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Che impatto ha avuto la pandemia sulla business intelligence

Ormai sono tre mesi che il Covid-19 ha cambiato il volto del paese e con esso ha fortemente cambiato il nostro lavoro e la nostra quotidianità: il lungo periodo di lockdown ha cambiato le abitudini quotidiane, ha costretto le aziende a rivedere le proprie attività produttive e di conseguenza ha avuto effetto sulla business intelligence, perché anche i dati raccolti dalle aziende e le loro analisi sono diminuite.

Se le aziende non potevano produrre né vendere, non si creavano dati nei data base che raccontassero le vendite e che animassero gli altri principali processi di Business intelligence.

E allo stesso tempo se l’azienda era per gran parte chiusa, nessuno analizzava i KPI che solitamente vengono valutati.

Il mondo della business intelligence quindi si è fermato con il lockdown? Non proprio perché ad esempio alcune multinazionali hanno avuto lockdown differiti tra i vari paesi o perché per alcune aziende si sono fermate solamente alcune aree aziendali ed altre sono rimaste attive.

Per questo si è assistito a un periodo particolare perché se da un lato ci sono stati progetti stoppati o addirittura cancellati, in altri casi i progetti sono continuati e si sono portati avanti in smart working al 100%.

Ci sono stati almeno due impatti sul mondo della business intelligence:

    • effetti dello smart working sul lavoro del consulente di business intelligence
    • cambiamento del mercato con progetti stoppati e possibili ricadute sui progetti futuri

Li analizziamo partendo da quest’ultimo.

Cambiamenti nel mercato della business intelligence

Il Covid-19, o meglio il lockdown totale di questo periodo, ha avuto anche un altro effetto.

Molte aziende sono state costrette a chiudere.
Ma se chiudono o si fermano le aziende clienti, sorgono problemi anche per le aziende di consulenza. Se l’azienda è chiusa nessuno ha bisogno di consultare dati e report.
E allora alcuni progetti sono stati messi in stand by e molti progetti che sarebbero potuti partire sono stati bloccati/rallentati in attesa di tornare alla normalità.

Il mercato della business Intelligence, e forse ancora di più quello della consulenza IT, è sempre stato visto come un mercato molto vivace in cui è facile cambiare azienda per cui si lavora ed è molto raro sentire di consulenti in cassa integrazione o che perdono il lavoro.

Ma ovviamente i questo periodo assolutamente anomalo e tragico in cui si è fermata tutta l’Italia (e non solo) diversi colleghi sono stati messi in cassa integrazione.

Certo è una situazione temporanea ma nel frattempo il mercato della business intelligence è cambiato e ci saranno degli impatti anche nel futuro.

Studio degli impatti del Covid-19 sulla BI

Fare una fotografia degli impatti su un settore è sicuramente molto complesso, e ancor di più lo è provare a fare delle analisi previsionali sugli scenari futuri.

Chi si occupa di business intelligence sa benissimo che alla base di questo tipo di analisi ci sono tre fasi preliminari:

  • Raccolta dei dati
  • Armonizzazione dei dati raccolti
  • Analisi dei dati.

Sarebbe quindi un contro senso provare a dare delle risposte o immaginare degli scenari futuri senza farsi supportare da dati.

Per capire quanto bruscamente sia stato scosso il settore da questo evento catastrofico abbiamo raccolto i dati direttamente da chi vive il settore quotidianamente ossia dai consulenti e dai manager della consulenza di business intelligence.

Per farlo abbiamo applicato un metodo analitico e strutturato al fine di evitare di ottenere dati troppo parziali o legati ad un campione statistico non coerente, costituito da 400 partecipanti.

Metodologia di analisi

Le realtà all’interno del settore della business intelligence sono molto diverse tra loro perché ci sono da un lato le grandi aziende di consulenza situate nelle principali città italiane e che hanno come clienti le più grandi aziende ed enti nazionali, e dall’altro le piccole aziende composte da pochissimi dipendenti (spesso sotto le 10–15 unità) molto focalizzate sugli aspetti tecnici e che solitamente hanno come clienti altre società di consulenza.

