato il nostro approccio all'innovazione e alle nuove iniziative. Il nostro obiettivo è di allargare la copertura di mercato nell'area delle utility in generale, dove sono presenti realtà come Enel, che si sta a modernizzando e internazionalizzando, Poste Italiane, che per noi non è un cliente, ma un vero mercato. Infatti è diventato un grandissimo operatore multy-capacità, visto che oggi è anche una banca, una assicurazione, sta entrando nel mercato dei sistemi di pagamento mobili e inoltre ha un forte network, per cui sta diventando anche una società di Tlc: noi la affianchiamo con la nostra esperienza nei vari settori, in particolare quello bancario e assicurativo. Oggi, quindi, nell'ambito dei servizi e delle utility, il mercato sta perdendo un po' i connotati industriali classici e questo offre grosse opportunità per Eds».

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