Industry 4.0, la complessità dell’IoT va governata

Dopo una prima trasformazione digitale delle aziende manifatturiere, iniziata a fine Anni Novanta, oggi è la volta di digitalizzare l’intero processo di business: un’opportunità, per le piccole e medie imprese di cui è ricca l’Italia, di strutturarsi per offrire ai mercati prodotti “custom” in piccola serie e competere con aziende internazionali, non a livello di prezzo ma di qualità e contenuto innovativo.
Stefano Della Valle_iNebulaA ricordarlo è Stefano Della Valle, Vice president sales and marketing iNebula, società di Gruppo Itway, specializzata in servizi di cloud computing e soluzioni IoT.
Proprio sul tema delle tecnologie richieste, secondo Della Valle la “i” di IoT non dovrebbe stare per Internet, ma per Intelligenza, Intelligenza delle cose.

Così, se da una parte, in ottica di Industry 4.0, è auspicabile l’adozione massiccia nelle fabbriche di sensori, strumenti di misura connessi alla rete e di attuatori intelligenti, dall’altra occorre interrogarsi su come governare il flusso di dati proveniente dai tanti oggetti IoT connessi a un impianto industriale.

I “must have” dei dispositivi davvero intelligenti

Perché ciò sia davvero possibile, occorre che i dispositivi intelligenti siano univocamente identificabili e in grado di fornire informazioni sul loro “stato di salute”, al fine di verificare e normalizzare i dati prodotti per confrontarli con altri dati. I dispositivi intelligenti devono, poi, fornire gli esiti di eventuali test di funzionamento approfondito, accettare comandi operativi solo da sistemi identificati, garantire la correzione di eventuali errori di programmazione o progetto tramite l’aggiornamento del firmware o del software di base, usare, infine, tecniche di criptografia sofisticate e certificati di sicurezza per criptare i dati e identificarsi ai sistemi di controllo.

Perché adottare una piattaforma IoT

In tal senso, il Big Data Repository non può essere una risposta sufficiente per governare i dati. Occorre, infatti, una visione integrata di tutte le informazioni che non si realizza dotandosi di tante soluzioni verticali quanti sono gli specifici temi da affrontare, ma adottando una piattaforma IoT in grado di governare in modo efficiente, una serie di tematiche, comuni a ogni soluzione verticale.
In questo modo, se il dispositivo è sufficientemente versatile, la piattaforma gli fornirà automaticamente le configurazioni iniziali e il software progettato per svolgere determinati compiti, nonché gli strumenti per comunicare in modo sicuro nelle varie modalità che la tecnologia wireless, e non wireless, mette a disposizione.
Dotata di funzionalità di auto monitoraggio, la medesima piattaforma IoT è, poi, chiamata a controllare costantemente che i dispositivi siano attivi, raggiungibili e correttamente operativi fornendo gli strumenti per aggiornare, in modo massivo e automatico, migliaia di dispositivi senza dover richiedere l’intervento umano per la gestione di eccezioni e anomalie o dei certificati utilizzati per cifrare dati in invio.
Va, inoltre, fornito uno strumento di base affinché i dati raccolti vengano ricevuti dalla piattaforma senza rischio di perderli applicando, ove necessario, logiche di decodifica del dato per renderlo intellegibile da ogni applicazione.
La piattaforma deve anche fornire uno strumento di data modelling, che permetta a ogni applicazione di accedere a qualsiasi dato indipendentemente dal dispositivo di origine e dal modo con cui il dato è stato rilevato, nonché strumenti di descrizione di “eventi significativi” e per la profilazione di utenti umani e applicativi a cui vengono garantite determinate funzionalità operative.

Infine, la piattaforma IoT scelta deve essere cloud: ibrido, privato o pubblico che sia, poco importa. Quello che conta è che deve garantire crescita rapida e costi lineari rispetto ai vantaggi forniti.
Da qui il suggerimento ad affidarsi a service provider e system integrator innovativi che, a loro volta, dovranno evitare di vedere il cliente come l’utilizzatore finale delle proprie expertise, ma guardare all’anello successivo della catena del valore in una logica business to business to consumer.

 

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