Ovviamente due realtà così differenti hanno subito cambiamenti differenti e hanno adottato misure differenti in risposta al Covid-19. Inoltre anche la loro capacità di tornare alla normalità e di ritrovare clienti e progetti su cui lavorare è molto differente.

Ma non solo, anche guardando in casa delle grandi multinazionali della consulenza troviamo punti di vista e racconti differenti in base al ruolo e alla situazione del singolo dipendente: il manager potrebbe avere una visione di insieme molto differente rispetto al consulente impegnato su un progetto e ancora differente rispetto al consulente che non aveva alcun progetto su cui lavorare e pertanto potrebbe essere finito in ferie forzate/cassa integrazione)

Tutte queste differenze hanno spinto verso la necessità di strutturare un metodo per raccogliere i dati ed analizzarli cercando di individuare tutte le varie realtà che compongono il mercato (dal freelance alla multinazionale), le varie figure lavorative che ruotano in questo campo e di avere una visuale quanto più possibile diffusa su tutto il territorio Italiano.

Lo studio è stato realizzando raccogliendo le risposte di consulenti e professionisti del settore sui due temi che hanno avuto più cambiamenti  in questo periodo che sono appunti legati allo smart working e al cambio generale del mercato.

I cambiamenti nel mercato della business intelligence

A metà marzo l’Italia si è fermata. Le aziende hanno dovuto chiudere  la parte produttiva ed in molti casi anche quella di vendita diretta (rimaneva operativa solo la vendita on line).

Ma cosa è accaduto ai progetti di Business intelligence?

E soprattutto:

Cosa è accaduto ai consulenti di Business Intelligence?

Per rispondere alla seconda domanda (che è la più importante), dobbiamo prima vedere le risposte alla prima domanda.

Principali cambiamenti nei progetti di Business intelligence:

Quanto sono cambiati i progetti?

Partiamo con il dire che secondo la metà degli intervistati è cambiato poco o nulla sui progetti in cui lavorano.

Già questo è un dato molto interessante perché in ben pochi altri settori si può sostenere che non ci siano stati enormi impatti.

Ma vediamo in cosa consistono i principali cambiamenti visti.

Business intelligence

Il cambiamento più grande visto dagli esperti del settore è relativo a progetti che sarebbero dovuti partire e sono stati interrotti (40% delle risposte).

È però molto incoraggiante notare che per il 30% delle persone sostiene che non sia cambiato nulla o quasi. Molto bassa la  percentuale degli intervistati che hanno risposto che si  sono interrotti progetti su cui stava lavorando il 10%.

Questo aspetto era abbastanza prevedibile in quanto bloccare un progetto è sempre molto complesso e rischioso ed è necessario tener conto di eventuali penali presenti nei contratti firmati ad inizio progetto.

Personalmente ho visto un grande progetto essere messo in stand by nell’apice del lockdown e riprendere qualche giorno fa. Non è stato mai in dubbio che il progetto dovesse proseguire ed essere terminato ma è stato stoppato per quasi due mesi (facendo risparmiare il cliente finale ma creando qualche difficoltà alla realtà di consulenza).

A oggi il progetto, come detto, è ricominciato e posso essere d’accordo con i dati raccolti nel dire che la possibilità di stoppare un progetto è stata presa in considerazione da pochissime aziende nel periodo Covid-19.

Questo dato tuttavia letto da solo potrebbe avere poco significato in quanto sarebbe un dato di breve periodo.

Ci interessa invece capire anche quali potrebbero essere gli impatti futuri e per farlo abbiamo analizzato i principali cambiamenti nell’allocazione del budget riscontrati.

Come sono cambiati i budget per i progetti di business intelligence

Business intelligence

Vediamo che il 70% degli intervistati ritiene che sia cambiato poco ai budget di progetti in corso e questo è abbastanza ragionevole in quanto ci sono contratti firmati e penali. Il 30% però sostiene che le aziende abbiano paura ad iniziare nuovi progetti ed investire in questo periodo.

