Le Voci dell’AI – Episodio 43: Il GPT Store di OpenAI: opportunità, rischi e sfide

Ciao a tutti! Secondo episodio dell’anno, il numero 43.

La scorsa settimana abbiamo parlato di disinformazione di massa, di elezioni, degli enormi progressi fatti dalla tecnologia deep fake e alla fine vi ho rivelato un segreto del mio passato. Se avete perso quell’episodio, vi raccomando di andarlo a guardare.

Questa settimana spostiamo la nostra attenzione sul lancio del GPT Store di OpenAI, che era previsto per la fine dell’anno scorso, ma è slittato la settimana scorsa a causa degli intrighi politici che hanno coinvolto il Ceo dell’azienda e il consiglio di amministrazione.

Perché ne parliamo? Perché molto presto OpenAI attiverà un programma di monetizzazione legato allo store ed è importante guardare a questa opportunità da punti di vista diversi.

La prima cosa che viene in mente, ovviamente, è la comparazione tra il GPT Store di OpenAI e l’App Store di Apple o il Play Store di Google.

Nei primi anni di attività, questi market place hanno rappresentato un’opportunità di guadagno eccezionale per i singoli individui e le aziende. Alcuni sono diventati ricchi con l’idea giusta.

A quasi sedici anni dal lancio dell’App Store, questi marketplace sono saturi e la stragrande maggioranza dei profitti va ad aziende che investono in maniera massiccia in marketing e si focalizzano sui videogame più di ogni altra cosa. In altre parole, oggi è quasi solo spendendo una fortuna che si può fare una fortuna. Ovviamente ci sono delle eccezioni, ma sono sempre più rare.

Ma se il GPT Store di OpenAI è appena stato lanciato e il meccanismo di monetizzazione non è nemmeno ancora cattivo, forse è possibile replicare il successo degli albori dell’App Store.

In realtà, potrebbe non essere il caso per un certo numero di motivi. Il primo motivo è che creare un custom GPT che viene pubblicato nel GPT Store costa una frazione microscopica al confronto di sviluppare un’applicazione mobile per iOS o Android. Anche i custom GPT più sofisticati, che usano le cosiddette action per integrarsi con sistemi di terze parti, sono banali da programmare e non richiedono l’enorme competenza per scrivere, ad esempio un’applicazione in Swift.

Il secondo motivo è che oggi è incredibilmente facile convincere GPT-4 a rivelare la formula di un qualunque custom GPT nel GPT Store. L’utente malintenzionato con il prompt giusto può convincere il Large Language Model a rivelare le instruction usate nel creare il GPT e i file caricati nella knowledge del GPT. Una volta ottenuti questi due elementi, è incredibilmente facile ricreare il custom GPT del caso. Questi due motivi hanno portato alla creazione di tre milioni di custom GPT.

Questo è un dato rivelato da un membro dello staff di OpenAI durante un Ask Me Anything su Discord la settimana scorsa.

Un numero enorme di questi custom GPT sono cloni di altri custom GPT e durante la sessione su Discord “proteggersi dalla clonazione” è stata una delle domande più ricorrenti.

Il problema è che non ci si può proteggere, e lo staff di OpenAI ha ammesso che i file che carichiamo nella knowledge di un custom GPT sono un po’ come il codice Javascript di una pagina web che carichiamo nei nostri browser: c’è sempre un modo per ottenere quel codice e copiarlo per rendere i custom GPT più difficili da clonare.

Come minimo OpenAI deve permettere ai creatori di fare il cosiddetto fine tuning di GPT-4 anziché semplicemente chiedere al modello di andare a cercare le risposte in una serie di documenti caricati dal creatore del custom GPT.

La differenza è sostanziale ed è la stessa differenza che c’è tra leggere un pezzo di carta pieno di dati che ci viene passato, per esempio per fare una presentazione, rispetto ad imparare quei dati in maniera permanente. Nel primo caso non tratteniamo in memoria i dati che abbiamo appena letto e per riutilizzarli dobbiamo leggere di nuovo il pezzo di carta. Nel secondo caso, invece, abbiamo assorbito i dati che abbiamo letto e siamo in grado di riutilizzarli in contesti molto diversi a supporto delle nostre conversazioni e non solo quando dobbiamo fare quella specifica presentazione.

