L’export italiano deve guardare ai mercati emergenti

Il 2009 sarà un anno negativo per il nostro commercio estero, segnala un’indagine Ice-Prometeia

Il 2009 sarà un anno difficile per le esportazioni italiane, a causa del rallentamento complessivo del commercio mondiale, ma per le nostre imprese esistono comunque buone opportunità in mercati o settori sinora poco sfruttati. È quanto emerge dall'analisi del settimo rapporto Ice-Prometeia “Evoluzione del commercio con l'estero per aree e settori”. Se nel 2008 le esportazioni sono cresciute del 4,2% rispetto all'anno precedente (+2,1% a prezzi costanti), per il 2009 la ricerca stima un aumento dell'export del 2,8% a prezzi correnti, variazione che però diventa negativa (-0,1%) se si considera il dato a prezzi costanti. Una boccata d'ossigeno per il nostro export potrebbe arrivare dall'atteso deprezzamento dell'euro, ma in linea generale le prospettive non sono particolarmente rosee neppure per l'intero commercio mondiale. Il triennio 2008-2010 dovrebbe chiudersi infatti con una crescita globale dei traffici di manufatti attorno al 3,5% medio annuo. «Per ritrovare una fase così prolungata di debolezza degli scambi internazionali - si legge nello studio- è necessario risalire ai primi anni Novanta, circostanza che rende evidente l'eccezionalità della crisi in atto».

Nuove opportunità dai paesi emergenti
In questa difficile situazione, le maggiori opportunità di sviluppo per le nostre imprese arriveranno dai mercati geograficamente più lontani e a maggior tasso di rischio. In questi paesi, la competitività dell'industria italiana è però frenata da una strutturale scarsità di risorse finanziarie (data la ridotta dimensione delle nostre imprese). L'ideale sarebbe invece - suggerisce il rapporto Ice-Prometeia - sviluppare azioni commerciali articolate nel tempo e avviare operazioni di internazionalizzazione complesse, come la costruzione di reti distributive e di assistenza nei paesi ad alto potenziale di crescita.

L'Europa extra Ue
I mercati emergenti, insomma, sono destinati a giocare un ruolo sempre più importante per il nostro export. Tra questi paesi c'è sicuramente la Russia: il mercato del gigante ex sovietico rimane quello di maggiore rilevanza per i paesi europei extra Ue considerati dalla ricerca (Russia, Turchia, Albania, Croazia, Ucraina) sia per le dimensioni ma anche perché, pur avendo subito nel 2008 un indebolimento, continuerà a crescere nel 2009. La quota dell'Italia (8,4%) sulle importazioni di a prezzi correnti dei paesi dell'area, secondo le stime, nel 2008 ha subito un'ulteriore diminuzione (-0,3%), benché di dimensioni più contenute rispetto a quelle registrate negli anni precedenti. La flessione della quota italiana continua a interessare la maggioranza dei settori, con alcune rilevanti eccezioni: in primo luogo i beni di consumo del Sistema moda, in cui si è registrato un parziale recupero della quota tornata quasi al livello dei primi anni 2000. Prosegue invece il calo in atto ormai da alcuni anni in alcuni dei comparti in cui la presenza italiana era maggiormente rilevante, tra cui mobili ed elettrodomestici (scesi da una media del 41,6% nel triennio 99-2002 all'attuale 33,8%). Nonostante le attuali difficoltà congiunturali che attraversano questi mercati, le imprese italiane dovranno comunque cercare di mantenere la loro presenza con strategie di inserimento commerciali adeguate ed efficaci.

America latina
Un'altra area geografica caratterizzata in questi anni da un'improvvisa vitalità economica è stata l'America Latina. Eppure le esportazioni italiane non hanno saputo tenere il passo con la crescita delle importazioni latinoamericane e la quota di export nazionale si è costantemente ridotta, mentre sono aumentate in particolare le quote del commercio intra area e della Cina. Le riduzioni della quota italiana (3,2% rispetto al 3,8% della media 2003-'06) interessano tutti i settori, con l'eccezione della meccanica strumentale, che rappresenta il principale segmento dell'export made in Italy in America Latina. Per quanto riguarda invece i comparti più dinamici dei beni di consumo, opportunità di crescita si presentano in particolare nel Sistema moda (da 19,7% a una quota del 25,6% prevista nel 2009) .

Asia e Africa

Continua l'erosione delle già limitate quote detenute dagli esportatori italiani sui mercati asiatici (1,5%) con una moderata accelerazione della sua intensità nel 2008. I settori italiani che con la migliore capacità di penetrazione di questi mercati ricalcano la specializzazione tipica del nostro export: Sistema casa, Sistema moda, farmaceutica e meccanica strumentale hanno infatti quote di mercato comprese tra il 5 e il 7%.
In questo periodo, tuttavia, la meccanica strumentale è in difficoltà, penalizzata da una domanda rivolta prevalentemente a impianti di grosse dimensioni per produzioni su larga scala che mal si concilia con un'offerta italiana di macchine fortemente personalizzate. Uno storico limitato radicamento su questi mercati, la lontananza geografica, una composizione delle importazioni differente dalla specializzazione produttiva italiana sono gli elementi che, secondo il rapporto Ice-Prometeia, stanno impedendo all'export delle nostre imprese di sfruttare appieno le opportunità offerte dalla crescita della domanda in molti mercati dell'area. Per quanto riguarda l'Africa, infine, per i prossimi anni è prevista una contrazione delle importazioni, che metterà a dura prova gli esportatori italiani. L'elevato grado di specializzazione raggiunto dai produttori italiani di meccanica potrebbe costituire la carta vincente per riuscire quantomeno a mantenere le posizioni raggiunte in questo mercato.

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