A questa maggioranza di intervistati che non ha riscontrato grandissimi scossoni, si aggiungono un altro 30% degli intervistati che sostiene che:

      1. i progetti già iniziati sono stati stoppati
      2. i budget destinati alla business untellgence e all’IT in genere sia stato congelato per mantenere la liquidità in azienda

Quindi diciamo che la situazione non è tra le più rosee nonostante in pochi tra gli intervistati abbiano vissuto enormi cambiamenti direttamente sulla propria pelle. Ma andiamo a vedere meglio tali cambiamenti

Cassa integrazione per le aziende di consulenza

Partiamo con un dato molto incoraggiante e cioè che il 90% degli intervistati ha continuato a lavorare durante il lockdown.

Pertanto, nonostante ci siano stati dei rallentamenti sui progetti e ci potrebbero essere degli strascichi nei prossimi mesi, possiamo dire che la maggior parte dei professionisti della business intelligence hanno continuato a lavorare. Questo è sicuramente indice di un settore solido e che, fortunatamente, ha risentito poco della crisi.

Ovviamente non siamo riusciti ad intervistare tutti i professionisti del settore (sarebbe stato impossibile), e prevedendo questa circostanza, abbiamo deciso di approfondire l’analisi sulla cassa integrazione chiedendo anche se all’interno dell’azienda per cui lavora l’intervistato ci fosse qualcuno in cassa integrazione.

Questi due dati vanno incrociati per aver una visione più complessiva.

 

Qui vediamo che la percentuale di aziende che ha usufruito della cassa integrazione è del  25%. Quindi sulla base delle risposte avute, un’azienda su quattro del comparto consulenza sulla business intelligence ha chiesto la cassa integrazione, per alcuni dei propri dipendenti. Ben altri numeri rispetto a quelli della media nazionale.

Chi è l’autore

Fabiano Sileo è un consulente con esperienza in ambito di Business Intelligence su piattaforma SAP BW e SAP BW4/HANA. Ha iniziato a fare divulgazione sul tema Business Intelligence per spiegare anche ai non addetti ai lavori quanto sia importante ragionare sempre in funzione di dati e come sfruttare la tecnologia per prendere decisioni migliori.

Prime conclusioni

Un dato sicuramente da tenere in considerazione è che la maggior parte dei player del settore è rappresentato da aziende molto grandi (con decine di migliaia di dipendenti) in cui è fisiologico che ci siano dei consulenti che per qualche periodo siano non allocati su nessun progetto.

Questa tipologia di aziende ha usufruito della cassa integrazione (per le big company che hanno deciso di utilizzarla) per questa tipologia di dipendenti, ossia una parte piccola e residuale dei dipendenti che rappresenta all’incirca la percentuale di dipendenti che fisiologicamente non hanno un progetto.

Un discorso differente è da farsi per le realtà piccole il cui lavoro consiste nell’aiutare le grandi società di consulenza. Le così dette società “terze parti”. In questo periodo ovviamente hanno riscontrato molte difficoltà in più, sia perché hanno una struttura molto meno consolidata e un po’ per un altro fenomeno ce si è venuto a creare.

Prima del lockdown la big company si rivolgeva alla piccola società di consulenza per ricevere ad esempio un consulente con l’idea di utilizzare tali servizi per un periodo di tre mesi. Nel momento in cui le aziende clienti hanno dovuto chiudere, alcuni progetti (come detto) hanno subito uno stop o un rallentamento.

Quindi alcune persone della società che prima erano allocate su uno di questi progetti,  d’improvviso si è trovato ad essere non allocato. A questo punto è ovvio che questo dipendente della big company sia stato spostato sul progetto per cui si stava utilizzando un consulente “terza parte”.

Volendo tirare le somme con un occhio a tutto il settore possiamo dire che le aziende di Business Intelligence hanno affrontato e stanno affrontando delle difficoltà, ma molto minori rispetto ad altri settori.

Il futuro riserva qualche insidia legata all’incertezza delle aziende di investire ma tendenzialmente il mercato sembra essere solido e dovrebbe riuscire a superare questa fase senza troppe difficoltà.

