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Liferay Emea Partner Summit, Milano prima in Europa

Si è tenuta a Milano l’edizione 2019 del Liferay EMEA Partner Summit. Un riconoscimento importante per l’Italia: Andrea Diazzi, Business Development Manager per l’Italia ha sottolineato come il nostro paese contribuisca con il 23% al totale del fatturato EMEA. Non a caso, il summit 2019 ha avuto un aumento dei partecipanti del 20% rispetto alla precedente edizione.

Liferay punta moltissimo sui partner, responsabili di oltre il 50% del fatturato globale. Il rapporto è simbiotico e va molto oltre la relazione commerciale: idee, richieste e feature vengono continuamente introdotte proprio in seguito all’input dei partner.

Analogo peso si attribuire alla community: l’open source vive e prospera grazie agli sviluppatori indipendenti che credono e collaborano nei progetti.

Lo stesso CEO di Liferay, Bryan Cheung, ha voluto ringraziare tutta la community, che ci ha rivelato essere piuttosto corposa.

Il CEO ci ha tenuto a fornire stime realistiche e non, come lui stesso ha indicato, “numeri da marketing”: sono comunque molte centinaia gli sviluppatori fortemente attivi.

La capacità di ascoltare i partner, continua Cheung, si traduce nel rilascio di proposte che vadano nella direzione di accrescere le business opportunity. Il mondo manifatturiero sarà oggetto di diverse possibilità di sviluppo; una notizia che sicuramente farà piacere ai partner Liferay, vista la notoria vocazione al manufacturing del nostro paese.

Parlando della situazione italiana, Diazzi ritiene che il potenziale da esprimere sia ancora piuttosto alto. Infatti, nonostante una situazione già rosea, molto lavoro rimane da fare.

Il nostro ritardo nella adozione di nuove tecnologie si traduce in opportunità di sviluppo commerciale per Liferay, che potrà far fruttare al meglio il proprio bagaglio di soluzioni open source fortemente innovative.

 

Andrea Diazzi, Karen Newnam e Bryan Cheung
Andrea Diazzi, Karen Newnam e Bryan Cheung

Per questo, il manager italiano ha svelato che la società intende ampliare il numero di partner, portandolo dagli attuali 10 fino ad almeno 15, nel breve/medio periodo.

D’altro canto, il team italiano è formato da ben 20 risorse, fra cui un buon numero di sviluppatori: la fiducia di Liferay nell’Italia si esprime quindi in fatti concreti.

Inoltre, Liferay non si limita ad organizzare eventi istituzionali come l’EMEA Partner Summit, ma periodicamente incontra lungo tutta la penisola gli sviluppatori, per creare opportunità di brain storming. Un intento certamente interessante, che contribuisce non poco a mitigare gli effetti del digital divide e della carenza di infrastrutture molto spesso penalizzanti.

In merito al partner program si è espressa Karen Newnam, Director Global Alliances.

Negli ultimi 3 anni, Liferay ha molto lavorato in questa direzione, ottenendo grandi risultati che sono stati condivisi con i partner certificati. I partner possono infatti contare sia su benefici a livello formativo, attraverso la Liferay University, che su operazioni di co-marketing, oltre agli ovvi vantaggi di natura economica.

Newman ci ha confidato la sua soddisfazione per il recente annuncio del libero accesso alla University per tutti i partner certificati.

Per la società è quindi vitale che i partner siano estremamente preparati e non solo che sappiano vendere con efficacia le proprie proposte.

La Liferay University è anche accessibile, con costi ragionevoli, da chiunque voglia accrescere il proprio bagaglio formativo: Diazzi ha sottolineato che questa scelta è finalizzata ad aumentare il numero di sviluppatori preparati sulla specificità dell’ecosistema Liferay.

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