Instagram chiarisce: non venderemo le foto degli utenti

Un equivoco, nato da regole scritte probabilmente in modo poco chiaro. Così il Ceo della società risponde alle polemiche divampate ieri sulle nuove regole sulla privacy e sul diritto d’uso delle immagini.

Dopo 24 ore di bufera, la precisazione.
Instagram sostiene si sia trattato di un malinteso, dichiara di essersi mal spiegata, mette nero su bianco di non avere alcuna intenzione di diventare una sorta di agenzia fotografica a spese dei suoi utenti di cui avrebbe potuto vendere le foto.

L’equivoco è esploso nella giornata di ieri.
In base alle nuove regole sulla privacy, presentate dalla società acquisita otto mesi fa da Facebook, a partire dal prossimo 16 gennaio Instagram avrebbe potuto infatti vendere ad alte società le informazioni relative ai suoi utenti, che ormai raggiungono il tetto dei 100 milioni, e alle azioni da loro compiute, naturalmente senza nulla corrispondere in cambio a chi quelle foto le ha scattate e pubblicate.

Immaginare lo scenario non è stato difficile: qualunque istante della vita di una persona potrebbe trasformarsi in scatto pubblicitario, da una cena a un ristorante a una festa in famiglia.
Immagini di luoghi, oggetti, arredi, decorazioni, piatti potrebbero essere rivendute a soggetti terzi, per essere utilizzate in contesti pubblicitari.
Come è immaginabile, le reazioni sono state fin da subito più che vivaci, anche se fin da subito era parso chiaro che difficilmente le nuove regole si potrebbero applicare alle immagini che ritraggono persone, in virtù delle regole vigenti in materia di tutela del diritto di immagine.
Non è questa, però, una rassicurazione sufficiente, tanto che, sempre nella giornata di ieri, oltre a diffondersi a macchia d’olio inviti a disiscriversi dal servizio, migrando le immagini già pubblicate su altre piattaforme, si sono moltiplicati gli inviti a Instagram a rivedere questa regola.

E la precisazione è arrivata.
Non ci sarebbe alcuna intenzione di vendere le immagini degli utenti senza compensarli, sostiene il chief executive officer della società Kevin Systrom in una nota sul blog ufficiale.
Si tratterebbe di un equivoco, originato da una errata interpretazione delle nuove regole.
Se l’equivoco si è creato è colpa di un linguaggio poco chiaro, di cui Instagram si assume la responsabilità, impegnandosi a riscrivere i punti controversi.
Systom precise che fin dall’inizio ”Instagram è stata create per diventare un business e la pubblicità è uno, sebbene non l’unico, attraverso il quale ciò possa avvenire”.
L’azienda intende perciò trovare percorsi innovativi nella comunicazione pubblicitaria, utilizzando anche alcuni dei dati comportamentali degli utenti: quali account seguono, quali sono seguiti dai loro amici.

Tutto ciò non comporta, tuttavia, la cessione dei diritti d’uso delle immagini pubblicate dagli utenti a scopo pubblicitario.
E se il passaggio sembra poco chiaro nelle nuove regole, verrà rimosso.
”L’obiettivo è trovare nuovi modi di proporre agli utenti nuovi contenuti e account da scoprire, costruendo nel frattempo un business sostenibile”, si legge nella nota.
Il contenuto è di proprietà degli utenti e ”Instagram non avanza alcun diritto di proprietà sulle foto degli utenti stessi. Su questo punto nulla è cambiato rispetto al passato. Siamo consapevoli che ci sono artisti creativi e amatori che mettono la loro passione nel creare immagini molto belle e rispettiamo il fatto che le loro foto siano loro”.
E nulla è cambiato nemmeno in merito alla possibilità di condivisione e visualizzazione: ”Se le vostre foto sono private, possono essere visualizzate solo dalle persone autorizzate a seguirvi, in base ai livelli di privacy da voi stessi fissati”.
Resterà da vedere come le regole verranno riscritte.

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