I dati che assorbiamo in maniera permanente vengono amalgamati con il resto della nostra conoscenza e non è possibile per un malintenzionato estrarli velocemente e precisamente se non ci mettiamo prima seduti e con pazienza scriviamo un rapporto che assomiglia al pezzo di carta originale che abbiamo usato per imparare.

Ecco, con i Large Language Model è più o meno la stessa cosa. Durante il fine tuning il modello apprende delle informazioni aggiuntive rispetto a quelle che ha assorbito durante la fase di addestramento o training e le amalgama con quello che sa già. Ci sono varie difficoltà con il fine tuning: è un’operazione lunga e costosa, richiede una quantità di dati che può essere difficile da mettere insieme. I dati che abbiamo deciso di mettere insieme devono essere organizzati in una certa maniera. Non è una cosa banale quanto caricare dieci file nella knowledge del custom GPT, come succede oggi. Ma allora, se i custom GPT così come esistono oggi, sono troppo facili da clonare e renderli difficili da clonare con il fine tuning rende l’intero processo molto più arduo perché OpenAI ha lanciato il GPT Store?

La risposta è che il successo di una qualunque start-up sul mercato dipende dal cosiddetto network effect, un meccanismo per cui i primi utenti di un nuovo prodotto o servizio sono incentivati a parlarne con i propri amici e conoscenti, i quali a loro volta ne parleranno con amici e conoscenti, creando una valanga di interesse.

Senza il network effect, una start up difficilmente riesce a crescere più velocemente di quanto consuma in termini di capitali per offrire il prodotto o servizio che offre.

Anche se non ci sono protezioni adeguate per i creatori di custom GPT, la speranza di OpenAI è che il programma di monetizzazione spinga i creatori di quei custom GPT ad agire come evangelisti non pagati di ChatGPT. Più persone spargono la voce su ChatGPT più OpenAI beneficia di marketing gratuito su scala planetaria e del network effect che serve all’azienda per crescere.

Anche se a livello individuale i custom GPT nel GPT Store sono un fallimento, La promozione fatta dai creatori può spingere una fascia sempre più grande della popolazione a provare GPT-4.

E una volta provato GPT-4, anche se il custom GPT è una delusione, l’utente potrebbe decidere di continuare a usare la versione standard di GPT e magari anche promuoverlo in azienda.

L’adozione Enterprise di ChatGPT è probabilmente dove OpenAI focalizza il proprio interesse. A differenza delle sottoscrizioni individuali che possono essere cancellate di mese in mese, una sottoscrizione enterprise di ChatGPT richiede un numero minimo di licenze e un numero minimo di mesi di sottoscrizione. In più, dopo che un’azienda ha fatto tutto il lavoro necessario per lanciare un programma di adozione per ChatGPT è difficile abbandonarlo velocemente per motivi politici, logistici, tecnici e così via.

Oggi sappiamo che OpenAI ha 260 clienti enterprise, per un totale di 150.000 utenti business. Alcuni utenti sul forum Reddit riportano che il numero minimo di licenze di ChatGPT Enterprise è 150, che il costo di una licenza è di 60 dollari e che l’impegno minimo è di 12 mesi. Un network effect a livello planetario certamente aiuta le aziende di tutto il mondo ad accettare questi costi.

Ma non è solo il network effect che OpenAI cerca di attivare con il GPT Store.

Certamente avrete letto che l’azienda ha cominciato una collaborazione con l’ex Chief Designer Officer di Apple, Jony Ive, per la produzione di un dispositivo hardware.

Il controllo assoluto esercitato da Apple sull’App Store forza OpenAI a condividere i proventi delle sottoscrizioni a ChatGPT.

Ma, cosa molto più importante, limita l’accesso all’hardware e al resto del sistema operativo, che è vitale per creare applicazioni n grado di competere in maniera più equa con il software che è parte di iOS.

Per esempio, Siri è invocabile vocalmente dagli utenti in qualunque momento, senza toccare l’iPhone.

