Il data leakage non fa distinzioni fra Web e laptop

Le fughe di informazioni hanno due canali. Da proteggere parimenti con l’encryption. Ne parliamo con Alessandro Visintini di Landesk.

Landesk ha varato Ldp, ossia Landesk Data Protection, una soluzione basata su encryption che affonda le proprie radici nella strategia di lungo periodo della società tesa a dare strumenti che sappiano evitare alle aziende la fuga di informazioni. Ossia il data leakage.

Ne abbiamo parlato con il consulente tecnico di Landesk, Alessandro Visintini per comprendere la portata della soluzione che è acquistabile autonomamente, ossia non è necessario integrarla in ambienti di system management Landesk.

Si tratta di una soluzione rivolta alle imprese, per far loro trovare «un equilibrio fra gesstione centralizzata e protezione delle informazioni su cui gli utenti lavorano quotidianamente. Il tutto, in modo trasparente».

In tal senso, chiarisce Visintini, è l’ideale per difendere i dati sui laptop, ossia in quelle situazioni aziendali in cui spesso per proteggere i dati si fa l’encryption totale del disco. Una pratica che, fa notare, «aumenta i costi di gestione del dispositivo, per via della necessità di procedere a un controllo diretto del dispositivo in caso di necessità».

Cosa fa, allora, Ldp?
«Basandosi su un agent fa il cosiddetto lavoro sporco di protezione, in background, e senza fare l’encryption del sistema operativo».

La soluzione, che è totalmente complementare all’offerta Landesk, anche a quella di sicurezza esistente, è per chi fa governance delle informazioni e magari deve proteggere i diritti di proprietà intellettuale (riesce a farlo anche sulle informazioni in transito sul device).
È, quindi, «per imprese medio grandi, dove esistono tante postazioni di lavoro e un’elevata percentuale di dispositivi mobili».
Protegge, tramite agent, anche smartphone e tablet (in arrivo la versione per Apple).

Quello del data leakage è un tema che periodicamente torna all’attenzione, specie quando avvengono casi, come quelli recenti (Amazon, Sony) che coinvolgono infrastrutture cloud. Che ne pensa Visintini? «Che sebbene le informazioni vengano crittografate, mi colpisce come ancora si faccia distinzione fra Web e laptop. Spesso si preferisce proteggere le informazioni sul front end Internet, ma non sul pc dell’azienda. Invece si tratta di due aspetti della stessa questione, che si chiama vulnerabilità, che devono essere trattati con la stessa sensibilità».

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