Business intelligence e smart working

Veniamo alla seconda parte dell’analisi. Iniziamo con il dire che lo smart working di questi tre mesi si può considerare come uno degli esperimenti sociali e lavorativi più grandi e lunghi di sempre.

Personalmente prima del Covid-19 lavoravo in smart working molto raramente.

I primi giorni ero eccitato dalla possibilità di lavorare in smart working (sono di Roma e in questo modo evito quasi due ore di macchina al giorno). E questo tempo posso impiegarlo per stare di più con la mia famiglia.

Sul lungo periodo mi sono accorto che, ovviamente, ci sono anche tante insidie nel mondo dello smart working:

    • Alienamento
    • Doversi organizzare la giornata per non perdere la produttività
    • Inesistenza di una netta separazione tra vita lavorativa e personale
    • Difficoltà a gestire i bambini piccoli in casa

Ma vediamo cosa hanno risposto gli intervistati.

Soddisfazione generale nei confronti dello smart working

business intelligence smart working

La prima ovvia domanda è stata:

Quanto sei soddisfatto complessivamente del lavoro in smart working da 1 a 10?

Circa l’86% dei partecipanti al questionario si è detta estremamente soddisfatto dello smart working.

Questo è un dato di grandissimo peso in quanto diversi studi hanno dimostrato che lo smart working aumenta felicità e produttività dei dipendenti.

I vantaggi sono abbastanza evidenti. Ma vediamo le risposte anche a questa domanda.

Vantaggi dello smart working

business intelligence smart working

Le aziende di consulenza di Business Intelligence solitamente si trovano in grandi città, tra cui sicuramente Milano e Roma.

Chiunque ci viva potrà confermarvi che gli spostamenti in queste città richiedono molto tempo e diventano una significante parte della giornata.

Basti pensare che a Roma per andare al lavoro si impiega mediamente 2 ore e mezza al giorno tra andata e ritorno.

Detto ciò ovviamente il più grande vantaggio risiede nel recuperare queste ore di vita.

Abbastanza rilevanti anche altri aspetti come:

      • meno stress percepito
      • più tempo per se stessi

Lo smart working, quindi, riduce il livello di stress dovuto al lavoro.

Svantaggi dello smart working

Ovviamente non esistono solo pro ma anche contro:

Le difficoltà riscontrate più frequentemente sono:

      1. collaborazione con altre persone del team
      2. orari di lavoro più lunghi

La gestione del team è uno dei temi più sentiti proprio perchè quasi tutti i consulenti di business intelligence lavora in team come confermato dal grafico seguente:

Il cambiamento quotidiano più evidente è quindi rappresentato dalla necessità di adottare nuovi strumenti e tecnologie per comunicare a distanza con il proprio team. Le tecnologie più utilizzate a questo scopo sono state:

  • tecnologie per video conferenze (teams, zoom, citrix e webex in ordine di utilizzo)
  • soluzioni di storage di documenti e file in cloud.

C’è da dire che il consulente di BI è in fondo un consulente informatico e pertanto molto avvezzo all’utilizzo di queste tecnologie già prima del Covid-19.

Quanto era diffuso lo smart working prima del Covid-19?

smart working business intelligence

Le aziende di consulenza su questo tema stanno iniziando a guardare allo smart working con sempre maggiore frequenza. Tuttavia prima dell’avvento, purtroppo tragico, dell’epidemia poco più della metà delle aziende utilizzava questo strumento.

Questi mesi di smart working sono stati sicuramente un esperimento sociale senza precedenti. Sarà interessante capire se lo smart working possa diventare una realtà anche in futuro.

In tal senso i risultati dello studio sono stati abbastanza netti.

Per chi si occupa di sviluppo software (tecnici e project manager) ritengono che sia possibile lavorare in smart working con la stessa produttività e impegno, seppure vedano la necessità di momenti di condivisione.

Per tali figure la soluzione potrebbe sicuramente essere quella di adottare lo smart working per 3 giorni a settimana.

Figure invece rivolte maggiormente alla vendita e la gestione del rapporto con i clienti ritengono che la presenza fisica rappresenti un fattore importante e pertanto non ritengano sia ragionevole adottare lo smart working per più 2 giorni a settimana.

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