L’evoluzione di Ati verso il successo

Cresce in tutto il mondo il fatturato e il profitto di Allied Telesyn, anche e soprattutto grazie alle strategie del management europeo e italiano. Aumenta la redditività grazie a un portafoglio sempre più orientato alle nuove tecnologie broadband.

31 marzo 2003 Dov'è la crisi? Sembrerebbe chiederselo Allied Telesyn International (Ati) che continua il suo percorso di crescita in netta controtendenza con il mercato degli ultimi anni. Anche nel 2002, l'azienda, sempre più europea dopo che giapponese e sempre meno americana, ha registrato un aumento del fatturato del 6% a livello globale, arrivando a 620 milioni di dollari, con un incremento di reddittività del 123%, dovuto in parte all'ottimizzazione dei costi e soprattutto alla crescita di valore del portafoglio prodotti.
«We control our destiny, dice Takayoshi Oshima, nostro Ceo e fondatore - cita Francesco Stramezzi, presidente di Allied Telesis International, gruppo responsabile delle attività Ati in Emea e Sud America -. Noi siamo forse l'unica società di networking che progetta, produce e vende i propri prodotti. Nel periodo 2001/2002 abbiamo aperto due nuove fabbriche in Cina e intendiamo proseguire su questa strada che ci consente di mantenere un controllo di qualità più accurato (affidato al Giappone - ndr)».

Ma a Stramezzi va soprattutto il merito di aver saputo guidare l'evoluzione di Ati da azienda di media transceiver a produttore di switch di fascia alta e di soluzioni a valore aggiunto. Già nel 1997, su queste pagine, abbiamo descritto la strategia prospettata dal dirigente, allora responsabile della country italiana, che ha portato nel 2002 il mix di prodotti Allied telesyn costituito per il 45% da switch e router dal Layer 2 al 4, per il 40% da prodotti workgroup e da per il 15% media. Un passo importante, se si considera che sei anni prima questi ultimi rappresentavano circa il 50% del fatturato globale.

Non è un caso che a beneficiare di questo spostamento siano state soprattutto le filiali in Europa e in Giappone, che nel 2002 hanno registrato una crescita del 4,5% e del 7%, raggiungendo rispettivamente quota 170 milioni di dollari di fatturato e 380 milioni di dollari. Più lento il Nord America (Usa e Canada), che è cresciuto dello 0,5%, arrivando a 70 milioni di dollari.
L'evoluzione del gruppo, però, non si ferma qui e l'Europa sta già giocando un ruolo chiave nelle strategie future. In particolare, è considerata un successo in Ati l'avventura nei servizi, con una nuova struttura affidata a Paolo Pisani. Tre i tipi di servizi offerti al momento: professional services, sostituzioni garantite e training. Questi hanno maturato un fatturato di 1,5 miliardi di dollari in Europa, di cui 550mila nella country italiana.

Un'altra scommessa vinta da Stramezzi è quella della ricerca e sviluppo, che è partita con l'esigenza di disegnare prodotti più vicini alle esigenze delle imprese europee e si è consolidata nella costruzione di un centro a Milano. Un team, affidato a Francesco Salamida, in grado di realizzare testing e simulazione di sistemi e che ha portato alla realizzazione di nuovi prodotti di successo sui mercati internazionali, Usa compresi. Fino a diventare competence center a livello mondiale per lo sviluppo e l'integrazione delle tecnologie broadband (xDsl e Fiber to the Home) e Voip.

Cresce l'impegno verso l'innovazione tecnologica

Proprio quest'ultimo sta diventando uno dei punti di forza dell'offerta di Allied Telesyn, che è entrata anche a far parte di Forum internazionali. Un passo importante per una società che è sempre stata technology driven. Adesso, grazie a un massiccio investimento nel system engineering, Ati si focalizza sulle tecnologie emergenti e, pur mantenendo fede al proprio impegno di adesione agli standard, punta a innovare con tecnologie switching multi protocollo, applicazioni Voip e per la distribuzione di streaming video e soluzioni wireless.

Per il 2003, la società intente spingere in questa direzione e completare la gamma di soluzioni integrate con novità nell'ambito wireless, Isdn e dei set-top-box. Un settore, quest'ultimo, che si sposa bene con la realizzazione di strutture e servizi per le reti metropolitane, uno dei segmenti di eccellenza cui si sta dedicando con successo Ati.

Proprio in Italia, in particolare, la società sta ottenendo importati risultati nell'ambito delle Man. In particolare, è stata appena completata, in collaborazione con un importante system integrator, una rete metropolitana nel Nord Est del Paese realizzata interamente con prodotti Ati dal backbone all'edge, comprendente soluzioni di trattamento del video e di telecontrollo.

Antonio Belvisi, general manager South Europe di Ati, rivendica, del resto, il successo della filiale italiana, che ha registrato un fatturato di 36 milioni di dollari, con una crescita del 3% (forse unico caso nel networking italiano). Cresce anche la struttura che ha aperto due nuovi uffici a Piacenza e Bari e ha assunto 6 nuove persone, per aumentare la presenza sul territorio anche con specialisti a supporto del mercato. I nuovi arrivi, infatti, sono addetti alla prevendita e al product marketing e due network specialist.

Merito del successo è anche l'ottimo rapporto con il canale e l'attenzione al cliente. In particolare, il citato risultato sui servizi è frutto, tra l'altro, di ben 3.300 contratti per la fornitura di servizi Net.Cover. «L'obiettivo - come ha dichiarato anche Antonella Santoro, business development manager di Ati in Italia - è quello di essere sempre più vicino al cliente, non solo con il supporto tecnico nella prevendita, ma anche attraverso il raggiungimento di un adeguato livello di personalizzazione».

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