Per invocare ChatGPT e avere una conversazione vocale, invece, l’utente deve premere l’action button o lanciare l’app di OpenAI interagendo con lo schermo.

In più ChatGPTnon è in grado di vedere quello che viene scritto, ad esempio, nell’applicazione Notes o quello che vede l’utente nel browser Safari e quindi non può rispondere a delle domande su quei contenuti, non può migliorare delle note già scritte e non può navigare su siti web per conto dell’utente.

Questi sono solo piccoli esempi, ci sono centinaia di cose, alcune rivoluzionarie che ChatGPT potrebbe fare, ma che non farà mai perché Apple non garantisce l’accesso a iOS in maniera libera.

C’è una terza ragione per cui OpenAI ha interesse a lanciare il proprio hardware.

Oggi OpenAI è alla mercé delle regole capricciose e arbitrarie su cosa può e non può essere pubblicato nell’App Store.

Se Apple decide che ChatGPT è in grado di generare immagini pornografiche troppo facilmente l’app di OpenAI viene rimossa dall’App Store.

Se Apple decide che ChatGPT è in grado di criticare troppo duramente il governo cinese, l’app di OpenAI viene rimossa dall’App Store.

Se Apple decide che ChatGPT offre troppe raccomandazioni pericolose ai minori, l’app di OpenAI viene rimossa dallo Store.

E questi non sono solo scenari ipotetici.

Per capire quanto è grande il potere di Apple su OpenAI ci basta guardare la classifica delle app più scaricate dall’App Store che Apple ha pubblicato nel dicembre 2023, come fa ogni anno.

Nonostante il numero incredibile di utenti di ChatGPT, l’app non compare nella classifica delle prime dieci per nessuno degli App Store del pianeta. Una situazione altamente improbabile. E se provate a cercare ChatGPT nell’App Store, scoprirete che il primo risultato della ricerca non è l’app ufficiale di OpenAI, ma un clone che paga per avere la posizione in cima alla pagina. Molto peggio di questo c’è il fatto che l’app ufficiale di OpenAI per qualche ragione misteriosa è l’unica senza la preview dell’interfaccia utente, il che la rende difficilmente riconoscibile e molto più simile a un’inserzione pubblicitaria come quelle che vediamo in Google.

Com’è possibile che questa situazione sia tollerata da Apple quando l’azienda si dice orgogliosa di proteggere i propri utenti? Se fosse veramente così, sarebbe nel pieno interesse di Apple fare in modo che gli utenti trovino il più facilmente e velocemente possibile l’app ufficiale di OpenAI anziché un clone che fa da broker tra l’utente finale e il servizio ChatGPT e che può per esempio, monitorare quello che gli utenti chiedono a ChatGPT.

Okay, chiudiamo il cerchio.

Che c’entra tutto questo con il GPT Store? C’entra, perché se OpenAI si prepara veramente a lanciare una piattaforma hardware per liberarsi della morsa di Apple, il successo di quella piattaforma dipende in larga parte dalle applicazioni disponibili per quella piattaforma.

Nel mondo di OpenAI le applicazioni sono custom GPT. Più ce ne sono e più se ne parla, e più alte sono le probabilità che il mercato presti attenzione alla piattaforma hardware.

In più, se OpenAI ha il controllo assoluto dell’hardware e del sistema operativo, i custom GPT di domani saranno in grado di fare molto di più di quello che fanno oggi confinati nel browser del nostro Pc o del nostro iPhone e quindi tutto quello che ci siamo detti oggi va riconsiderato completamente.

Quindi il GPT Store di OpenAI, così come è oggi probabilmente non rappresenta una opportunità di business grande tanto quanto quella dell’App Store o del Play Store nei primi anni di esistenza. Ma se OpenAI lancia una piattaforma hardware di successo, le cose potrebbero cambiare drasticamente.

Siate cauti, ma prestate attenzione.

Ci fermiamo qui per questa settimana, come sempre, scrivetemi all’indirizzo di posta elettronica che trovate qui sotto con i vostri commenti, le domande e i suggerimenti per gli argomenti da trattare nei prossimi episodi.

Ciao!

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